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Laura

Laura

Ricordo: erano le dieci di mattina del 29 ottobre.

Salii sull’ultimo vagone del treno che da South Croydon m’avrebbe portato alla stazione Victoria di Londra. I sedili erano quasi tutti vuoti, si sarebbero riempiti durante il tragitto. Ne scelsi uno e vi crollai sopra. Mi sbarazzai del cappotto, ché non immaginavo un clima così mite in pieno autunno, ed aprii la mappa della città in modo da ripassare ancora una volta il percorso di quella breve vacanza.

Buckingham Palace, i suoi parchi, Trafalgar Square, la Galleria Nazionale: assorto tracciavo linee immaginarie col dito, finché non rinvenni a causa di un cellulare che squillava. Alzai lo sguardo e notai che, due file innanzi alla mia, vi era una giovane donna. Cominciai a fantasticarne i tratti dal riflesso del vetro: il suo viso appariva, spariva tra le fronde ed i tetti, tra le nubi e le ombre. Si spostò leggermente s’un fianco per tirar fuori il telefono dalla borsa e così si rivelò in tutta la sua semplicità: occhi chiari, un sorriso abbozzato sulle sue labbra.
Improvvisamente le stesse labbra sembrarono ritirarsi, il viso contrarsi.
Dal cellulare provenne una voce femminile, parlava in spagnolo e la chiamò “Laura”. Dunque quello era il suo nome, quelle dovevano essere le sue origini. Sì, perché la voce cambiò e, stavolta, a parlare, era un bimbo. “Mamà, te quiero mucho”.
Provò a trattenersi ma non resistette alla commozione.
Avrei voluto alzarmi, dirle di star tranquilla, di capire quella sua pena e condanna: la distanza.
Ma queste sono azioni che è lecito pensare e non compiere. Tali segreti, se accarezzati da altre mani, si disfano. Ed inoltre, forse, era meglio farle credere che nessuno l’avesse vista. Io per lei non esistevo, lei per me era solo un nitido pensiero.
Il treno continuava lento la sua marcia: i minuti avanzavano, i chilometri morivano alle nostre spalle.
Qualche altra fermata e sarebbe scesa, lasciandomi solo a fare i conti con le ingiustizie della vita.
Avrei voluto alzarmi, trattenerla, dirle di farsi forza.

Probabilmente avrebbe preso il primo volo disponibile, oppure ciò sarebbe accaduto a breve.

Dopotutto, non tutti i drammi disconoscono la fine.

 

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