Ispirarsi per ispirare: quando le storie altrui ci spingono a scrivere e a scriverci

received_1682735782044108

Ispirarsi per ispirare: quando le storie altrui ci spingono a scrivere e a scriverci.

“Il silenzio non è l’ambiente naturale per le storie (…) Le storie hanno bisogno
di parole. Altrimenti impallidiscono, si ammalano e muoiono. E poi ti
ossessionano”.

La tredicesima storia – Dianne Setterfield.


È così che ho cominciato a scrivere, guardandomi allo specchio ho visto
comparire personaggi che mi si sono aggrappati alle dita, le hanno guidate
per potersi guardare negli occhi anche loro, fra le pagine che hanno iniziato a
macchiarsi di liquido nero e sentimenti.
Le mie storie sono nate così, come figli partoriti per caso, che caso non è, e
da divoratrice di libri mi sono ritrovata io al timone della trama, ho iniziato ad
essere io quella che sa come il racconto finisca.
Ho iniziato a scrivere perché semplicemente non ho avuto scelta, perché
svegliarsi nel cuore della notte con una storia da mettere su carta ti fa capire
quel che vuoi essere veramente, ed io ho scelto di essere questo, un
carceriere che imprigiona in sbarre d’inchiostro quel che non vive per davvero
o quello che, forse, non ha il coraggio di provare.
Mi sono lasciata ispirare dai profumi sentiti per strada, dai sogni fatti la notte,
dalle tenerezze non vissute che pure sentivo mie, e le storie si sono
ingrandite, hanno iniziato a camminare, anche se, a volte, non l’hanno fatto
da sole e si sono appoggiate saldamente a mani più forti, a storie già scritte
da qualcun altro, che però mi hanno lasciato qualcosa da dire, qualcosa da
aggiungere, non per sentirmi migliore dell’autore originale, ma per fargli
capire quanto d’ispirazione sia stato il suo lavoro per me.
Nasce così il mio progetto per questa rivista: lasciarmi ispirare dalle storie
altrui per fare miei i personaggi, gli ambienti, i colori e dare ancora voce a chi
risiede nella carta.
Perché i libri hanno una loro voce, sta a noi farli parlare.


Ispirazione: Il rumore dei tuoi passi, di Valentina D’Urbano.


Siamo sempre stati così, due ossimori nella stessa frase, giovani anziani
senz’identità, a ciondolare nei nostri borghi sporchi, dove la polvere è casa,
dove domina l’intonaco sbrecciato, dove il sangue si mescola al cemento.
Viviamo qui, sanno che ci siamo, ma non si avvicinano nemmeno.
Non sono abituati a salvare il marcio, lo lasciano lì, nella sua polvere.
Mi hai tirato uno schiaffo fortissimo, mi ha abbracciata e stretta, mi hai
baciata sui capelli, mi hai detto che ce la dobbiamo fare, che il coraggio di
andare via non l’avremmo mai avuto, quindi tanto valeva resistere.
Io il coraggio di andarmene l’avevo, tu eri così rassegnato a convivere con la
morte che ti portavi dentro da rendere la mia fuga difficile, non potevo
scappare, se mi guardavi così.
Non potevo nemmeno mentirti, ma una volta l’ho fatto.
Son salita su un treno strano, mi son nascosta nel vagone bagagli, ho
provato a scappare. Ma lì c’era troppa polvere, e non era la nostra, la mia
polvere.
Sono scesa appena in tempo per non farmi ammazzare, per non scivolare
sotto quelle rotaie e per un attimo mi sono incazzata, ero dispiaciuta di non
essere morta.
Perché rimanere in vita, quando dentro sei già morto?
Ma poi ho pensato che tanto morta e cattiva ci ero nata, tanto valeva che
portassi la mia croce ancora almeno per un po’.
Te ne sei andato e mi hai lasciata con la guancia bruciante e l’odio negli
occhi.
Ci siamo sempre picchiati, prima di fare l’amore.
Ci siamo sempre giustiziati, prima di sollevarci dalle colpe, di scarcerarci a
vicenda.
Chissà che cosa pensava la gente, nel vederci sempre macchiati di lividi, con
le ossa che dopo le botte eran ricresciute storte, aguzze, eppure con le mani
a sostenersi, ad aggrovigliarsi, quasi dovessimo cadere da un momento
all’altro.
Ci sono amori che nascono al primo sguardo e altri che crescono lentamente.
Noi invece non abbiamo avuto alternativa, non ci siamo scelti, ci siamo solo
capitati, nell’androne di un palazzo sudicio, nascosti entrambi nella nicchia
del sottoscala, fuggiti da genitori che ci minacciavano, le cazzate che
avevamo fatto non le ricordo. So solo che quando ti ho visto negli occhi per la
prima volta, l’ho capito, che eri tu. Ma l’ho capito senza che mi battesse tanto
più forte il cuore, le farfalle nelle stomaco non te non le ho mai sentite. Ho
capito che i miei occhi neri dovevano inglobare i tuoi di mare e ghiaccio, che
dovevi rimanermi dentro, che probabilmente mi avresti fatto del male.
Ma questo tipo di scelta non è una scelta, il dolore non ti fa scegliere, ti
sceglie lui e basta.
E a te non rimane altro che prenderlo con te e combattere.
Non ci siamo mai amati in silenzio, ci siamo sempre urlati in faccia l’odio che
provavamo l’uno verso l’altra, ci siamo gridati come un mantra assordante
tutti i reciproci difetti davanti allo specchio la mattina, ci svegliavamo già
arrabbiati, perennemente sconvolti.
Come odio te non ho mai odiato nessuno.
È una cosa che mi parte da dentro, non ha il tempo di partire dalle viscere,
che è già in gola, sputa parole, graffia, dà calci e pugni, non ho via d’uscita se
non scagliarmi contro di te, se non scagliarmi contro me stessa.  
Mi hai infettata con i tuoi gesti bruschi, mi hai resa debole con i tuoi momenti
di quella dolcezza tanto nostalgica da dare i brividi, mi hai uccisa, hai
dilaniato quella che sarei stata, se non ti avessi conosciuto.
Sei il mio circolo vizioso, per quanto io possa allontanarmi, poi torno sempre
fra le tue braccia, perché è lì che le mie spalle si incastrano alla perfezione, è
lì che sento che sono viva, che la morte non mi ha ancora presa del tutto, che
il mio sangue pompa ad un certo ritmo.
Il tuo.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Creato su WordPress.com.

Su ↑

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: