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Calamità naturali, l’Essere Umano e il Pensiero.

Calamità naturali, l’Essere Umano e il Pensiero.

L’universo inizia a sembrare

più simile a un grande pensiero

che non a una grande macchina.

 

(James Hopwood Jeans, fisico e astronomo)

 

 

Esistono molte più cose in Cielo e in Terra, Orazio,

di quante tu ne possa sognare nella tua filosofia.

 

(William Shakespeare, Amleto. Atto 1, scena 5, v-v. 167-8)

 

 

Domenica 6 novembre, pomeriggio, Roma.

Ero in giro, in anticipo per un appuntamento quando all’improvviso è scoppiato un vero uragano. Non la solita pioggia e non la famigerata bomba d’acqua. Era più semplicemente il puro delirio. Un autentico muro d’acqua mi ha investito – per sgretolarsi davanti ai miei occhi in una frazione di secondo. Il vento. C’era anche il vento, talmente forte che gli ombrelli non stavano dritti a reggerli con una sola mano. Ecco, mentre si scatenava tutto questo io stavo per uscire da un grande negozio. Quell’uscio era stipato di persone, lì davanti come atterrite e spaventate da tanta furia della Natura. Ognuna di quelle, con il proprio smartphone più o meno super-tecnologico, vestita alla moda e integrata – direi, dunque – ai nostri tempi, eppure. Eppure si respirava, stando lì in mezzo, un’aria di tensione e di paura. I tuoni erano come spari di cannone, come bombe, i lampi illuminavano a giorno per pochi attimi la grande strada, uno spettacolo grandioso e suggestivo, quasi terribile. Mi guardavo intorno e non potevo non notare gli sguardi di quelli accanto a me che parevano dire quasi che la fine del mondo si stava manifestando. E siamo, oggi, nel 2016. Immaginiamoci quale stupore e terrore potevano provare i nostri antenati, nei secoli scorsi, di fronte a fenomeni naturali di questa portata.

Certo le Religioni offrono una spiegazione un po’ a tutto, le loro cosmogonie, i loro diktat, hanno le risposte per qualsiasi domanda. In fondo era facile, c’erano Dei e Dee che impersonificavano qualsiasi cosa; quindi, un evento come quello di domenica sicuramente sarebbe stato visto/letto come una manifestazione di un dio o di una dea molto arrabbiati.

Com’è noto, da questa estate, nel centro Italia, si stanno verificando scosse sismiche importanti che hanno raso al suolo numerosi paesi e borghi, e mietuto decine e decine di vittime. Le cronache di quei disastri si sono susseguite per giorni interi mostrandoci l’orrore ripreso da ogni possibile angolazione. Ci hanno sbattuto in faccia il dolore e il senso di sconfitta di quelle tante persone rimaste senza casa, di coloro che hanno visto crollare, in pochi attimi lunghi come l’eternità, il risultato – spesso – di una vita di sacrifici. La propria casa.

Il sisma di fine ottobre è stato avvertito da Trento a Bari. La paura si è manifestata in ogni dove. E così il dolore e lo sconforto, come sempre di fronte alle calamità naturali. Come sempre, quando l’uomo perde, e non ha – proprio perché è impossibile – il controllo sul mondo fisico esterno.

La Natura, in queste circostanze diventa – allora – una sorta di orco cattivo, pronto a punire i bambini cattivi. Come del resto Dio, che viene tirato in ballo ogni qualvolta noi esseri umani non sappiamo dare altra spiegazione a quello che viviamo, qualsiasi cosa sia. E in questi casi, l’essere umano riscopre tutta la sua vulnerabilità, tutta la sua piccolezza. Comprende, per un piccolo istante, di essere solo un puntino sperduto nell’universo, abbandonando tutta la sua arroganza e tracotanza nel sentirsi un essere superiore.

È una spinta dettata da un senso di opportunismo e di vigliaccheria quella che ci spinge, in questi eventi, ad appellarci a Dio, chiediamo la Sua protezione ben disposti anche a pagare un pizzo, come si fa con i mafiosi e i “bravi”. Lo invochiamo, solo per paura; è la paura che ci fa muovere, non certo l’Amore.

Da un punto di vista razionale e scientifico, bene o male, sappiamo cosa provoca gli uragani, le forti piogge, i terremoti. Il fatto è che noi consideriamo questi eventi come fossero altro da noi. Li pensiamo come fattori indipendenti da noi, che accadono e basta.

Ma se così non fosse?

Nella rabbia e nel dolore di quei momenti ci dimentichiamo di come stiamo sistematicamente distruggendo il nostro ambiente.

Nessuno, nessuno è più gentile della Natura. E nessuno, nessuno è stato più crudele dell’Uomo con la Natura. L’Uomo fa di tutto per negare ogni sua responsabilità, salvo poi lamentarsi e struggersi per i disastri.

E se così non fosse?

Ed è qui che mi aggancio a quanto i Fisici negli ultimi anni si chiedono e che si collega – paradossalmente – ad antiche filosofie sparse per il mondo. E se l’Universo fosse solo Pensiero? E se davvero fossimo Noi a creare quanto viviamo e sperimentiamo? E se veramente i nostri pensieri colmi di emozioni negative quali frustrazione, paura, rabbia, odio, invidia che di questi tempi abbondano, finiscano per confluire in un qualcosa che finisce per provocare disastri naturali? Se fosse vero che siamo tutti un grande Unicum?

