Manifesto del Viaggiatore

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“Chi sono quelle persone che, come me, hanno scelto il viaggio come stile di vita? Chi siamo? Mi guardo in giro mentre viaggio il mondo e vedo una tribù di uomini e donne provenienti da ogni parte del globo, dispersi a ricercare, a sperimentare, a fotografare, a raccontare.

Nomadi? Può darsi, di sicuro siamo persone che non riescono a stare ferme, e tantomeno ad adattarsi a certe regole della società che ci vogliono in uniforme predefinita a barattare la nostra vita, il nostro preziosissimo tempo, in cambio di pochi spiccioli.
Siamo persone che non riescono ad essere sedentari, con il corpo e la mente che ne rifiutano il concetto stesso, ribellandosi.
L’abitudine è pura nemesi.

Chi viaggia non viaggia tuttavia solo per il gusto di andare, per evadere, per lasciarsi tutto alle spalle. No, si viaggia per evolversi. Confrontandosi quotidianamente con nuove esperienze, spostando ogni giorno la linea dell’orizzonte un po’ più in la, non passa ora che non si impari qualcosa di nuovo. Affascinati da ogni cultura, ci si immerge in ogni esperienza pronti a goderne con l’anima le sue profondità.

Se ci penso sembriamo animali con lo zaino, in spalla o sempre lì, pronto ad essere riempito, ed il sorriso stampato sulla faccia e riflesso negli occhi.
Siamo degli animali disadattati. È vero.
Nel momento in cui si chiude la porta di casa e ci si lascia tutto alle spalle, si entra nel club.
Non si sta male anzi, ma non lo nego: siamo incapaci di adattarci alla società.
In compenso sviluppiamo un’incredibile capacità di adattamento al mondo, quello vero, quello della natura, degli animali e delle relazioni umane.
Come per magia il punto di vista cambia e i disadattati, per noi, sono gli altri, quelli che non riescono ad adattarsi al sorgere e al tramontare del sole, al ritmo delle stagioni, alla natura che li circonda.
Forse siamo dei pazzi e come tali crediamo che il resto del mondo sia folle.
Non abbiamo verità in tasca anche se molte persone tendono ad attribuircene qualcuna. Abbiamo tante domande in testa, forse più di quelli che stanno a casa.
Ci limitiamo ad ascoltare la nostra voce interiore e parliamo, conversiamo e ci confrontiamo con essa. Parliamo tantissimo a noi stessi e la cosa più bella è che a se stessi si parla sempre senza menzogne o filtri.
Meditiamo. Sempre. Sia che stiamo camminando, che stiamo viaggiando su un bus locale, o che seduti su di una roccia, contempliamo un tramonto.
La nostra voce interiore ci dice di provare ad essere liberi ed inseguire i sogni.
Ma inseguire i propri sogni ricercando la libertà significa affrontare le proprie paure, fare sacrifici, lasciare la famiglia, gli affetti , gli amici, dover lasciar andare le persone che ami.
Non credo sia importante con quanti soldi si viaggi, anche se la maggior parte delle persone pensano che chi ha scelto questa vita ne abbia in abbondanza per permettersi di non lavorare. Non è vero: sono i risparmi di una vita, o di un periodo passato a lavorare sodo e duramente solo per potersi guadagnare una piccola bolla.
Una piccola bolla itinerante in cui vivere veramente.
Intendiamoci, viaggiare costa sacrifici e a volte occorre lavorare durante il viaggio per potersi permettere di prolungare la vita sulla strada.
I soldi non vengono più misurati in quantità di cose da poter comprare, ma in numero di giorni per poter continuare a viaggiare. Diventano a tratti quell’unica variabile che permette di gustare un giorno in più nel mondo, nelle sue culture, nelle sue religioni, nelle sue persone, nei suoi paesaggi e nelle sue opere d’arte.

In fondo credo che l’insegnamento più grande impartito dalla strada che ci accomuna sia che meno cose possediamo meglio viviamo. Quando si viaggia veramente si impara a vivere con pochi chili di bagaglio sulle spalle e, talvolta, per anni interi. Immaginatevi una vita senza cellulare né computer, molti l’hanno scelta proprio così.
Di sicuro riusciamo a vivere senza comfort. Può capitare una notte di dormire in ostello, un’altra in una capanna sulla spiaggia, un’altra in una luridissima guesthouse, in una tenda, in un amaca, nel piazzale di una stazione per terra con i gradini a fare da cuscino, oppure ospitati a casa di famiglie locali, in monasteri, in baracche. E poi ancora, per risparmiare, su treni, bus, furgoni, barche.
Il fatto è che un letto, un bagno in camera, l’acqua calda nella doccia diventano lussi apprezzatissimi perché si impara a non darli per scontati.

