Patrem – seconda parte –

Patrem

– seconda parte –

 

(latino)

strettamente connesso a pane:

fulcro di questi termini

è la radice sanscrita pa-

legata al concetto di protezione e di nutrizione

 

Vorrei alzarmi da qui

vedermi allo specchio

sedermi in un posto

ed essere in pace con me stessa.

Vorrei sentirmi libera di essere

vorrei poter amare,

vorrei essere in grado di dimenticare,

e non dovermi nascondere.

Vorrei sentirmi libera di ridere,

di essere spensierata.

Vorrei dirmi tante cose.

Vorrei dirti tante cose.

 

Appena resterò ferma, allora cambierà il senso di tutto. Tuttavia non sono una che si arrende facilmente; con il tempo inizio a chiedermi se questa sia una qualità o meno.

Tutti ti dicono fidati, ma poi?

Poi spariscono e si volatilizzano nel nulla più totale, fino a farti pensare che sia tu il problema.

MA TU NON LO SEI.

IO NON LO SONO.

Mi sono solamente fidata troppo spesso delle persone e, di conseguenza, la sofferenza mi ha sommersa fino a prendersi anche l’ultimo granello di felicità che avevo.

Mi hai tolto tutto, vita, e adesso?

Cos’altro pretendi da me?

Che mi rialzi come sempre, facendo finta di nulla?

No, non posso più farlo.

Ora sono cresciuta e le esperienze mi hanno segnata e insegnato tanto. La forza di ognuno di noi risiede nell’amore, poiché penso che questa sia la risposta a tutto.

Il problema è trovarlo.

Anzi: più lo cerchi e meno lo trovi.

Perché?

Perché quando pretendi qualcosa per la quale non sei pronto tutto ti si rivolterà contro. Se inizialmente pensavi di aver trovato, il tutto si racchiuderà in un’enorme menzogna che hai raccontato a te stesso.

Io odio dirmi bugie. Odio pensare che sia tutto a posto anche quando non è così. Odio rassicurarmi senza avere bisogno di farlo.

 

Vorrei che il tempo scorresse come deve.

Vorrei che, prima o poi, il tempo mi facesse rinascere.

Io aspetto.

Aspetto, vita, sono qui.

Sono pronta a tutto.

Vieni.

 

testo e foto di Veronique Carozzi

Rispondi

Related Post

Quelle dita tra i capelli – parte terza –

Caldo pomeriggio di primavera. Aprile, se non ricordo male. Scivolavo sull’onda dei miei pensieri, trascinato malvolentieri da eventi di cui non mi importava poi molto. Finché mentii. Forse non ce

Editoriale numero 18

Quando non c’è quello che cerchi poi adeguarti a ciò che è disponibile o provare a fare qualcosa di diverso. A volte quel diverso non vuol dire per forza andare

(IN)compiuta

Posso sentire il tempo. Tra le ore e i giorni ne avverto le storie, il respiro silente nella quiete, l’affanno nelle difficoltà, la sofferenza nelle avversità, l’intimo e silenzioso riserbo