Tutto questo ci rimanderebbe alle numerose conoscenze esoteriche che parlano – tutte – del Grande Uno. Siamo tutti UNO. Siamo tutti connessi, tutti collegati, l’uno all’altro. Siamo noi responsabili al cento per cento di quanto accade nella nostra realtà.

I disastri e le calamità terrene, le trombe d’aria e gli uragani, i terremoti e le inondazioni, tutti gli sconvolgimenti fisici non vengono creati dagli esseri umani in maniera specifica. Quello che viene da loro creato è la misura in cui questi eventi influiscono sulla loro vita. Nessun sforzo d’immaginazione riuscirebbe a sostenere che siano loro a istigare o a creare gli eventi che accadono nell’Universo. Questi eventi vengono creati dalla consapevolezza collettiva dell’Umanità. E’ tutto il mondo, riunito insieme in una collaborazione creativa, che produce queste esperienze; quello che fa ogni individuo è muoversi all’interno di esse, stabilendo, se non altro, che cosa significherebbe per sé.

Intendo dirlo in modo chiaro che questo mondo, così com’è è veramente una merda. La Vita è bellissima, la Natura è bellissima. L’Essere Umano sta rendendo, però, questo mondo un obbrobrio.

Dall’odio, alle guerre, all’avidità, alla voglia di potere e di schiacciare gli altri, il desiderio di asservire larga parte del mondo; la fame – quella vera, ahimé – che spezza un’infinità di vite ogni santo giorno, e potrei continuare a lungo. Ecco, tutto questo non può che provocare un altro terremoto, quello emotivo. Perché non esiste alcuna sicurezza che ci aiuti a navigare in acque tranquille. L’insicurezza quotidiana che è stata creata, verrebbe da pensare ad hoc, in questi ultimi anni più che mai non può che generare tensioni, paure. Emozioni forti che radicalizzano dentro il nostro Essere e che diventa difficile superare e sciogliere. Le emozioni sono qualcosa di estremamente forte e potente: sono energia.

L’Emozione è Energia in movimento. Quando si muove l’Energia, si crea un effetto. Mettendo in moto sufficiente energia si crea materia. La Materia è energia conglomerata. Mossa di qua e di là. Compressa insieme. Il Pensiero è pura energia. Qualunque pensiero si abbia, si sia mai avuto e si avrà, è creativo. L’energia del Pensiero non muore mai. Mai. Abbandona il nostro Essere per dirigersi nell’Universo e si estende per sempre. Un pensiero è per sempre. Tutti i pensieri si coagulano; tutti i pensieri incontrano altri pensieri, incrociandosi in un incredibile labirinto di energia, formando un disegno sempre mutevole di indicibile bellezza e di incredibile complessità.

Ogni energia attira un tipo consimile di energia, formando piccole entità di energia dello stesso genere, aggregandosi tra di loro.

Einstein giunse davvero vicino più di qualunque altro essere umano a una spiegazione del segreto della creazione dell’Universo.

Dunque, se tutto questo fosse vero, come pare dimostrare la Fisica Quantistica e la Fisica Meccanica Quantistica, cosa dovremmo fare?

Dovremmo compiere uno sforzo considerevole per controllare i nostri pensieri e le nostre emozioni. Dovremmo fare in modo di sviluppare delle emozioni positive, il più possibile.

Non è cosa da poco. Tutt’altro.

Dovremmo fare un grande sforzo per far rientrare nelle nostre Vite una concezione della Spiritualità, intesa come sacralità e non come religione. La prima libera, la seconda lega e costringe. Dovremmo fare in modo che i nostri pensieri e le nostre emozioni e quindi le nostre azioni fossero improntati e scatenati da sentimenti di rispetto e di amore e non di paura. Perché amore e paura sono i due concetti – opposti – che fanno la differenza.

La paura è costrizione, involuzione, limitazione, implosione, chiusura.

L’Amore invece è il suo esatto opposto: è libertà, evoluzione, apertura, leggerezza.

Io non ho verità assolute da elargire, solo riflessioni.

A conti fatti, non avendo nulla da perdere nel tentare un cambiamento così radicale, opterei per una prova: seguire la strada dell’Amore e – aggiungo – del non giudizio e, quindi, dell’accettazione (che non significa rassegnazione).

Chissà, allora, se riusciremmo magari a cambiarlo, questo Mondo.

In meglio.

Chissà.

 

di Marcello Albanesi

 

Fonti correlate:

 

http://www.ipotesi.net/ipotesi/perche.htm

http://www.altrogiornale.org/download/267516/

http://www.lemuriaitalia.it/sito/articoli/Marchi_assisi.html

http://www.fisicaquantistica.it/fisica-quantistica/la-fisica-quantistica-puo-davvero-cambiare-la-nostra-vita

http://www.scienzaeconoscenza.it/articolo/il-pensiero-e-la-forza-piu-potente-dell-universo

https://www.legge-di-attrazione.net/luniverso-come-pensiero-dalle-infinite-possibilita/

http://www.kricio.com/fisica-quantistica.html

 

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