Solo l’arte ci può salvare

received_1676876192630067
Correva l’anno 1995, avevo 16 anni ed ero seduta in una sala cinematografica di Roma accanto a mio padre. Il film che passava sullo schermo era “Cyclo” del regista vietnamita Tran Anh Hung, vincitore del Leone D’oro alla Mostra del Cinema di Venezia di quell’anno.
Io già in quel periodo avevo una passione smodata per il cinema, in particolare quello orientale. Non perdevo praticamente nessun film con attori dagli occhi a mandorla. Compagno di quelle visioni esotiche era quasi sempre mio padre; poverino, non si sa quanti film assurdi si sia dovuto sorbire, anche se in realtà si lasciava trascinare ben volentieri, essendo un tipo curioso e attratto dalle novità. Ricordo una visione del film “Angeli Perduti” di Wong Kar-Wai al cinema dei Piccoli (di nome e di fatto) in cui lui riusciva a stento a entrare nelle poltrone.

A un certo punto del film “Cyclo”, c’è una scena all’interno di un locale notturno; la sorella, -bellissima- del protagonista si muove sensuale sulle note di un pezzo che non avevo mai sentito prima. Ricordo molto bene quella scena, anche se non credo di aver più rivisto il film, dopo quella volta.
Ecco, quando ho sentito quel pezzo, sono rimasta folgorata. Non avevo idea di come si chiamasse né di chi fosse, ma mi è rimasto in mente per giorni e giorni. Purtroppo a quell’epoca non era facile andare a rintracciare questo genere di notizie, non esistevano i social network o Shazam e compagnia bella, quindi fu solo grazie a un colpo di fortuna che venni a sapere il titolo del pezzo e il gruppo che lo suonava. “Creep” dei Radiohead. Oggi quel pezzo e il gruppo sono universalmente celebri ma prima di quel film io non ne avevo mai sentito parlare, quindi immaginatevi una sedicenne un po’ malinconica, cinefila, accanita lettrice, già alla ricerca di un senso da dare a questa cacchio di vita, ascoltare per la prima volta quella canzone. Ho vissuto uno di quegli attimi in cui tutto sembra finalmente prendere il posto che gli spetta, in cui il cerchio si chiude, in cui davvero sembra esserci un senso nelle cose. A quel tempo, ce n’erano tanti di momenti così, e sempre in relazione a un film, a una canzone, a un libro o un quadro, insomma a qualsiasi forma d’arte degna di questo nome, e probabilmente è anche grazie a quello che sono riuscita a sopravvivere, a superare momenti difficili e a dare un significato alla costante sensazione di sentirsi diversi. Come mi disse una volta una persona con la quale mi trovavo a lavorare e che oggi non c’è più, “Solo l’Arte ci può salvare”. Lui non era una persona particolarmente intelligente e la frase se vogliamo è anche piuttosto banale, ma mi colpì proprio per la semplice verità del concetto. Così tanto che forse sono l’unica al mondo ad aver pianto di fronte al “Fregio di Beethoven” di Klimt a Vienna, sublima rappresentazione dell’aspirazione al riscatto dell’esistenza umana attraverso l’Arte.
Viviamo in un mondo in cui sempre di più ciò che non possiede un fine immediatamente utilitaristico viene considerato accessorio, di secondo piano. Qualcosa di cui, volendo, si può fare a meno. E così abbiamo assistito a una lenta svalutazione dell’ambito artistico e umanistico (io a quei tempi facevo il liceo classico e la maggior parte dei miei parenti mi chiedeva a cosa mi sarebbe servito studiare greco e latino, come se lo studio debba essere esclusivamente finalizzato al “saper fare” qualcosa) e a poco a poco anche dell’industria culturale all’interno della quale ormai , conta solo ciò che ha i requisiti per un consumo facile e veloce, anche se esso non lascerà praticamente alcuna traccia negli anni a venire. Quello che deve in qualche modo “decantare” che ha bisogno di tempo e impegno per penetrare dapprima nell’animo umano poi nel tessuto culturale di una società, non trova modi né spazi per crescere.

Ora che in quell’industria ci lavoro, ho potuto constatare come molte cose siano cambiate nel corso degli ultimi 10 anni, tanto da spingermi a pensare come nell’ambito del cinema per esempio, di culturale ci sia davvero rimasto poco o niente e che tutto sia ormai solo business, intrattenimento, fruizione mordi e fuggi.

In un periodo storico di crisi, si dirà, non si ha tempo e soprattutto denaro per la cultura, se si deve tagliare qualcosa si parte da lì perché non si tratta di cose “indispensabili”. Però intanto l’ultimo modello di I Phone va a ruba.
Dunque mi chiedo: cosa distingue davvero l’uomo dall’animale? L’I Phone? O piuttosto la consapevolezza di se stessi e della propria esistenza con tutto quello che ne consegue compreso il famoso “spirito critico”? E soprattutto, cultura vuol dire innanzitutto formazione, istruzione, curiosità intellettiva: una società che non investe in questo genere di cose, quanto è destinata a durare?
Lascio a voi la risposta.
Io so solo che ho finalmente capito che potrei passare una vita solo a leggere, a scrivere, a guardare film, girare il mondo a vedere quanto di sublime l’Uomo ha saputo creare, senza avere mai la sensazione di sprecare il mio tempo.
Che vorrei trasmettere queste cose a mio figlio e a tutti i bambini della sua generazione. Che darei oro per tornare al senso di pienezza e di eccitazione come quello che avevo da adolescente, ogni volta che scoprivo un nuovo autore, un nuovo musicista, ogni volta che uscivo dal cinema con l’animo sconvolto da quello che avevo appena visto.
Che tutte queste sono cose per cui vale la pena vivere soprattutto quando è possibile trasmetterle e condividerle.

Io ho avuto tale fortuna nella mia vita, di trovare un’anima gemella con cui vivere e condividere tutte quelle scoperte ed esperienze. E non parlo di un fidanzato, ma di qualcosa di molto meglio. Una vera amica. Perché anche quello è amore.

Ma questa è un’altra storia.

 

di Claudia Simonetti

 

(photo Marina Coric)

Annunci

One thought on “Solo l’arte ci può salvare

Add yours

  1. ‘Tiens t’auras du boudin, t’auras du boudin…’t’es une ptite bite kabloom c’est &lv.ao; aoilà &ruquo;q.tout d’un coup ta science militaire elle se vautre par terrecomment veux tu passer pour scientifique aprés

    Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Creato su WordPress.com.

Su ↑

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: