Le recite di Natale

ATTI UNICI CON INTERVALLO

V Parte – Le recite di Natale

 

La prima volta che mi ritrovai a calcare un palcoscenico, davanti ad un centinaio di persone che mi guardavano trepidanti e silenziose in attesa di una mia parola, era il dicembre del 1990.

Da poco più di un anno era caduto il muro di Berlino, Nelson Mandela era stato liberato, Kurt Cobain aveva iniziato le registrazioni di “Nevermind” (album di cui io per almeno altri 10 lunghi anni avrei ignorato l’esistenza) e le mie maestre d’asilo non brillavano certo per l’originalità.

La mia prima ed unica battuta consisteva nel dire “CaLo è plonta il Liso pel la cena.”

Interpretavo una mamma cinese con un cappellino di carta e la matita passata vicino agli occhi che mi faceva sembrare un’orientale.

A seguire la battuta del papà arabo, poi quella del figlio africano e della sorella europea; infine un girotondo di popoli che cantava inneggiando alla pace nel mondo.

Da qualche mese si parlava ormai di guerra del golfo, ma all’asilo comunale di una qualsiasi cittadina di provincia, i bambini risolvevano le divergenze culturali cantando una canzone e dandosi la mano.

Ai tempi, ovviamente, non avrei mai immaginato che il teatro sarebbe diventato il mio lavoro, o almeno una parte di esso.

Credo sia giusto, infatti, che nella mia compagnia tutti abbiamo un secondo lavoro: quello che ci permette il sostentamento. Recitare nutre l’anima e forse anche lo spirito, ma di certo non il portafogli.

Così Giacomo in settimana lavora in un call-center, Giusy aiuta in un bar, e gli altri si destreggiano tra le lezioni di chitarra e le ripetizioni.

Per quanto mi riguarda, giro per gli asili e per le scuole, a fare laboratori e più spesso sostituzioni.

Una cosa posso dirla con certezza, ché l’ho imparata in questi anni da supplente: le recite di Natale sono brutte.

Probabilmente piacciono solo alle maestre e ai genitori.

La colpa non è certamente dei bambini, che almeno inizialmente ci mettono un po’ di spirito natalizio e tanta fantasia.

Ma i bambini sono sempre bambini: parlano tutti insieme e raccontano barzellette che non hanno né un inizio né una fine.

Allora subentrano le maestre con le loro manie del controllo: pretendono il silenzio e li dispongono in file ordinate dal più basso al più alto, e così via.

A questo, poi, bisogna aggiungere un paio di canzoni tramandate di generazione in generazione (già antiche ai tempi di mia nonna) e l’assurda pretesa che tutti vadano a tempo, nel muoversi, o almeno nel battere le mani.

Le recite di Natale le puoi provare anche tutti i pomeriggi, sottraendo per esempio delle ore di matematica e di italiano alle future generazioni. Ma non avrà importanza. Per quante volte si siano sperimentati tutti gli imprevisti possibili, non si potrà mai calcolare con certezza la portata del disastro.

Alle recite di Natale la musica non parte, che si sia preso in dotazione l’impianto audio degno di uno stadio o che si disponga di un vecchio stereo con ancora il posto per le audio cassette, il risultato non cambierà. Perché sul più bello, quando tutto sarà pronto per iniziare, ci saranno batterie scariche, prese di corrente non funzionanti, corti circuiti e chi più ne ha più ne metta.

Alle recite di Natale, il più bravo della classe (che è anche l’unico che è riuscito ad imparare tutte le parti a memoria) è a casa con la varicella.

Ci saranno da calmare due/tre pianti dell’ultimo momento, mille domande a cui rispondere contemporaneamente, e facce deluse di bimbi a cui era stato promesso che qualcuno sarebbe andato a vederli, ma quel qualcuno non arriverà mai.

I vestiti, rigorosamente fatti di carta crespa, saranno rovinati o troppo larghi e non si troveranno i punti della spillatrice per dargli un’aggiustatina.

Ma saranno le maestre quelle più in panico di tutti.

Proprio loro che continuano a dire “È l’ultimo anno che organizziamo una cosa del genere!” ma l’avevano detto anche l’anno precedente, e ormai nessuno ci crede più.

Poi alla fine si parte.

Si risolvono tutti gli imprevisti, perché anche per le recite di Natale vale il refrain “The show must go on.”

E lo show, infatti, continuerà.

I genitori riprenderanno con i loro smartphone il figlio, escludendo tutti gli altri dalle riprese; i nonni faranno i complimenti ai nipoti di qualcun altro convinti che sia il loro adorato bambino; i fratellini più piccoli piangeranno tutto il tempo in cerca di attenzione.

Intanto i bambini, fortunatamente, combatteranno ancora qualche guerra tra i popoli facendo un girotondo e dandosi la mano.

Finirà anche questo Natale e questo anno.

Con uno scroscio di applausi, con la speranza che rimanga qualche insegnamento valido per il futuro. E, se i rappresentanti di classe saranno stati generosi, con una fetta abbastanza grande di panettone.

di Erika Cataldo

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52 risposte a "Le recite di Natale"

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    2. the Health care Obama-care policy was written by a convicted Felon… but yet the MSM reports nothing on it….. Global warming Exposed as a HOAX with thier very own emails.. yet the MSM reports nothing on it…. the media is the enemy and you sheep who are sleeping with the left deserve what is comming.

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    3. This is why he won. … This is why he won. Now if it could be used to express something more substantial than the campaigning that goes on after the campaign. But that’s not fun and doesn’t look cool. He’s very connected while showing the disconnect going about 200+ years strong. The common sense issues of equality and poverty are the least common things dealt with. Now I don’t wanna go off into a rant here. So I will say it does get better, but snails mock the pace it goes at. One love, Whoop Whoop!

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    4. You guys are making me worried. I am sure my first book is filled with historical errors, even though I tried hard to catch them . . . .I think I might have to set up an error report page on my website, too, Pam. Great idea. Sorta therapeutic. Getting them out there makes me feel a little better—absolved for the sin of historical inaccuracy! 😉 Oh, if those were the least of my worries.Sign me “Kathrynn Dennis, she who has a 13th century knight dressed in a button down shirt on her first cover.” LOL!

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    5. Das sehe ich ganz anders. Du verwechselst da Handys mit Smartphones. Die PIN-Abfrage dient lediglich der Sicherung der SIM-Karte und dem damit verbundenen Zugang zum Mobilfunknetz. Ein Smartphone hat aber, im Gegensatz zu vielen Handys, deutlich mehr Funktionen, die man auch ohne Zugang zum Mobilfunknetz nutzen können soll. Um die Benutzung der Funktionen zu sperren muss die Code-Abfrage bei der Tastensperre aktiviert werden. Sicherheit ist halt unbequem.

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    6. [1] hej, sms notifikacie.k linkbuildingu: kritizujem ten, co “krici”. Ten, co nevidim, neviem o nom, kaslem nan a mozno je dobry. Rozhodne si vsak myslim, ze to, co niektori pani predvadzaju na vybrali.sme.sk – a to su opakovane zapisy, to je spamovanie.To sa neda okaslat, komentarovy spam je budovanie siete odkazov, linkbuilding je to iste. Akonahle otravujem vkladanim odkazov a zaroven tym sposobujem averziu pouzivatelov ci majitelov, tak je to spamovanie. Nedokazem na to hladiet inak ale nechcem rovno ukazat prstom na priklady z vybrali.sme.sk (najcastejsie miznu)

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