I piccoli fastidi quotidiani non rovinano le giornate, anzi. Le disavventure sono messaggi, segnali dell’universo, a cui abbandonarsi. Si soffre sulla strada, viaggiando su bus scassati, in classi popolari, con sedili scomodi, oppure in autostop.
Gli spostamenti, gli itinerari sono spesso programmati, ma poi quanto è divertente stravolgere tutto seguendo le correnti universali!

Capita che le persone ci definiscano coraggiosi perché viaggiamo soli e anche se per la maggior parte del tempo lo siamo, non siamo mai realmente soli. In realtà occorre affrontare le proprie paure senza nascondersi dietro un dito consci di essere noi stessi l’unica vera risorsa su cui fare affidamento. È coraggio? Non lo so.
Perché poi quando questo non basta c’è il mondo a venire in aiuto. Se si impara a rispettare le persone queste non ti lasceranno mai in difficoltà.

Chi ha scelto di dedicare la propria vita al viaggio guarda la Vita negli occhi con un sorriso, quel sorriso che permette di tenere accesa la luce ed illuminare le persone intorno.
Ma è un sorriso che è frutto di una ricerca: un sole nuovo ad ogni alba, un cielo stellato diverso ogni notte, amici nuovi in ogni città, umanità nelle piccole e povere cose.
È l’abbandonarsi alle situazioni che ci rende davvero felici.
I sorrisi che si incrociano sono universali e non importa quale linguaggio risuoni nell’aria, si possono scrutare le storie delle persone attraverso il sorriso.

Chi viaggia ha dedicato tutta la sua anima alla strada.
Anche quando non la sta percorrendo sta lavorando per risparmiare per il prossimo viaggio. Sapendo che quel giorno prima o poi è in arrivo, quel pensiero permette di combattere ogni giorno nella società in cui si è costretti a vivere: una sorta di linfa vitale.

Il viaggiatore, il nomade, lo zingaro, l’avventuriero lo riconosci subito: innamorato delle persone, delle loro storie, degli incontri, apre il proprio cuore a perfetti sconosciuti. Senza paura del prossimo, anzi, attratto per così dire, conscio che ognuno possa aggiungere qualcosa al proprio bagaglio di esperienza.

Quando saranno vecchi, e saranno definiti i pazzi del villaggio, avranno storie da raccontare ai vostri figli e nipoti. Saranno quelle storie di avventure selvagge, di sogni vissuti, di luoghi incantevoli, di amori consumati con passione selvatica, di paure superate, di frontiere conquistate, di lezioni imparate dalla strada e da una vita vissuta. Che questi viaggi possano ispirarli a combattere per difendere la propria dignità e la propria libertà! Ma basterà che imparino a ragionare con la propria testa rifiutando le verità pre costituite.

Per il viaggiatore il viaggio è la verità. È quella verità che illumina, mentre si continua a vagare nei territori del mondo.
Vive l’emozione di un momento conscio che un giorno finirà. Proprio questa consapevolezza lo fa assaporare e gustare pienamente.
E alla fine, tutto ciò che importa sono le esperienze. Ogni percorso, ogni strada che ha intrapreso, ogni persona incontrata, ed ogni esperienza vissuta diventa parte di sé.
La verità è che ci siamo aperti al mondo, lasciati sedurre abbracciandone tutto il suo valore, lasciando che tutti i suoi insegnamenti arrivassero senza filtri.

Il viaggio è metafora della vita. Si decide di lasciare, si viaggia, si cammina su nuove strade, si vedono posti nuovi, si conoscono nuove persone e alcune di loro diventano nuovi amici. Poi arriva il momento in cui tutto finisce.
Bisogna dire addio ai luoghi e alle esperienze.
Bisogna dire addio alle persone con cui si hanno condiviso momenti indimenticabili. Dire addio è difficile. Ma il bello è che ognuno prende la propria strada e a volte capita che queste strade si incrocino nuovamente.

I viaggiatori hanno vecchi amici in ogni angolo del mondo.”

Claudio Pellizzeni

Trip Therapy  – http://www.triptherapy.net

 

(foto Katia Zappulla)

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