Consigli d’autore

Chiunque ami scrivere (o desideri anche solo farlo) conosce bene quella sensazione magica che si prova quando si comincia a raccontare una storia. È un momento esaltante perché in un semplice inizio è contenuta un’infinita gamma di potenzialità. Iniziare a scrivere un romanzo o un racconto è come aprire una porta verso una realtà di cui noi stessi siamo i creatori.
Eppure, spesso a questo entusiasmo fa seguito un senso di frustrazione, soprattutto nel momento in cui ci rendiamo conto che l’idea che avevamo in mente – e che nella nostra testa appariva colma di promesse – sulla carta ha un effetto del tutto diverso. È una difficoltà che sperimentiamo tutti: riuscire a tradurre in parole ciò che ci ronza in testa.
Forse avremo comunque la costanza e la determinazione di portare avanti la storia, sotto forma di racconto o di romanzo, o forse ci arresteremo molto prima della fine. Se siamo fortunati, prima o poi diverremo consci di non aver saputo esprimere al meglio quello che volevamo, o magari sarà un lettore esterno a farci notare che qualcosa non va. Tuttavia, quasi sempre arriverà il momento in cui capiremo che quel momento magico non ha mantenuto le promesse, ovvero che non siamo riusciti a narrare la storia che avevamo in mente esattamente come volevamo.
La maggior parte delle volte questo problema ha una ragione molto semplice, quasi banale: non abbiamo messo abbastanza a fuoco l’idea di base.
È infatti utile che, prima di tuffarci nella scrittura, lo spunto iniziale sia oggetto di una sorta di “gestazione”. Nel concreto, può essere d’aiuto passare un po’ di tempo a focalizzare gli elementi per sviluppare la storia.
Questo non significa per forza elaborare razionalmente la trama, pianificarla a tavolino. Ci sono autori che non scrivono neppure una riga senza aver progettato nei minimi dettagli tutti i capitoli, ma io non sto parlando di questo. Sono fermamente convinta che ogni scrittore abbia il suo metodo di lavoro, e trovarlo è certo un passo importante. Ma credo anche che, a prescindere da questo specifico metodo, tutti possano giovare di un periodo di incubazione, una fase dedicata a definire l’idea iniziale, in cui il piccolo seme che ci ha ispirati possa crescere, lievitare, prendere forma.
Nel suo saggio autobiografico A volte la magia funziona, Terry Brooks parla di una fase che per lui precede la scrittura vera e propria, e fa parte del suo metodo per creare storie. Quando ne lessi, mi incuriosì molto perché mi sembrava un buon compromesso tra la stesura alla cieca e la puntigliosa progettazione preliminare.

Io inizio pensando a ciò che voglio scrivere: intreccio, personaggi, ambientazione, colore emotivo, ritmo, punti di vista, svolte e cambiamenti di direzione dell’intreccio, struttura tematica e tutto ciò che ha a che fare con la storia. Ho imparato che è un processo che richiede il suo tempo. A volte è veloce, a volte lunghissimo. Pensatelo come il periodo occorrente per preparare un infuso, in cui le idee maturano e si forma il sapore della storia.

Così Brooks descrive questa fase (che chiama il tempo del sogno), ma ognuno può trovare il suo modo di realizzarla. Qualcuno troverà indispensabile prendere appunti, qualcun altro visualizzare le scene nella sua mente. Quello che conta è far soggiornare per un po’ l’idea nella nostra testa, anche nell’inconscio, cercare di inquadrare l’ambientazione, il tempo in cui si svolgono i fatti, individuare i punti chiave della trama, chi sono i protagonisti, cosa vogliono e perché.
Può trattarsi di un processo più o meno lungo, a seconda del tipo di narrazione, ma di certo al termine di tutto questo, quando ci metteremo concretamente alla tastiera, la scrittura procederà più spedita, con meno incertezze, e soprattutto saremo meno soggetti al pericolo di bloccarci dopo pochi capitoli.

di Maria Teresa Steri

photo Morgan Lou Wolf
Per ogni approfondimento visitate il blog personale

Anima di carta di Maria Teresa Steri

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