Le donne di luce

Erano tutte in strada.

Erano un mare di donne bianche d’abiti nunziali. Un raduno luminoso, fine a se stesso, un passaparola di luce, un contagio d’intenzione. Un lieve ronzio ed eccole sciamare.

L’avrebbero ricordato in tanti, o forse nessuno, come un mistero chiaro.

Donne di luce.

Spose celebrate, di secoli passati o quelle preannunciate, appena nate.

Talune sono esili, da vestire in un baleno, oppure spose umide di matrimoni paludosi, altre spose umili ma vestite di cotone asciugato controvento. Ci sono spose alte, di matrimoni di montagna; altre secche, sposate con l’origano sul capo. Poi spose mute, con tanti mai pronunciati; delle spose acerbe, in attesa d’essere melense. C’erano anche spose scollate, per matrimoni in riparazione; spose ripetenti, mai sufficientemente pronte. Infine spose pescatrici, per matrimoni che facevano acqua ovunque.

In un attimo il mondo si riempì di luce, e si zittì lasciando che le spose sciamassero nebbiose.

Tutte in strada.

Delle carezze dei loro abiti, ogni cosa ricordò per sempre la leggerezza, la trasparenza, e il suono.

Quel profumo inconfondibilmente buono.

La loro luce.

La esse nel giallo del sole.

Il suono che non curva.

Ciò che ha il diritto di essere dritto.

 

 

Testo e Illustrazione di Nadia Sponzilli

 

tratto dal libro

I sogni hanno una planimetria irregolare

edito da Chance Edizioni ad aprile 2018

 

Pagina Facebook: Atelier della Luce

 

 

Rispondi

Related Post

La luna dell’alba – parte VI°

LUNEDÌ 11 LUGLIO 2016 – Voglio raccontarti una cosa, voglio rispondere ad una domanda che mi hai fatto tempo fa a cui ho risposto solo in parte.      

Quelle dita tra i capelli – parte quarta –

Iniziò per gioco, di nuovo. Eravamo lontani, infiniti quei chilometri tra di noi. Ti dissi che avrei viaggiato, che avrei girato l’europa per iniziare e il mondo intero per continuare.

In missione – seconda parte –

Mio marito Santo partì con l’esercito quando ancora non era mio marito. Si trovava in qualche parte del Trentino. A quindici anni io andai a lavorare nella putìa di sua