Oslove

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Il nord Europa ha un fascino particolare, tutto suo, che solo le anime sensibili possono capire.
Il fascino della solitudine. Quella buona, quella che lascia spazio ai pensieri più intimi. 
I fiordi  norvegesi, dove l'oceano timidamente si fa spazio, senza disturbare, senza essere prepotente.
La natura sconfinata, i boschi incantati. 
Sembrano posti così lontani, così inarrivabili, ed invece si trovano a due passi da noi. Così come le cose belle, e rare, che cerchiamo negli angoli più remoti, senza accorgerci di averle accanto.
Un'Europa diversa. 
Un'Europa dove l'uomo ha deciso di lasciare il giusto spazio allo spettacolo incredibile della natura che lo circonda. 
Oslo è una città che accoglie in sé le comodità di una capitale europea e, allo stesso tempo, lascia il giusto spazio alla natura, sovrana incontrastata di queste terre. Lo sguardo del visitatore si poggia in un attimo sulle costruzioni imponenti della capitale, sui cantieri della città in espansione; e al tempo stesso si immerge in sconfinate distese di boschi. Il tutto nello stesso, splendido, fotogramma.
Così, semplicemente così, decido di partire.
Una buona amica, zaino in spalla, ed i biglietti aerei in mano. La ricetta di un viaggio perfetto.
La Norvegia ti apre le sue porte con un paesaggio da favola, e non esagero.
Il tragitto (breve) in treno dall'aeroporto al centro città ti catapulta in una realtà affascinante, in mezzo a boschi fatati e case che sembrano uscite da un film di fantascienza.
Quattro giorni non sono sufficienti, non lo sono mai in nessun caso quando si tratta di viaggiare, ma Oslo è una città nella quale ci si ambienta abbastanza in fretta. 
Ha ben poco della capitale europea, tanto che la gente del posto non è abituata allo straniero; o almeno, spesso ti fa pesare il fatto di esserlo. 
Da buona italiana, ho trovato nei norvegesi una freddezza che si adatta bene al clima del loro Paese. Ma è questione di essere preparati. Dopo l'ennesimo sguardo scortese ed intimidatorio capisci di fare da te, senza chiedere troppe indicazioni e senza pretendere troppa gentilezza nemmeno da chi dovrebbe usarla nel proprio lavoro (dal personale nei bar, ristoranti e negozi non aspettatevi un sorriso, un saluto o un “grazie” in più).
Assolutamente da non perdere è l'Opera House di Oslo: una struttura con un'architettura moderna, tale da permettere ai visitatori di salire sul “tetto” e godere del panorama del fiordo di Oslo, uno spettacolo incredibile, sopratutto durante le limpide sere d'estate quando si può assistere al sole di mezzanotte.
Uno dei pensieri più frequenti durante il mio soggiorno in Norvegia è stato la consapevolezza di essere in un'altra Europa, con tutte le sue abitudini, le sue regole, le sue stranezze. 
Le vie centrali di Oslo non sono molte, diviene quasi improbabile perdersi (anche se onestamente, sono riuscita anche in questo). La via principale collega la Stazione centrale con il Palazzo Reale, dal quale si può godere di una vista impareggiabile sulla città e dove si può tentare di fare amicizia con le guardie reali (vi lascio immaginare i risultati).
Da visitare assolutamente il Vigelandsparken; un parco immenso ideato dallo scultore, che ospita tutte le sue creazioni. È a metà tra l'affascinante e l'inquietante; le sue opere sono un mix tra violenza e dolore, corpi nudi aggrovigliati ed ammassati, molti bambini e donne coi volti segnati dal dolore. Curioso come addirittura l'intera architettura del parco sia stata ideata dallo stesso Vigeland.
Il parco si trova un po' fuori dal centro città, ma è facilmente raggiungibile dai mezzi. La cosa migliore, secondo me, è camminare durante il ritorno verso il centro; non è una camminata lunghissima e permette di ammirare anche le vie secondarie di Oslo.
I musei in città sono veramente numerosi. C'è solo da decidere quali visitare e quali lasciare in sospeso per il prossimo viaggio in Norvegia. Uno dei più importanti è senza ombra di dubbio il museo di Munch dedicato al famosissimo artista norvegese.
Da non perdere la fortezza di Akershus, in posizione strategica direttamente sul mare, a due passi dal centro della città. È un castello interamente visitabile, e parzialmente usato ancora durante cerimonie o occasioni importanti dalla famiglia reale. Offre una vista magnifica, impareggiabile; un ponte magnifico tra passato e presente.
La prima cosa da sapere di Oslo, prima di partire, è che una città molto cara, tra le più care del mondo. Ogni cosa è cara, pure l'acqua (che in realtà non sa nemmeno di acqua), intorno ai 3/4 € per una bottiglietta da mezzo litro. Se uscite a cena, cercate un locale che abbia i menù all'esterno, in modo da sapere almeno cosa aspettarvi a livello di prezzi. Se amate il vino a cena, sappiate che il più scadente costa all'incirca sui 12 € al bicchiere. Sì, bicchiere, non bottiglia. 
Mi permetto qualche considerazione personale. 
L'alcool costa così tanto a causa dell'alto tasso di suicidi; perfino nei negozi l'acquisto di alcolici nel fine settimana è limitato a certi orari della giornata oppure addirittura proibito. Il problema del disagio nella gente del posto però non è risolto. 
La cosa che più mi ha colpito in negativo è l'altissimo numero di tossicodipendenti incontrati in pieno giorno nel centro della città: gente che si drogava sugli scalini delle case; ragazzi che non davano più segni di vita, sdraiati a terra con gli occhi vuoti; gente con le siringhe ancora nel braccio che vagava senza meta fuori dalla stazione. È una cosa alla quale non ero preparata. 
Forse si idealizza un po' troppo (o si generalizza?) la perfezione dei paesi scandinavi, ai quali si pensa sempre con ammirazione e ci si sente in dovere di imitare. 
Sono certa che avremmo da imparare molto da diversi punti di vista, ma hanno dei problemi a livello umano che sembrano non voler vedere. I poliziotti (che girano in cavallo!) chiamati ad intervenire in questi casi, in cui veri e propri zombie davano segno di voler perdere conoscenza da un istante all'altro, reagiscono come se tutto ciò fosse normale, quasi come a voler celare un problema reale e tangibile.

