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Il software libero

Il software libero

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A chi si deve la definizione di “software libero”?

Richard Stallman è la risposta.

Bisogna fare un salto nel lontano 1983 quando la realtà informatica era ben diversa da quella che viviamo oggi. Stallman ha fatto carriera crescendo professionalmente fra gli anni Sessanta e Settanta quando l’acquisto di un computer era estremamente costoso. Nella maggior parte dei casi il software era considerato un accessorio e ciascun utente poteva modificare il programma sul proprio computer per poi condividerlo. Quando le cose iniziarono a cambiare, esattamente nel momento in cui crebbe il business, chi produceva i computer sosteneva che il proprio software fosse soggetto ad una sorta di copyright la cui distribuzione poteva essere effettuata solo con ristretti accordi di licenza, limitando le possibilità all’utente finale di ridistribuire o modificare il codice.

Stallman, che all’epoca era programmatore presso il MIT (Massachusetts Institute of Technology), preoccupato di quanto accadeva, riguardo alla perdita della libertà di cui avevano goduto fino allora gli utenti e gli sviluppatori software, mise a punto un progetto, una comunità, cui venivano sviluppati programmi senza alcun vincolo. Proprio sulla base di questo senso filosofico e subito dopo, concreto, Stallman iniziò a definire il concetto di software libero, che doveva rispondere a quattro caratteristiche da lui stesso definite: libertà 0, libertà 1, libertà 2 e libertà 3.

  • Libertà di esecuzione del programma per qualsiasi scopo (libertà 0)
  • Libertà di studiare il funzionamento del programma e di adattarlo alle proprie esigenze (libertà 1)
  • Libertà di ridistribuire copie del programma a chiunque ne faccia richiesta (libertà 2)
  • Libertà di perfezionare il programma e di lasciare pubblicamente le proprie modifiche in modo tale che l’intera comunità possa trarre vantaggio (libertà 3)

Facendo un breve gioco di parole, se ne prendiamo una per ogni libertà citata, si può dire che il software libero può essere eseguito, studiato, ridistribuito e perfezionato. Questa filosofia, molto diffusa al giorno d’oggi, ha permesso di sviluppare numerosi programmi che spesso sono più affidabili del software considerato non-libero.

Il software libero non necessariamente si accosta alla parola gratuito, purché vengano rispettati i vincoli della licenza d’uso. Chiunque può vendere il prodotto, a patto che all’interno sia presente il codice sorgente da dove è possibile (e qui tornano le quattro libertà appena citate) eseguire, studiare, ridistribuire e perfezionare.

La mia esperienza personale:

Ricordo ancora oggi quel giorno, nel lontano 2008, precisamente il 15 ottobre.

Ebbene, frequentavo l’università e il computer che all’epoca possedevo aveva Windows XP, conoscevo solo quello.

Il giorno dopo avevo un esame importante da affrontare e le dispense di studio che stavo leggendo sul file improvvisamente smisero di rispondere ai comandi (sic.). Credevo che riavviando il sistema tutto sarebbe tornato come prima e invece, inspiegabilmente, avevo il PC completamente bloccato. Non sapevo come comportarmi, ma di certo quella cosa non doveva succedere proprio in quel momento.

La sera stessa chiamai un mio amico di infanzia, programmatore e sistemista, raccontandogli dell’accaduto e quando arrivò a casa mia, vidi che tra le mani teneva un cd.

Mi disse – prova questo.

Gli domandai – che cos’è?.

Lui mi rispose – un nuovo sistema operativo, si chiama Linux.

Avevo sentito già qualcosa a riguardo, ma senza mai interessarmi più di tanto sull’argomento perché ero convinto che quella “cosa” appartenesse solo ai nerd o ai programmatori.

Il mio amico mi disse che comunque potevo provarlo in modalità live, usando il CD, senza l’obbligo d’installazione. Così mi feci convincere, tanto il computer non voleva saperne di funzionare.

Perciò provai quel sistema nuovo e quando vidi che funzionava perfettamente riuscendo nuovamente a riaprire il file, cominciai a ricredermi su quanto avevo pensato fino ad allora.

Dopo due ore il mio amico se ne andò, lasciandomi il cd. Prima di andare a dormire, volevo provare ad installare Linux a fianco di Windows, in modo tale da usare entrambi i sistemi. (Faccio una premessa: il file che in quel momento mi era servito per il giorno dopo lo avevo salvato su una chiavetta), ma durante l’installazione qualcosa andò storto: Windows non era più avviabile. Inconsapevolmente, per mia ignoranza, avevo comandato di eseguire l’installazione sull’intero disco e non a fianco di Windows. All’inizio mi arrabbiai, dopodiché pensai che forse non tutto il male era venuto per nuocere, e che quella, probabilmente, era l’occasione per rischiare qualcosa di nuovo.

Quel qualcosa di nuovo fu l’inizio di una vera e propria rivoluzione, la scoperta di un mondo diverso, l’alternativa a Windows.

Oggi ringrazio ancora quello sbaglio e ancor di più il mio amico perché, se non fosse stato per lui, non avrei mai conosciuto Linux. Inoltre è presente come unico sistema operativo di tutti i computer che possiedo e Windows rimane solo più un lontano ricordo.

Qualche paragone sui programmi Linux e Windows:

Ci si domanda, chi adopera Linux, quali programmi usa rispetto a Windows?

TIPO DI APPLICAZIONE LINUX WINDOWS
Posta elettronica Evolution (libero) Outlook (non-libero)
Navigazione Internet Firefox (libero) Internet Explorer (non-libero)
Fotoritocco GIMP (libero) Photoshop (non-libero)
Elaborazione testi LibreOffice – Writer (libero) Microsoft Office – Word (semi-libero)
Elaborazione numerica LibreOffice – Calc (libero) Microsoft Office – Excel (semi-libero)

Ovviamente questa tabella è solo un piccolissimo esempio rispetto allo sterminato mondo di programmi presenti.

E sapete poi come andò l’esame di cui parlavo prima?

Presi 28.

 

di Ludovico Salemi

 

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