Castro e la sua rivoluzione

Ai funerali del “lider maximo” erano presenti capi di Stato provenienti da ogni dove, c’era l’intera classe politica dell’America Latina e milioni sono stati i cubani che vi hanno assistito.
Certamente è morto uno dei politici con più carisma del ‘900 e chiunque si sente oppresso dal “sistema” avrebbe il dovere di approfondire senza pregiudizi.
Fidel Castro nasce nel 1926 da una ricca famiglia borghese e latifondista.
Si laurea in legge giovanissimo e comincia a fare politica attiva contro la dittatura di Fulgenzio Batista che fu mandato al potere da potenti lobby statunitensi con l’appoggio della CIA,  trasformando l’isola in una gigantesca bisca (con tutto il corollario che ne seguì) gestita prevalentemente dalla mafia italo-americana.
La poca industria presente sull’isola e tutte le aziende dei servizi erano statunitensi.
Il popolo, tranne pochissime famiglie facoltose, era ridotto al rango di peones; fame, malattie e analfabetismo regnavano sovrane.
Grazie alla protezione che la sua potente famiglia poteva offrirgli portò avanti la sua battaglia per l’indipendenza cubana che sfociò in lotta armata con la fallita presa della caserma “Moncada”.
Venne arrestato e condannato a 15 anni di prigione ma dopo 2 anni, grazie ad una amnistia, venne liberato e condannato all’esilio.
(Evidentemente Batista non lo considerava più un pericolo).
Insieme agli altri “ribelli” si rifugiò in Messico con il chiaro intendo di preparare una spedizione armata.
La preparazione alla guerriglia durò circa due anni. Fu lì che conobbe Ernesto Guevara Lynch, giovane medico argentino, anch’egli figlio della borghesia, che rimase affascinato dal carisma di Fidel Castro e decise di unirsi ai rivoluzionari.
Partirono in cento (tra loro anche un italiano) a bordo della “GranMa” ma a causa delle avverse condizioni meteo sbarcarono molte miglia lontano da dove avrebbero dovuto, finendo in un tratto di costa sotto il controllo di Batista.
Vennero sopraffatti in pochissimo tempo e riuscirono a scappare in meno di quindici; tra questi, Fidel, suo fratello Raul, Camilo Cienfuegos, Guevara e pochi altri fortunati.
Si rifugiarono sulla Sierra Maestra e grazie all’appoggio dei campesinos riuscirono a sopravvivere e a riorganizzarsi.
Dopo circa due anni di intense ma quasi sempre vittoriose battaglie ebbero la meglio sull’esercito governativo.
Moltissimi furono i soldati che passarono spontaneamente nelle fila castriste.
Le ricche e potenti famiglie che appoggiarono e si arricchirono con Batista fuggirono in Florida.
Il resto è storia.
La vita di Fidel Castro poteva essere ricca, comoda e senza alcuna preoccupazione.
Non fece il rivoluzionario per avere un futuro  migliore per se, ma per dare l’indipendenza a Cuba, il sogno per cui José Marti morì senza vederlo realizzato.
L’unico prodotto da esportazione di Cuba era la canna da zucchero che veniva interamente acquistata dagli USA, al prezzo che quest’ultimi ritenevano più giusto. Cominciarono i dissapori col governo USA.
Nel 1960 l’ente per l’energia elettrica si rifiutò di fornire energia alle aziende pubbliche di trasformazione e così Castro si vide costretto a nazionalizzarlo, dando il via alle pesantissime sanzioni che interessano Cuba ancora oggi.
Poi ci fu il famoso sbarco alla baia dei porci degli esuli cubani spalleggiati dalla CIA.
Da quel giorno cominciarono gli arresti e le torture dei collaborazionisti o dei cosiddetti tali e come in ogni dittatura si vide il lato peggiore di Castro.
Fu a questo punto che si fece avanti la Russia.
E come unica possibilità residua alla sopravvivenza di Cuba, Castro non se la fece scappare.
Da socialista fu costretto a diventare comunista.
Esempio poi seguito da Ho Chi Minh in Vietnam.
In quante lande desolate, assetate e affamate dell’Africa, dell’Asia e dell’America Latina sarebbe servita e servirebbe ancor oggi una dittatura stile Cuba?
Castro può aver fatto tutte le nefandezze tipiche di una dittatura ma resta il fatto che ha sfamato un popolo senza alcuna risorsa naturale operando un trasferimento reale di ricchezza dai latifondisti al popolo.
È stato un opportunista?
Certo.
Ha vissuto molto meglio del suo popolo?
Vero.
Si è arricchito alle spalle del popolo?
Sicuro.
Ha represso nel sangue le rivolte di chi non la pensava come lui?
È storia.
Però ha avuto il grande merito di essere tra i pochissimi ad essersi opposto in ogni modo allo strapotere degli USA.
Adesso pensate a quante dittature messe in piedi e sostenute dai potentati della terra hanno fatto almeno in minima parte ciò che Castro ha fatto per i cubani.Pensate ad esempio cosa riuscirebbero a fare i nigeriani con una dittatura “illuminata”.
Oppure pensate alle dittature di Pinochet e Videla.
Per arrivare alla democrazia è necessario che prima il popolo mangi almeno due volte al giorno.
E perché ciò possa accadere esiste una sola via: una dittatura che riesca almeno in parte a ridistribuire le ricchezze e i mezzi di produzione.

Dopo che la popolazione sarà tolta dal ricatto della sete, della fame e dell’analfabetismo potrà pensare ad un’altra possibilità.
Auspico che gli oppressi di tutto il mondo si ribellino e trovino il proprio leader capace di fare ciò che Castro ha fatto per la sua gente.
Sarebbe un grande passo avanti per l’intera umanità.
Questo grandissimo e carismatico personaggio amato o odiato, è riuscito a tenere testa alla più grande potenza militare del mondo come nessun altro.
Anche nei momenti più difficili ha garantito ai cubani il minimo indispensabile in una delle zone più povere del globo.
È altresì riuscito a portare l’indice di mortalità infantile ai livelli europei (è tra i più bassi in assoluto e minore degli USA) e a debellare l’analfabetismo.
Il primo esproprio terriero fatto ai latifondisti cubani fu a danno dei suoi genitori e portava la sua firma.
Non difendo l’uomo ma l’idea.
Chiunque è con il popolo e con me.
A prescindere dal suo credo politico.
La Storia lo perdonerà.

di Roberto Nardella

foto I viaggi di pami.ale

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33 risposte a "Castro e la sua rivoluzione"

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