Lasciando da parte le considerazioni pratiche, a livello emotivo è un viaggio che mi ha lasciato molto. Tanto avrei da dire, tanti sono i sentimenti, ma come spesso accade il difficile resta esprimerli.
Ci sono delle emozioni che difficilmente trovano il giusto posto nelle parole. 
Come l'acqua che tocca dolcemente l'Opera House, come fosse una carezza lieve su un viso stanco, ma ancora curioso. 
Come la sensazione di assoluta pace che si prova rimanendo in silenzio ad occhi chiusi ad ascoltare il rumore delle onde, dimenticando perfino di essere in una città, una capitale. 
La sensazione che Oslo ti abbracci, senza soffocarti. 
Con i suoi problemi e con i suoi pericoli; con il suo fascino e la sua bellezza. 
Dev'essere vissuta così, in silenzio. 
Con gli occhi rivolti al cielo sconfinato. 
Un cielo che davvero, sembra non finire mai. 
Un cielo che davvero, vorresti non finisse mai.

Resta una domanda: lo consigli come viaggio?
Prese le giuste precauzioni, sì. 
Sedersi sul tetto dell'Opera House, con una birra (carissima) in mano, a godersi il sole di mezzanotte, con l'oceano sotto ai piedi, sapendo di osservare un paesaggio unico al mondo, è un'emozione impareggiabile che mi rimarrà nel cuore per sempre. 
Camminare lungo le vie del centro, con artisti di strada che cantano e ballano e trasmettono l'allegria che sembra mancare a molti, sentendosi a casa, sorridendo ad ogni stranezza; senza sentire la stanchezza, ma solo la voglia di andare andare, andare e continuare a scoprire. 
Sedersi sulla terrazza dell'hotel con vista sul fiordo e chiedersi cosa possa esserci di meglio al mondo; meglio di condividere un viaggio così con un'amica con la quale ridere anche delle disavventure. 
Sentire la nostalgia chiudendo la valigia e sapere di doversi allontanare da quei paesaggi, da quel sole eterno, da quelle usanze, dagli sguardi incuriositi della gente, dalla sensazione strana e impareggiabile di sentirsi così lontani da casa.

Sono emozioni da vivere, almeno una volta nella vita. 
Con tutti i pro e i contro che ogni viaggio porta con sé; con la consapevolezza che ogni fine, è sempre - e solo - un nuovo inizio. 


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