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La fine della Terra

La fine della Terra

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Il nome “Madagascar” deriva da “Madagasikara”, termine malgascio che significa “fine della Terra”.
Prima di partire questo lo sapevi già. Avevi studiato sui libri e in rete tutto quello che è stato scritto su questo Paese. Eri attratto dalla sua lontananza, non solo geografica, non solo dall’Europa. Volevi vedere con i tuoi occhi dove finisce la Terra.
Quando sei tornato, mi hai detto di non essere riuscito a vederla. La fine. Però hai visto la Terra. E la gente che la abita.
Hai visto Johnny. Driver di professione, da venticinque anni accompagna i turisti su e giù per il Paese. Guida un minivan lungo le disastrate strade del Madagascar con la stessa dignità con cui potrebbe condurre un’auto blu sulle corsie preferenziali delle nostre città. Parla italiano, l’ha imparato da solo con i corsi in dvd. Vive a Tana, la capitale, con la sua seconda moglie e la sua unica figlia. La figlia è grande, studia all’Università e il suo nome significa felicità. Non aveva mai posseduto un libro italiano. Ora ce l’ha.
Hai visto Dollaro. Vive a Ranohira e durante l’alta stagione fa la guida nel Parco Nazionale dell’Isalo. Nel resto dell’anno coltiva riso. Si chiama così perché il padre faceva il pescatore a Tolagnaro per gli americani. Quando la giornata di pesca andava bene, i padroni gli regalavano un dollaro. Ha tre figli. Tutti e tre studiano per diventare qualcuno, per uscire dalle risaie. Tutti e tre hanno nomi che iniziano con Dollar.
Hai visto Dario. E’ italiano ma è anche malgascio. E’ arrivato in Madagascar sette anni fa insieme all’amico Valerio per inseguire un sogno. Oggi il suo sogno è realtà ed è una delle strutture più belle di Anakao, un villaggio di pescatori sulla costa sud-occidentale. E’ anticonformista e ribelle. Ama Lou Reed e Iggy Pop. Dirige i suoi dipendenti malgasci con un’autorità che raramente hai incontrato nei tanti dirigenti d’azienda italiani con cui hai avuto a che fare. E quando lo guardi negli occhi puoi vedere chiaramente la fierezza di chi ce l’ha fatta, l’orgoglio di chi ha costruito da zero il suo piccolo mondo. Ma se guardi bene puoi scorgere anche qualcos’altro. Non riesci però a capire se è un accenno di malinconia, o piuttosto la sua anima che grida per ripartire. Per trovare un nuovo Ovest.
Hai visto una bambina. O meglio, ne hai visti tanti, tantissimi, di bambini. Del resto te lo aspettavi. Lo sapevi che la metà della popolazione del Madagascar ha meno di diciotto anni e che la famiglia media ha sei figli. Però, tra tutti quelli cha hai visto, ti è rimasta impressa una bambina. Vive ad Ambalavao, all’interno di un laboratorio artigianale di carta. Giocava con i fiori che la madre usa per decorare le sue creazioni. Ti ha guardato con i suoi occhioni caffè. Sembrava confusa, forse dal colore strano della tua pelle, forse dall’aggeggio misterioso che gli puntavi contro. Tu allora l’hai riposto, realizzando che in Europa nessuno fotografa i bambini bianchi come se fossero specie endemiche. Poi, ti sei avvicinato, per tentare di decifrare la domanda silenziosa che i suoi occhi ti stavano facendo. Quando ce l’hai fatta ti è venuta la pelle d’oca. La bambina ti stava chiedendo: “Che cosa sei venuto a cercare quaggiù, alla fine della Terra?”

 

testo e foto

Massimo Lazzari

www.massimolazzari.com

 

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