La Rivoluzione è una cosa Intima

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Oramai la mattina, tra le varie abitudini fatte di caffè, denti da lavare, passaggio sui social, c’è quella di aspettarsi la tragica notizia del giorno.

Un attentato, o una rissa finita in tragedia, o ancora l’ennesimo insopportabile femminicidio.

L’abitudine…

Da quando, negli anni 20, gli studi sulla comunicazione hanno preso negli Stati Uniti un’importanza rilevante, è maturata l’idea che il bombardamento per immagini, notizie, parole, generi convinzioni in chi riceve tale messaggio. Messaggio che continua ad essere inviato alla cosiddetta massa, cosicché assuma i connotati di verità solo per il fatto che venga”condiviso”.

La condivisione viene spezzata solo quando questa verità potrebbe essere messa in discussione, e allora la massa viene suddivisa in categorie, che devono contrapporsi l’una all’altra.
La politica, per decenni, ha devastato questo paese ed ha potuto agire indisturbata perché il popolo votante era diviso tra destra e sinistra, e non unito contro la cattiva politica. Peppone e Don Camillo. Un modello di divisione sempre attuale.
Così, nei bar, ci si accanisce l’uno contro l’altro, sperando che arrestino quel tal politico, piuttosto che sperare che sia onesto, solamente per dimostrare che colui che la pensa diversamente ha torto.
Il bene del paese è sacrificato sull’altare delle difese delle idee personali. E così i grandi, veri burattinai ci comandano.
Dividendoci tra di noi.
Come successe con i sindacati, divisi tra loro e rappresentanti di loro stessi e non del bene comune, si potrebbero fare altri mille esempi.
Ciò che è grave e che torniamo massa attraverso lo strumento della paura.
Il peggior presidente degli Stati Uniti d’America, George Bush, è stato il più votato della storia in termini percentuali, almeno fino a quel momento, solo perché il popolo americano ha reagito in maniera reazionaria ad un fenomeno di paura collettiva dovuto all’11 settembre.
Evento a cui la stessa amministrazione Bush, già in carica, non può essere del tutto estraneo, con la dimostrazione almeno delle false informazioni dichiarate e rese pubblicamente ufficiali negli stessi giorni.

Ecco.

Le false informazioni. Perché ci mostrano video fasulli, che girano per Tg di tutta Europa riguardanti il recente attentato di Bruxelles?
Perché farci vedere un video di una esercitazione di 4 anni prima spacciandola come fatti realmente accaduti e contemporaneamente cancellando i video reali dell’attentato di Nizza e facendo divieto di divulgazione per quelli di Monaco?
Nell’antica Roma si diceva “Dividi et Impera”, “Dividi e Comanda”, e questo mantra sembra essere giunto fino a noi incontrastato.
Perché se siamo divisi siamo distratti, se siamo distratti, dalla paura, dal litigare con il collega di lavoro sul calcio, se invece di costruire un dibattito politico siamo solo distruttivi, allora non ci facciamo le domande giuste, spesso non ci facciamo neppure quelle sbagliate, non ci chiediamo proprio nulla.

Così Don Camillo e Peppone possono credere che la strage di Piazza Fontana sia stato in realtà un suicidio di massa, anche se ufficialmente coinvolti servizi segreti, politici, ambienti di estrema destra e anarchici, personaggi della Nato.

Probabilmente le domande che ci possiamo e dobbiamo porre hanno risposte non alla nostra portata, ma questo non vuol dire che non dobbiamo cercare comunque la verità. Perché è finito il tempo in cui la gente può lasciarsi imbambolare da ciò che dicono giornali e televisioni al servizio di una politica corrotta.
E maggiormente i personaggi che lavorano in questo mondo cercheranno di apparire liberi e di controtendenza, maggiormente le loro mani saranno legate e le loro azioni determinate da altri.
Più il potere è occulto e sembra non ci sia, maggiore è la sua influenza. Il giornalista che appare libero, è l’arma più forte del potere.
La rivoluzione parte da dentro perché, se la massa si fa gruppo e capace di critica, già è capace di demolire il controllo esercitato dai poteri forti.
Gruppo non è massa. Nel gruppo non c’è divisione, e insieme si può combattere per una società civile migliore.
Dipende da noi.

Andrea Stella
(testo e foto)
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