chanceedizioni@gmail.com

FAUSTO e ISABELLA salvano il nostro futuro

FAUSTO e ISABELLA salvano il nostro futuro

Un cartoccio ingiallito e spiegazzato di carta di giornale, fra le mani un po’ tremanti, segnate da una vita di lavoro, rugose e deformate, cotte dal sole e dalla fatica.
Dentro, piccoli semi: capsule tonde, oblunghe; sono il suo tesoro raccolto qua e là nel continuo vagabondare.
La vita di città sta stretta a Fausto. Appena può prende la sua bicicletta con i freni a bacchetta e si inoltra nella campagna a respirare aria profumata, pura, libera. Il suo bagaglio è quel cartoccio pieno di semi, pieno di vita. Ogni seme è una nuova pianta, un potenziale enorme per le vite future, una ricchezza senza prezzo.
Fausto – uomo umile – si sente ricco.
Arrivato nel suo posto preferito, dove inizia il sottobosco, appoggia la bicicletta tra le abbondanti fronde di un bosso e inizia la passeggiata. Fra biancospini e viburno, scavalca tronchi di sambuco per fare il pieno di energia, sole, e verde; inizia così la ricerca di nuovi semi per arricchire il suo tesoro.
Questa è la stagione migliore per la sua ricerca: un po’ prende e un po’ lascia.
Fausto è come un insetto, come il vento aiuta la natura nel ciclo delicato della riproduzione e dona alle generazioni future ossigeno e cibo, i semi sono la speranza affinché la Natura continui il suo corso.
Nelle passeggiate fra boschi e piani, raccoglie i semi. Poi, in città, semina i suoi tesori in quei vicoli tristi, sulle rive dei marciapiedi, nei terreni ricoperti di macerie. Il suo non è un progetto preciso: sparge a caso doni per evitare la desertificazione o uno squilibrio ambientale.

Fausto non ha studiato. Segue gli insegnamenti di sempre, tramandati dalle più antiche generazioni.
Questa storia è vera. Fausto è realmente vissuto ed ha sparso semi ovunque, è stato un uomo umile, ma dal grande ingegno. Forse dovremmo prendere esempio da lui e mettere nella terra i noccioli di pesche, di ciliegie, di albicocche, di pere e di mele, per assicurarci un futuro di abbondanza. Ma le ultime notizie sulle scelte delle multinazionali che distribuiscono i semi, ci impediranno di avere semi fertili, perché i “geni” contemporanei hanno inventato i semi sterili.
Una recente intervista allo scrittore Erri De Luca mi ha fatto scoprire questa tremenda scelta: ogni frutto che arriverà sulle nostre tavole conterrà semi che non potranno germogliare.
Ci vendono perciò un seme che cresce, fa il frutto e poi muore. E noi dobbiamo ricomprarlo. In natura, invece, quello stesso seme avremmo potuto ripiantarlo infinite volte e avremmo sempre avuto il frutto. Ciò porterà alla più grave perdita per l’umanità: la perdita della sovranità alimentare.
Loro li chiamano “ibridi”, come un mulo o un bardotto, che però sono naturali, mentre i loro ibridi sono OGM e “ingegnerizzati” per togliere la pagnotta nel caso di chi vive di agricoltura e allevamento, e far entrare nelle loro tasche fasulle ricchezze.
Ricordo come i piccoli coltivatori si scambiavano sementi chiusi in cartocci legati con lo spago, e gareggiavano per un abbondante raccolto. Si coltivavano piccoli orti ricavati attorno alle case che riuscivano ad assicurare il necessario per la famiglia e, a volte, ne avanzava per amici e parenti: insalata, pomodori, melanzane, zucchine, spinaci.
A scuola si studiava una filastrocca, semplice ma ricca di significati, che raccontava di una tradizione contadina sopravvissuta a guerre e pestilenze:

Un giorno chiccolino
giocava a nascondino;
nessuno lo cercò
e lui si addormentò.
Chiccolino dove stai?
Sottoterra, non lo sai?
E la sotto non fai nulla?
Dormo dentro la mia culla
dormi sempre, ma perché?
Voglio crescere come te!
E se tanto crescerai
chiccolino che farai?
Tanti chicchi ti darò
fresco pane diverrò.
Cuman Pertile

