Thanksgiving: rubrica 22’S KITCHEN

RUBRICA 22’S KITCHEN

Thanksgiving 

È strano ritrovarsi qui dopo tanto tempo.

È strano ritrovarsi a dividere ancora una volta lo stesso pasto, in un giorno così importante.

Lo è sempre stato, per noi e continua ad esserlo, ora, nonostante abbia un sapore diverso.

Ora che riesco a guardarti, ora che riusciamo ancora a parlarci.

Ora che il mio grazie te lo posso dire a cuor leggero.

Dopo tutto l’amore, o prima, durante, oltre il risentimento.

Rimane solo il buono.

Di ciò che ci ha sfamati, e poi consumati, disintegrati e poi ricomposti.

Ricordo i pomeriggi prima della festa passati a scegliere il tacchino perfetto. Non troppo grande, non troppo piccolo.

Semplicemente perfetto.

Come l’incastro delle nostre anime, in fondo.

Come era.

Come sembrava essere.

Come avrei voluto che fosse.

Ed è bello che, deposte le lacrime e le sfuriate, sia arrivato il sereno sulle burrasche passate, mentre non intravedevo più né nuvole né cielo.

È bello incrociare il tuo sguardo e riuscire a sorridere, dopo tanto tempo. Riuscire a sussurrare un “grazie” per le storie di attimi, di salite, di desideri.

Prendo un po’ della Quinoa salad e tra valeriana, radicchio, arancia e mandorle, ritorno sbadatamente con la mente a quel giorno di qualche anno fa, quando le cose tra noi sembravano ancora andare per il verso giusto. Cucinavo per delle ore, senza stancarmi, perché sapevi rendere leggera ogni cosa, tu, con quella risata e quegli occhi luminosi.

“Cucini per un esercito, ma siamo solo in due” urlavi divertito, ma in quel “solo” per me c’era tutto, perché non avevo bisogno d’altro. Il tacchino avanzato era perfetto per i sandwich del giorno seguente, da portare al parco, e si sposava perfettamente con l’allegria dei bambini e con il sole ancora caldo.

Ti osservavo, mentre con la forchetta giocavi con il ripieno del tacchino.

Funghi e castagne, l’autunno in un piatto.

Autunno, proprio come ora, come allora.

Allora ecco che riesco a sentire le grida, le litigate, le troppe incomprensioni; gli occhi gonfi nascosti da una sciarpa enorme, le mani tremanti nelle tasche del cappotto.

Tu che non capivi le mie fragilità.

Io che non assecondavo le tue necessità.

Abbiamo iniziato ad essere sbadati. Abbiamo iniziato a sbagliare gli abbinamenti, a prestare poca cura ai dettagli. Abbiamo smesso di preparare gli inviti insieme, seduti a tavola davanti al fuoco acceso con un bicchiere di vino in mano. Abbiamo smesso di essere noi.

“Ne vuoi una fetta?”.

All’improvviso.

Spezza.

La tua voce mi riporta al presente. Tu mi sorridi, e so che stai pensando a ciò che penso io; so che questo giorno è il simbolo di una nuova visione di ciò che siamo stati.

Mi offri una fetta della pumpkin spice cheesecake, la torta che amavo prepararti.

Grazie per le stagioni passate insieme, per le ore spese a cercare zucche che andassero bene, per la pazienza, per la cannella, per i regali, per il freddo e per la neve.

Grazie perché riesci ancora a rimandarmi sorrisi, perché un grande amore non è tale se non lascia un bel ricordo, perché la rabbia e il dolore fanno poi spazio al tepore della memoria.

Grazie.

Per il sapore dolce di questa nuova consapevolezza.

di Donna Pasini

photo Queen’s Kitchen

 
Visita il blog Queen’s Kitchen di Annalisa De Benedictis per conoscere le ricette alle quali il testo è ispirato

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4 thoughts on “Thanksgiving: rubrica 22’S KITCHEN

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  1. To jest cios poniżej pasa, ja wogóle uważam, że język hiszpański, którego nie znam, jest jednym z nasnjpawialszych bytów jakie istnieją na świecie. Wszystko zaś co zostało po hiszpańsku napisane ma od razu znak jakości Q. Tak więc moje opinie nie mogą być miarodajne, bo nasączone są emocjami. Dziękuję Ci bardzo za te kawałki

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  2. Delacrat – and little timmy was a nice kid till he bullied a classmate on the internet and the classmate committed suicide.and marge down the street was a nice lady til she had one too many and hilled a family of 4 when she crossed the median.what other anomalies do you want to throw a blanket statement on? of these examples what is the cause and what should be banned – the guns, the internet, the booze or the INDIVIDUAL who caused such havoc.

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  3. Catta: Nej vi vet inte om systern ville vara med, men att hon uttalar sig i tidningen dagen efter talar för att hon ville.Men precis allt det som du skriver i kommentar # 72 är synnerligen intressant och borde varit en del av programmet om det skulle handla om det som det sade sig handla om. Kanske familjen inte ville offentligt diskutera sin släkt, men då kan man inte säga A heller.

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  4. PTC does recognize the need for such tool and it is on the product roadmap. Unfortunately as much as many of our customers and we at PTC would like, we cannot always deliver all features in one release — thus we prioritize. We try to keep the market informed on the content of upcoming releases (through the blog, PTC Live as well as PTC Mathcad virtual conference as one we are hosting later this afternoon. Product plans do change however, in great part based on feedback like yours, so keep the feedback coming.

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