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Alla scoperta di cose vecchie

Alla scoperta di cose vecchie

2016-09-18_13-41-38

Da che ho iniziato a mettere per iscritto le mie riflessioni e le mie opinioni non ho mai pensato che avrei potuto scrivere un articolo su questo argomento.

Quando ci si mette in discussione, e si va con voglia verso la conoscenza, spesso si finisce con lo stupirsi. Del sapere che si acquisisce qualcosa anche di se stessi.

Negli ultimi tempi sto scoprendo che uno dei testi più conosciuti al mondo, il libro più stampato e letto di tutti i tempi, non lo si conosce affatto e che, anzi, esistono molteplici modi di approcciarvisi e d’interpretarlo.

Il libro in questione è la Bibbia.

Mentre scoprivo che alcune traduzioni non erano corrette, la prima domanda che mi sono posto è: quando è stato scritto questo testo?

La risposta non è stata esaustiva.

La Bibbia è un insieme di 73 libri scritti in epoche differenti e in tre lingue. Ebraico, aramaico e greco. Alcune parti vengono fatte risalire addirittura a mille anni prima di Cristo, e sono precedute da una tradizione orale che si è persa nel tempo.

Fu però solo nel 325 d.C., sotto l’imperatore romano Costantino, che gli scritti facenti parte della Bibbia siano stati uniti in un solo libro, e tramandati esattamente come noi li conosciamo.

L’intento del mio articolo non è nozionistico, ma vuole aiutare a fare un po’ di chiarezza sul perché il testo, così sacro a cristiani ed ebrei, debba essere riletto sotto altre chiavi interpretative, e del perché il suo messaggio (o i suoi messaggi) sia stato stravolto e deviato.
Non posso essere io a dare le giuste chiavi di lettura, ma possiamo approfondire alcuni punti e aprirci a delle visioni ‘nuove’.

Igor Sibaldi, nel suo testo “Il libro della Creazione”, rompe uno degli schemi più saldi della tradizione religiosa cristiana e della cultura condivisa: non avrai altro Dio all’infuori di me (primo comandamento).

Ci spiega che, se interpretiamo le lettere dell’alfabeto ebraico come geroglifici, scopriamo che gli Dei menzionati nella Genesi sono due: Yahwe ed Elohim. I significati corrispettivi sono: del primo, “il dio di ciò che è”, cioè quello della riflessione, e il secondo è “il dio del divenire”, quello della Creazione.

Leggendo questo, da ateo, ogni convinzione formata nel tempo si sbriciola nell’immediato.

Cosa farci poi di questa informazione è una questione del tutto particolare.

Siamo abituati, allevati, a leggere la Bibbia dal punto di vista religioso. Ma come lo stesso Sibaldi afferma nelle sue conferenze, si può ipotizzare esistano vari modi per approcciarsi ad essa. Uno di questi è scientifico. Si evince un rapporto (energetico) tra cielo e terra, speculare a quello di una pila, in cui il cielo è il polo positivo e la terra il polo negativo. La connessione tra queste due estremità genera energia. Con questo approccio scientifico si può leggere e reinterpretare l’intero testo sacro trovandovi delle formule di fisica, la cui applicazione ha validità nella vita quotidiana odierna.

Un’altra scoperta che ha raso al suolo gli anni delle elementari dalle suore e i vari catechismi a cui ho dovuto partecipare, me la regala Erri De Luca.

 

“Niente condanna al dolore di parto: la parola ebraica «ètzev», e suoi derivati, vuol dire sforzo, o fatica, o affanno. Non è una mia lettura, una mia interpretazione. La parola «ètzev» ricorre sei volte nella scrittura sacra, quattro volte nel libro Mishlé/Proverbi, (5,10; 10,22; 14,23; 15,1), una volta nei Salmi (127,2) e una volta nel giardino. I riferimenti delle sei volte servono a poter verificare quello che sto per dire: cinque volte i traduttori vari rendono «ètzev» con sforzo, o fatica, o affanno. Con deliberata intenzione le traduzioni maschili qui inventano una volontà divina di punire la donna, di caricarle sopra il senso di colpa di un peccato originale da scontare con i dolori di parto. Sono invece una conseguenza meccanica dell’atto di nascita, non un castigo della divinità. Il falso è lì da migliaia di anni e non è rimediabile. Né spero che le future traduzioni emendino l’abuso. Mi basta sapere che non c’è volontà divina di punire quella prima donna, vertice di perfezione, con un maligno dolore. Mi basta sapere che il dito/grilletto puntato dai pulpiti, tu donna partorirai con dolore, è scarico, senza mandante.”

 

Purtroppo il fine strumentale di una voluta traduzione erronea diventa lampante. Con un Dio da temere e che punisce, l’essere umano viene considerato un esemplare peccatore che è, conseguentemente, più facile da manipolare e da controllare.

Nell’atto dell’allontanamento dall’Eden di Adamo ed Eva, quindi, non c’è un intento vendicativo o sanzionatorio, ma una logica conseguenza di chi sceglie di compiere determinati gesti o atti, in piena coerenza con tutto il testo proposto nella Genesi.

 

“E questo è logico leggendo tutto il racconto: la preoccupazione di Dio nei confronti degli uomini, dopo che hanno mangiato l’albero del bene e del male e si scoprono nudi, è quella di coprirli. E’ gesto di accudimento nel momento che li separa per sempre dal loro stato di natura, è in quel momento che Dio dice ad Adamo che all’uomo non basterà più il frutto spontaneo della terra perché si è staccato dalla naturalità. Così ad Eva: Dio le dice semplicemente che è cambiata la sua condizione fisica, non avrà più la spontaneità di parto degli animali.”

 

E potremmo continuare all’infinito, grazie al lavoro di traduzione dello stesso De Luca o di Sibaldi, o di altri filologi, portando esempi di come la Bibbia narri una storia incompresa o, a volte, volutamente deformata.

Non voglio arrivare però alla convinzione di Mauro Biglino, il quale rilegge la Bibbia in chiave fantascientifica, traducendo Yelohim come “Illuminati”. Nella sua versione, in cui Dio rappresenta una molteplicità di extraterrestri, questi sono alieni e l’intera storia racconterebbe il potere da loro esercitato sulla terra.

Mi voglio esclusivamente soffermare sull’incrinazione delle convinzioni tramandate nei secoli per lasciare a chi ne abbia piacere una porta aperta. Un passaggio che va da una cultura cristallizzata e strumentalizzata alla possibilità di apprezzare nuove conoscenze, fatto di un sapere più ampio ccon meno certezze, tempestato magari di dubbi, ma che rende un libro, perché di questo stiamo parlando, fonte di riflessione per tutti e non di uso esclusivo di chi lo usa da secoli per verticalizzare un sistema che crea ingiustizie e disuguaglianze sociali.

 

testo e foto Andrea Stella

 

 

 

Nessuna risposta.

  1. Hetty ha detto:

    Apenpratly this is what the esteemed Willis was talkin’ ‘bout.

  2. It’s a pleasure to find such rationality in an answer. Welcome to the debate.

  3. wah udah 3 taun masih suka sama cowo yg sama? cowonya charming banget ya sampe bisa selama itu sukanya hehehe. udah kenalan belum?

  4. In Avinash Kaushik’s recent post, “The 2015 Digital Marketing Rule Book. Change or Perish” one of his 7 Rules for Digital Marketing Revolutionaries concerns the need for marketing practitioners (which is applicable to professionals in any industry) to extend their expertise beyond core skills. “You can no longer be good at just one thing, or two. It is a 10-thing world now (and maybe a 20-thing world soon).”

  5. Spätestens, wenn ich etwas Interessantes zu erzählen habe und nicht über alten Kram, bei dem ich derzeit – falls Spielzeit vorhanden ist – hinterher hinke… So wäre die letzten male nur ein zustimmendes “lächeln und winken” drin gewesen.

  6. a51561aeJ’entends bien que la situation n’est pas tenable, mais je n’ai encore JAMAIS lu une explication claire indiquant qu’un sortie de l’Euro était une bonne chose. Que cela soit proclamé certes, que cela soit démontré, c’est une autre chose.Par ailleurs, le CAC est à peu près au même niveau qu’au 1er Janvier, la baisse d’aujourd’hui est un épiphénomène.347ad45

  7. Sehr schön. Impressionen hat tolle Sachen. Leider brauche ich solche Dinge nicht zu kaufen, da mein Schatz sie regelmäßig kaputt macht.LG Katja

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