Apologia del tempo intorno all’amore

In una società che va’ sempre più di fretta, si è perduto quel tempo prezioso che racchiude – come fra due parentesi tonde – l’atto dell’amore, quasi proteggendolo.
Lo si lascia scoperto, apparentemente incompleto, e gli si toglie quell’intensità che si concede alle cose grazie alla calma che si aggrappa con forza e dolcezza nonostante lo scorrere del tempo.
L’amore è bello sempre; quando è spontaneo e sincero può esplodere all’improvviso e consumarsi nel tempo che gli serve, sia esso tanto o poco; può aver bisogno di tranquillità, può non necessitare di regole, può non esistere un amore preferibile ad un altro e, proprio perché l’amore si nutre di se stesso, deve potersi esprimere in ogni forma che sente.
Purtroppo però, le forme oggi si contraggono: si saltano passaggi, si perdono sensazioni ed emozioni.
A volte occorre guardarsi a lungo, anche in un buio apparente, prima di riconoscersi e di ricordarsi ogni perché; occorre a volte richiamare se stessi all’atto di amare, prima ancora dell’amore.
È necessario accarezzarsi, ovunque, far parlare le labbra, i respiri, le mani.
Tutto questo non fa parte di una fase riconducibile all’aspetto temporale: è fuori dai segmenti convenzionali.
È già amore.

Soprattutto questo è l’amore.
Alla fine del rapporto di contatto si sta perdendo quel momento in cui si resta vicini, per rammentarsi a vicenda di essere presenti l’uno per l’altro, al di fuori della routine e della concretezza quotidiana, quasi che l’amore fosse qualcosa da fare piuttosto che da vivere.
Dopo qualsiasi atto d’amore, dovrebbe essere bello e piacevole sentire il proprio corpo che continua a parlare, a dialogare, così come quello del proprio partner che giace accanto a noi.

Ascoltando con attenzione e profondità, probabilmente li sentiremo dire cose molto simili.
Dov’è finita la sincronizzazione dei respiri, la scia dei sentimenti, la vicinanza che supera la passione, che oltrepassa le volontà e annienta il tempo?
Chi ha perduto questo ha perduto tutto: la capacità di essere nel luogo dove si è, a prescindere da ciò che si sta facendo.

 

di Giulia Lambiasi

 

photo Joy Hope Rule

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