Heroes

«Zia, che bella che sei in questa foto»
Cristiana sta osservando una vecchia foto ingiallita. Al centro della foto una ragazza sorride, con un fiore tra i capelli. Indossa una maglia a maniche lunghe, un foulard chiaro al collo e pantaloni a zampa di elefante; la moda degli anni settanta. Dietro di lei tanti fiori, un paio di automobili d’epoca e, sullo sfondo, boschi e montagne. Alla destra della ragazza un cartello, su cui campeggia la scritta “Bar Ristorante Fumaiolo – Pranzo L. 2.500”.
Anna raggiunge la nipote e guarda malinconica la foto. «Qui avevo vent’anni. L’ha scattata la nonna»
Cristiana la fissa con aria sognante, le brillano gli occhi. «Ti prego zia. Raccontami la storia di questa giornata»
Anna sospira, un velo di nostalgia le attraversa gli occhi stanchi. Si siede, accende una sigaretta e inizia a raccontare.
«Al Monte Fumaiolo ci sono le sorgenti del Tevere. Ma soprattutto c’è aria pulita e tranquillità. L’ideale per rilassarsi e recuperare le forze dopo la stagione estiva. È per questo motivo che ogni anno, a settembre, andavamo tutti lassù. Quattro o cinque giorni, mai di più. Affittavamo una camera in un casolare alle Balze, a pochi chilometri dal rifugio Primavera. Il nonno si portava dietro la nostra cagnolina Lilla e il fucile da caccia; la nonna, un borsone pieno di gomitoli, destinati a diventare sciarpe e maglioni; io, tuo padre e Maurizio, i ricordi dell’estate appena passata e la voglia inconfessabile di essere altrove, con i nostri amici»
«Tu eri fidanzata già con lo zio?» la interrompe curiosa Cristiana.
«Non lo avevo ancora conosciuto. Questa foto risale al 1977. Quello è stato il primo viaggio senza il nonno. Il male se lo era portato via nel novembre dell’anno prima. Non c’erano neanche i miei fratelli; tuo padre aveva messo su famiglia, era nata da poco tua sorella. Il povero Maurizio invece aiutava lo zio Gianni a chiudere lo stabilimento balneare. Nonostante ciò, la nonna una bella mattina di inizio settembre ha tirato giù lo stesso le serrande della tabaccheria e appeso il cartello “Chiuso per ferie”. Ha caricato me, il cane e le valigie sulla 500 ed è partita. Il viaggio è stato strano, silenzioso; gli assenti sono stati presenti più che mai nei nostri pensieri. La nonna ha guidato con calma, accarezzando ogni curva della Marecchiese fino a Pennabilli. Poi, la ripida salita fino alle Balze: avresti dovuto vedere come divorava i tornanti con una doppietta ogni volta che scalava marcia. Gli occhi erano concentrati sulla strada; le mani salde sul volante; il pensiero di sicuro al nonno»
Anna fa una pausa, si asciuga gli occhi lucidi con un fazzoletto di seta. Cristiana rispetta la sua tristezza in silenzio. In realtà, aspetta con trepidazione il seguito della storia.
«Io per tutto il viaggio non ho staccato lo sguardo dal finestrino, e le mani dal pelo di Lilla che mi dormiva in grembo. Mi ricordo ancora che, nella mia testa, canticchiavo l’ultima canzone di David Bowie, Golden Years»
«La conosco. È quella che fa così?» Cristiana inizia a canticchiare il motivetto, certo non uno dei più famosi del Duca Bianco.
Anna non conosce bene l’inglese quindi forse non sa che le parole di quella canzone si sarebbero adattate perfettamente al suo stato d’animo di quei tempi. La morte del padre aveva lasciato un vuoto incolmabile. I suoi vent’anni non erano quelli che aveva immaginato. Però reagì, con una forza che non credeva di avere; iniziò anche a lavorare come contabile, una volta ottenuto il diploma da segretaria nel luglio di quell’anno.
Nel riconoscere le note della canzone, cantate dalla bella voce della nipote, Anna sorride felice e annuisce. Quindi riprende il suo racconto.
«Quando arrivammo in cima, l’aria sottile di quella bella giornata di settembre spazzò via immediatamente i brutti pensieri. Mi sembrò subito di essere qualche metro più vicina al babbo. Senza quasi aspettare che la mamma parcheggiasse, saltai giù dall’auto come una pazza. Raccolsi una margherita e me la misi tra i capelli»
Ora sì che ha vent’anni, i suoi anni d’oro, pensa Cristiana. Riflette sui suoi, passati da poco. Come sono diverse le cose da allora.
«Gridai alla mamma di farmi una foto, lì in mezzo a tutti quei fiori bellissimi. La mamma chiuse la portiera dell’auto e mi raggiunse, insieme a Lilla. Prese dal borsone la macchina fotografica, inserì il rullino e scattò la foto. Mi ricordo come fosse ieri. Mi disse qualcosa tipo: “come sei bella Anna, stai proprio bene in mezzo a tutti quei fiori”. E allora io la presi sottobraccio e, mente ci avviavamo leggere verso il rifugio Primavera, le dissi: “sai cosa facciamo mamma? chiudiamo la tabaccheria e apriamo un negozio di fiori”»
Cristiana si guarda intorno. Il negozio trabocca di piante lussureggianti, fiori profumati e candele colorate. Un gatto bianco sonnecchia sul divano bianco. Lo stereo diffonde una rilassante musica di pianoforte. Fissa la zia, che ha lo sguardo perso nel vuoto. Gli occhi marroni di Anna stanno ancora osservando un tempo lontano, che non c’è più.

 

di Massimo Lazzari

 

Racconto tratto da “Quando guardo verso Ovest”

http://www.massimolazzari.com/heroes-quando-guardo-verso-ovest/

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6 thoughts on “Heroes

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