Odio 2.0

img-20161003-wa0007
Mi sono imbattuta in un articolo del Times, giorni fa, che parlava della crescita esponenziale dei trolls. I famosissimi leoni da tastiera, spesso profili falsi, che si iscrivono ai social network con l’intento preciso di fomentare l’odio.

Perché?
L’articolo era molto ampio e prendeva in considerazione i vari aspetti dell’odio in internet, soffermandosi sulle motivazioni che portano alcune persone ad iscriversi, appunto, dietro falso nome, con il solo ed unico intento di insultare altre persone. Spesso ciò avviene indipendentemente da un vero astio esistente o da una stretta conoscenza tra le due parti.

L’articolo faceva notare come, nel web, siamo tutte “persone pubbliche”, esposte ai giudizi degli altri.
Interessante era anche l’analisi dei vari social network, in base al loro grado di “sicurezza” se tale si può definire: da quelli che sono più sicuri, grazie anche ad impostazioni avanzate che permettono di tutelare la privacy di ciò che pubblichiamo, ad altri molto meno sicuri, nei quali i nostri contenuti (e quindi la nostra stessa persona e i nostri pensieri) sono facilmente attaccabili.
Il mondo online, a differenza di quello offline, ci permette di eliminare qualsiasi freno inibitore che la società (e il buon senso) ci impongono.

Nel web siamo tutti un unico “nessuno”.

Siamo anonimi, senza volto, senza storia, perciò liberi di esprimere le nostre idee, nel bene e nel male.
Così, se nel mondo reale è socialmente inaccettabile insultare qualcuno in malo modo fosse anche solo per la sua etnia o il suo orientamento sessuale, nel mondo online nulla ci impedisce di farlo.
La sottile linea tra il bene e il male.
O meglio, tra l’apparire buoni e il cercare di non cedere al nostro lato oscuro.
Il web 2.0 è più che mai interattivo.

Non ci si limita più a leggere e ad apprendere nozioni e notizie, ma è ormai facile ed intuitivo creare propri contenuti e condividerli con un numero illimitato di utenti.
L’arma a doppio taglio della libertà di parola.
Perché se si ritiene giusto che ognuno possa esporre la propria idea su un qualsiasi argomento (che si tratti di attualità o di politica) è oltremodo pericoloso lasciare che chiunque possa scrivere ciò che vuole.
Internet diviene il paradiso dei codardi, il luogo in cui poter dar voce a frustrazione e ignoranza senza preoccuparsi delle conseguenze, perché di conseguenze, poi, si tratta. Se, da un lato, i trolls non pagano mai per le loro azioni, dall’altro le vittime si ritrovano spesso a fare i conti con un malessere psicologico non da poco.

L’importante è non lasciarsi sopraffare, ma la forza di una persona è sempre relativa.
Ricordo che quando andavo a scuola, il massimo che poteva succedere era incontrare il bullo della classe che faceva una battuta spiacevole. Ricordo che mia mamma mi diceva sempre: “Lasciali perdere, se non dai corda a queste persone vedrai che si stancheranno subito di non trovare più il loro gioco divertente”.

Ed era vero.
Funziona così un po’ anche nel caso del bullismo online: la cosa migliore da fare, resta ignorare. Chi ha bisogno di nascondersi dietro ad uno schermo è fondamentalmente una persona insicura e insoddisfatta della vita, una persona che va ignorata, che va lasciata nel suo mondo.
Ovviamente, lo sbaglio maggiore, risiede nel colpevolizzare il web libero e in particolare i social media.

La colpa, o meglio la responsabilità, è di chi fa della propria ignoranza un vanto. Ma i leoni da tastiera non sono solo quelli che si preoccupano di esprimere un giudizio pieno d’odio (e mai richiesto) sull’orientamento sessuale, politico o religioso di un’altra persona.

Sono quelli che s’improvvisano esperti in casi di disastri ambientali, o attacchi terroristici, o disgrazie in generale.
Sono quelli che fanno di un semplice video un caso mediatico, gli stessi che poi non ne accettano le conseguenze. Quelli che s’inteneriscono per poco, e si incazzano per ancora meno.

Sono gli squilibrati emozionali, che cercano nella vita degli altri il pretesto per criticare, insultare e così – solo così – sentirsi migliori.
Sono quelli sempre pronti a puntare il dito, e mai ad ascoltare. Quelli che preferiscono i giudizi affrettati, alla valutazione.

Sono quelli che prendono il web come un’arena nella quale combattere. Sono gli stessi che s’indignano e sbraitano allo scandalo condividendo un articolo palesemente falso che trovano su facebook.
Sono quelli che non hanno capito che la libertà di parola non deve alimentare l’odio e l’ignoranza, anzi.
Sono quelli che spento il computer, abbracciano i figli e li esortano a non cedere mai alla cattiveria dei bulli.

Quelli che fanno del buonismo la loro armatura.

Quelli che non hanno capito che il web non è un gioco.

Che l’odio non è un passatempo.

 

di Donna Pasini

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

w

Connessione a %s...

Creato su WordPress.com.

Su ↑

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: