Il ritorno dell’Onda

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Come in ogni giorno dell’anno, lo Ionio levigava lo stivale d’Italia. Il sole d’estate scioglieva i tetti delle abitazioni, carezzando i visi delle donne e gli occhi dei bambini che allungavano la mano per poterlo acciuffare: infine s’arrendevano. Lo Ionio riprendeva a giocare la sua partita con la brezza.
Mentre l’autobus si dirigeva verso Gallipoli, Gianluca osservava i campi infiniti riquadrati nei vetri che rubavano chilometri.
Pensava follemente all’odore di casa.
Qualche minuto e ci sarebbe tornato.
Erano passati anni da quando aveva salutato sua madre, Anna, la quale avrebbe voluto tenerlo stretto per sempre, anche se non lo avrebbe mai ammesso. Si era fatta più stretta sorridendo alle scelte del figlio che gli risplendevano negli occhi.
Lui non aveva più l’amaro segno d’arrivederci sulle labbra, piuttosto mostrava i trentadue denti con falso contegno e ritrovata fierezza.
Poi ecco.
Il centro storico.
Corso Roma e i negozi.
Sembrava che fossero passati secoli, invece erano solo cinque anni.
Gianluca non era più un ragazzino, ma non era neanche uomo: era identico a quand’era partito, ma con un chilo di barba in più sul viso. Circa. Era rimasto sempre il solito ragazzo sbadato, con la testa fra le nuvole, incapace persino d’accendere i fornelli.
Per fortuna aveva trovato Ilenia.
Quanto era bella Ilenia.
Gli dispiaceva d’averla lasciata a Nizza.
Comprese quanto la sua vita, oramai, dipendeva da due donne: ne aveva da poco baciata una e stava correndo a stringere l’altra.
La signora Anna aveva dedicato la sua esistenza alla famiglia e alla passione per la cucina che, ora che i figli erano diventati grandi, era diventata un vero e proprio mestiere: aveva aperto un piccolo ristorante lungo la costa, si era circondata di turisti desiderosi di scoprire i piatti del luogo e l’origine dei sapori.
Però, quel giorno, tornava l’amato figlio, dunque le porte del suo ristorante restarono chiuse al pubblico.
La donna s’era alzata all’alba ed aveva già sistemato tutta casa, fatto la spesa al mercato e riordinato il giardino. Al cospetto delle piante aromatiche s’era inchinata con un piccolo gesto di speranza.
Il campanello suonò a metà mattinata, dopodiché il giovane uomo barbuto varcò la soglia guardandosi intorno. Gli ci vollero alcuni secondi per oltrepassare l’ampiezza della sala ed il bagliore del divano bianco.
“Com’è bello rivederti, sei sempre più giovane.”
“Per quanto ti sforzi, mi viene difficile crederti, mostriciattolo.”
“Beh, comunque io sono sempre più innamorato di te.”
Le schioccò un bacio aperto sulla guancia destra ed uno più lento sulla fronte, sopra al peso della frangia bionda.
Un botta e risposta, quello loro, che faceva bene ad entrambi, come carezze sulle ferite del cuore.
“Così farai ingelosire Ilenia! A proposito, come sta la tua donzella?”
“Una favola, non so come potrei fare, senza di lei. Voleva tanto conoscerti di persona, ma il lavoro chiama.”
“Vorrei tanto conoscerla anch’io. Ti trovi bene con la sua famiglia?”
“Sua madre, forse, preferirebbe fossi un po’ più attivo in casa. Ma non è colpa mia se sono un incapace.”
Anna rise di gusto toccandogli la spalla.
“Hai proprio ragione, sei un incapace tesoro mio. Ma si può sempre imparare, quindi oggi cucini tu.”
“Bell’accoglienza!”
“Smettila di lamentarti. Piuttosto, chef, che piatto consiglia alla sua assistente?”
L’indecisione durò poco, perché gli sguardi di entrambi frugarono per la stanza fino a depositarsi fuori dalla finestra, al di là del giardino. Poi il mare, mare ed ancora mare.
“Ricordi le orecchiette con vongole che tanto adoravo al rientro dalla spiaggia? Perché non andiamo a comprarle?”
“Perché c’ho già pensato io, ti conosco.”
“Allora vada per le orecchiette con vongole!”
“Sì, ma con aggiunta di zucchine e fiori di zucca. Una rivisitazione che potrai portare alla tua seconda famiglia.”
“Ho paura di sbagliare qualcosa.”
“Ci sono io qui. Innanzitutto metti sul fuoco la pentola per la pasta. Apri lo scaffale e prendi la padella. Adesso versa due cucchiai d’olio e, una volta riscaldato, versa le vongole.”
“Per quanto tempo?”
“Finché non si aprono, questione di minuti. Poi ti toccherà cuocere le zucchine che sto tagliando a rondelle per agevolarti.”
“Credo sia il momento, perfetto. Ed i fiori di zucca?”
“Quelli li aggiungiamo adesso, privàti del pistillo, mi raccomando. Devono essere appena cotti. Adesso scoliamo le orecchiette e le facciamo saltare con le vongole e le zucchine. Aggiungiamo i fiori. Et voilat, come direbbero a Nizza.”
Le mani fra le posate, l’aria magica attorno alle spezie. La gioia e l’ottimismo miste sul tavolo di noce antico. La mezzaluna appesa e luccicante, i coperchi rovesciati sulle pentole.
“Menomale che ci sei sempre tu a salvarmi.”
Un pregio di Gianluca era sempre stato l’esser sincero.
Cristallino.
E Anna lo sapeva meglio di chiunque altro.
Il mare nutriva sempre spirito di ritrovo.
Così come sapeva che, in quel preciso istante, nulla poteva essere più unico fra di loro.

 

Gabriele Tomasi e Annalisa De Benedictis

link originale della ricetta 

http://www.queenskitchen.it/orecchiette-con-vongole-zucchine-e-fiori-di-zucca

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