Isabella Dalla Ragione ha avuto una grande ispirazione: salvare antiche piante da frutto. Perlustra campagne abbandonate, conventi e giardini antichi alla ricerca di piante in via d’estinzione, per poi reinnestarle nel suo podere in Umbria, dove oggi crescono 150 varietà dimenticate.
Le sue piante hanno nomi fiabeschi: “susina regina Claudia”, “fico permaloso”, “pera volpina”.
La sua fondazione si chiama Fondazione Archeologia Arborea. Infatti, il suo lavoro è simile a quello di un archeologo, poiché parte da un frammento per ricostruirne la storia. Lei recupera queste piante antiche, quasi scomparse, per salvare le nostre radici e la biodiversità; la varietà di colori, forme e sapori è l’unica garanzia per la sicurezza alimentare del futuro. Se c’è diversità le piante superano meglio le malattie, gli attacchi degli insetti, gli eventi atmosferici.

Purtroppo la grande distribuzione preferisce poche varianti da raccogliere tutte insieme, e di colori accattivanti.
Eppure in questo decadimento del nostro tempo  forse una buona notizia c’è
La banca mondiale dei semi.

È una gigantesca cassaforte scavata in un ghiacciaio in Norvegia, nelle isole Svalbard, a circa mille chilometri dal Polo Nord. Qui si conservano e proteggono i beni più preziosi dell’umanità, in questi bunker protetti da ogni catastrofe immaginabile.
Non opere d’arte, pietre rare o metalli preziosi, ma semi: riso, grano, fagioli, sorgo, melanzane, patate. Tutto ciò che si può piantare e, ancora di più, tutto ciò che si deve conservare per la biodiversità. In Norvegia ci sono centinaia di migliaia di sementi, blindate e conservate a 18 gradi sotto zero per garantirne la sopravvivenza anche in caso di guerra o cataclisma. A quella temperatura – assicurano gli esperti – i semi possono sopravvivere per migliaia di anni (anche 20 mila).
Il progetto globale della banca dei semi (o banca del germoplasma) è promosso e finanziato dal governo norvegese e sostenuto dalla Fao, l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura. Ma in caso di una qualche catastrofe, non saranno le sole risorse capaci di garantire la sopravvivenza: in molti Paesi c’è infatti una “banca nazionale” per i semi o almeno una rete di istituti che provvedono alla conservazione dei semi, per lo più nelle università e nei centri di ricerca.
Questo è anche il caso dell’Italia, che banche dei semi dedicate, quasi in ogni regione, anche se nel nostro Paese – dov’è da sottolineare la cronica scarsità di finanziamenti per scienza e ricerca – nel 2012 una serie di problemi burocratici ha messo a rischio il patrimonio della Banca del Germoplasma di Bari. In breve, l’istituto, che conservava 84.000 campioni appartenenti a più di 60 generi e 600 specie di piante coltivate e specie selvatiche minacciate da “erosione genetica” o estinzione, ha avuto difficoltà a mantenere operative le celle frigorifere, con conseguenze ancora tutte da chiarire.
Fausto e Isabella sono emblematici in questo arido e orrido scenario di desertificazione, dove l’umanità si mostra povera e stolta distruggendo sistematicamente le sue risorse.
Forse dovremmo fare come Fausto. Lui seminava fiori sulle rive arse dei fossi, ovunque vedesse il bisogno di aggiungere colore. Dipingeva la città e poi, a primavera, percorreva le stesse strade per vederne il risultato. Riusciva a colorare anche la notte con le belle di notte o con le trombe degli angeli.
Alcune vie della città, ancor oggi, sono vive e colorate nonostante Fausto non sia più tra noi.
I suoi colori erano i fiori.

La città, la sua tela.

Raccogliete semi

e spargeteli ovunque

senza delegare ad altri

la sopravvivenza.

Io da un po’ lo faccio

semino semi

e idee.

Vi auguro

robusti germogli

e abbondanti raccolti.

 

Nessuna risposta.

  1. Kevrel ha detto:

    Ah, human nature. How much longer do you think our society can exist? Pracitces like these are what led to the demise of every single country that was great – the world leader of their time. When money becomes more important than people, it’s time to move over because you ai;n28#17&t gonna be #1 for long.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *