Il lato oscuro del Natale – un mese dopo

Durante la prima settimana di dicembre, inizia a diffondersi un finto buonismo, accompagnato ad un senso della famiglia accentuato e allo spirito del natale. Personalmente trovo che forzare questi tipi di sentimenti porti soltanto dolore, pochezza ed inespressione.

Come quando ti dicono ” Dai un bacio a nonno” oppure “Fai un disegno a mamma”, o ancora “Vai con gli altri e divertiti”, o addirittura “Chiedi scusa” e “Ringrazia”.

Queste, sono tutte cose che sicuramente ognuno di noi si sarà sentito dire da piccolo e, nonostante l’intenzione fosse buona, non si può non evidenziare il fatto che il messaggio in sottofondo, implicito nell’ordine, suonerebbe così: fallo, perché a me fa piacere – fallo, perché se lo fai sei una brava persona – fallo, perché gli altri sappiano che noi siamo bravi genitori – fallo, perché solo così ti premieremo.

In questo modo si cresce sapendo che certe cose come l’affetto, la generosità, il senso d’integrazione, il pentimento e la gratitudine, sono tutte cose che vanno dimostrate per forza, altrimenti rischi di non essere una brava persona o, peggio, una persona definita “normale”.

Per il mio modesto parere, certi sentimenti vanno acquisiti e soprattutto provati naturalmente e con il tempo che ciascuno necessita: gli educatori dovrebbero spiegare, ma ancor di più manifestare con sincerità, le qualità che vorrebbero trasmettere ai bambini, ed aspettare che ogni individuo si formi con l’esperienza della vita.

Credo che non ci sia cosa più bella di vedere che, crescendo, ogni persona con la quale interagiamo applicherà con naturalezza tutti i sensi, assaporando la sensazione di aver fatto tutto il possibile per trasferire il tuo bagaglio emotivo, tramite quello che speri sia stato un buon esempio o dei buoni consigli.

Detto questo, le emozioni non si insegnano.

Tantomeno qualcuno può obbligare qualcun altro a dimostrarle, soprattutto se non appartengono ma si finge unicamente di possederle per piacere personalmente.

Credo che crescendo in un clima di questo tipo, diventeremo tutti individui con gravi difficoltà ad esternare i propri sentimenti.

Proprio durante gli eventi o i periodi di festività queste difficoltà emergono, secondo me, nel loro più completo disagio.

A me inquieta personalmente, e urta il sistema nervoso, la parola “insieme”, che puntualmente diventa un’ossessione col progredire del periodo natalizio. Tutto sembra già scritto: si addobberà l’albero, si mangerà con i parenti, si giocherà a tombola, si festeggerà tutti “Insieme” e sempre “insieme” dovremo apparire ovviamente felici, leggeri, candidi, divertiti e piacevolmente sorpresi, in un contesto di famiglia che presuppone il volersi bene senza se e senza ma. In alcuni casi, nemmeno troppo estremi, le persone sentono che devono volersi bene, usando il verbo che meno si addice alla sfera sentimentale.

Forse è anche questo uno dei motivi per cui il periodo natalizio non mi è mai piaciuto particolarmente.

Probabilmente, se ci si sentisse liberi di festeggiarlo al di là delle attitudini classiche, dimenticando l’affetto imposto, forse sarebbe davvero un bel momento da festeggiare.
di AmedeoCamerini – InArteCassandra https://www.facebook.com/InArteCassandra/

 

photo: Marcello Piu

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