Ad Anima nuda

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L’intimità sta nel saper sostenere lo sguardo.
In un tempo dove il sesso ha perso di profondità e, alle volte, può addirittura svuotarsi di significato, ciò che resta immutato nella nostra cultura è l’imbarazzo costante e comune delle proprie nudità di fronte al partner.
Sembra più facile avere un rapporto orale che restare senza veli scambiandosi lo sguardo.
Luci soffuse, piumoni fino al collo. Indumenti intimi, magari anche provocanti, ma il tema del disagio fisico resta immutato. Difficile, quindi, lasciarsi andare al solo calore del corpo e, soprattutto, godere della bellezza di quel corpo.
L’amore è bellezza, sempre.
Quando è pulito, senza inganni, senza forzature, senza vincoli, senza pregiudizi, il sesso coincide col fare l’amore. Quindi anch’esso si traduce in bellezza. Con la B maiuscola. E la Bellezza si nutre d’imperfezioni, come il nodo della corteccia di un albero o l’asimmetria dei petali di un fiore.
Il Bello è armonico, pieno, caldo. Non perfetto. E di queste sue imprecisioni non se ne cura, e non deve farlo.
Ciò che esprime se stesso liberamente è portatore di Bellezza. Indiscusso. Incontrastato.
Nulla, più di un corpo assetato di pelle altrui, teso poco prima d’amare ed essere amato, esprime se stesso.
Noi tutti abbiamo paura delle nostre stesse espressioni, di venire fraintesi e male interpretati. Così trattiamo il nostro fisico come una frase da dire in un momento importante, reputandola sbagliata o inadatta. Perciò la filtriamo, la aggiustiamo, diamo più risalto alla forma che al contenuto. Anche in questi casi soffochiamo il desiderio per il timore di un parere, di un rifiuto, di un’incomprensione.
E come ci si può abbandonare del tutto al proprio compagno se ci freniamo da soli ancor prima d’iniziare, se sappiamo dentro di noi di non poter reggere il suo sguardo che vaga curioso ed indiscreto tra le terre della nostra pelle?
L’amore, così come il sesso e la carnalità in generale, assomigliano al rapporto che abbiamo con il cibo. Vogliamo annusare, tentare, afferrare, scoprire, divorare. Prima con gli occhi che con la bocca.
I nostri sensi, se li percepiamo, sono coinvolti tutti durante un atto sessuale. Limitando la vista non facciamo altro che reprimere quello che maggiormente, ed immediatamente, riesce a mandare impulsi al cervello.
Sfido chiunque a provare un orgasmo degno di questo nome se la testa non è presa, e sufficientemente stimolata, da ogni impedimento e freno.
L’amore come la Bellezza nasce prima di tutto nella testa.
Nessun corpo si concederà al piacere se prima non si abbandona a se stesso.
Il sesso non può essere una questione meccanica.
Il sesso è godimento, se di goduria si nutre.
Per appagarsi non cerca artifici, ma solamente consapevolezza di piacere.
Da dare e da ricevere.
Basta un attimo.
Un colpo d’occhi.

Giulia Lambiasi

foto di Marina Coric

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