chanceedizioni@gmail.com

il responso

il responso

andrea-per-gloria

Amava i suoi sudditi, si prodigava per loro: donava cibo, offriva abiti caldi in inverno, visitava gli infermi, consolava i morenti.

Era un re stimatissimo e saggio.

A lungo aveva meditato sull’esistenza, sulle sofferenze, sulla malattia.

E sulla gioia, così preziosa e rara.

Ma ormai quasi anziano, non aveva trovato risposte.

Lo pressava il perché delle angosce del mondo.

Inutilmente cercava ragioni ai corpi oppressi dei sofferenti o allo sguardo affranto dei bambini malati.

Erano tempi difficili.

Le carestie, le malattie, i rigori dell’inverno segnavano i corpi, mietevano vite.

Lo straziava il pianto di chi gli chiedeva conforto: si rivolgevano a lui, come se il suo potere regale sapesse placare il dolore.

Ma sempre più inerme, non riusciva a consolare le sofferenze.

Infine, quasi alla disperazione, decise di recarsi presso la Grande Montagna: nella grotta ai suoi piedi avrebbe chiesto il perché dei mali del mondo.

E un possibile rimedio.

Il cammino fu lungo, difficile: bisognava arrivare ai confini del regno, dove gravavano eterne le nebbie.

Il re e il suo cavallo sfidarono i venti e le piogge e giunsero infine.

Sull’erta parete rocciosa si apriva una grotta, che gli antichi dicevano sacra.

Attraverso i sussurri portati dal vento, la grotta porgeva i responsi della Grande Montagna….

E ognuno poteva porre un quesito, una volta soltanto durante la vita.

Ma a memoria d’uomo, nessuno vi si era recato.

Il re balzò da cavallo e, davanti alla grotta, chinò il capo in segno di omaggio.

Poi chiese, esitante, il perché dei mali del mondo.

E quale ne fosse il rimedio.

Dalla grotta uscì un vento freddo: un sussurro colpì le orecchie del re.

Solo un quesito era ammesso, gli fu ricordato.

Doveva scegliere.

Il re non ebbe incertezze. “Il rimedio”, chiese.

Ma lo sferzò la risposta:

“La tua vita, mio re. La tua vita per il bene dei sudditi. Ogni richiesta esige uno scambio. E quanto tu chiedi ha il prezzo più alto”.

Oppresso da quelle parole, il re si accinse ad andare.

Non intendeva sottrarsi, ma voleva abbracciare i suoi cari, prima di rinunciare alla vita.

Poi sarebbe tornato a onorare il suo impegno.

Col freddo in cuore, il sovrano procedeva nel vento: il cavallo avanzava a fatica.

Lo spronava a tratti la carezza del re.

Era un essere di eccelsa bellezza.

In passato il sovrano lo aveva sottratto, ancora puledro, ai briganti, mettendoli in fuga.

Ma quelli riuscirono a rubargli la madre, che lottò disperata a difendere il figlio, prima di essere strappata via.

Allora fu il re a curarsi di lui: lo nutrì, lo addestrò, ne fece il compagno leale di molti anni di guerre e di cacce.

In questi ricordi era immerso il cavallo, lungo la via del ritorno.

Allora parlò al suo signore.

Offriva la propria vita, gli disse.

Forse la Grande Montagna avrebbe accolto lo scambio: il sangue di un destriero per la salvezza del re, concluse.

Il signore, commosso, carezzò la splendida testa.

E rigettò il sacrificio.

Ma sentì caldo nel cuore.

Intanto il vento diffondeva veloce il responso della Montagna.

Ormai vicini al castello, un animale potente sbarrò loro il cammino.

A stento il sovrano evitò che il cavallo scartasse.

Li fronteggiava il lupo argentato, terrore di quelle contrade.

Il re non ne ebbe timore: anni prima lo aveva salvato dalla stretta di una tagliola.

Ma la zampa ne fu lacerata.

E da allora l’aspetto del lupo divenne ancora più singolare, enorme e zoppo com’era.

Portava, però, gratitudine e serbava nel cuore quel ricordo lontano.

Il lupo parlò al sovrano: voleva offrirgli la vita, disse, scambiarla con quella del re, poiché un tempo era stato salvato.

Il re si stupì e ringraziò quello splendido essere.

Ma il destino, disse, non si poteva cambiare.

Il signore e il cavallo giunsero quindi al castello, ma ormai il vento aveva narrato all’intero reame il responso della Montagna, sussurrato attraverso la grotta.

Appena seppero, i sudditi chiesero che il sovrano non morisse per loro.

Lo amavano, lo onoravano: molti erano grati per il conforto, altri per le lacrime versate insieme.

E tutti coloro che poterono, lo seguirono.

Davanti alla grotta sacra avrebbero impedito il suo sacrificio.

Quando se li vide tutti davanti, il sovrano, il suo cavallo, il lupo argentato, i sudditi a frotte, la grotta sacra stupì: il re che si offriva, gli altri che rigettavano quel sacrificio e accettavano la propria sorte…

E le due bestie splendide, grate al sovrano.

Per la sorpresa, la grotta si vide costretta a tacere.

Ma a trovarseli così insieme, il bel cavallo, il lupo superbo, i sudditi che volevano salvare il re, lui che si offriva per loro, anche alla Grande Montagna accadde qualcosa.

Sentì che le sue profondità rocciose si smuovevano, che i quarzi millenari del suo cuore si scaldavano.

Scoprì che era la gratitudine ad unire uomini e animali, lì davanti.

E l’amore.

La potenza di quel legame fu tale che anche la vetta tremò.

Sconvolta dalla rivelazione, la Montagna provava sensazioni inattese, ancora mai vissute.

E la commozione crebbe al punto che avrebbe donato a tutti loro anche l’eternità.

Ma questo non le era concesso.

Allora volle offrirgli quanto era in suo potere.

Attraverso i sussurri del vento davanti alla grotta sacra promise loro, per il tempo che gli restava, una vita felice, senza sofferenza.

E una morte consolante e serena.

Silenziosa come un sonno leggero.

Fonte originale. Per ogni approfondimento.

 

Rispondi