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ALTER EGO

ALTER EGO

ALTER EGO

lat.; propr. ‘un altro (ălter) me stesso (ĕgo)’.

 

Forse le persone non si sono mai rese conto del male che mi hanno causato.

Nessuno sa quali siano state, poi, le vere e proprie conseguenze di quelle cattiverie dette o fatte, gratuitamente.
Il rispetto reciproco, ormai, ha smesso di esistere come regola di vita: è diventato una rarità che si trova solo in poche personalità.

Non dico di possedere questa qualità ma, se non altro, ne comprendo il vero significato. Per troppi anni sono stata immersa in vendette, bugie, nelle prese in giro e nell’insicurezza, nelle mie quattro maledette mura bianche. Sì, sempre loro, sempre le stesse.

Oggi non mi chiedo più il perché, non avrebbe senso farlo poiché so con certezza che non mi giungerà mai nessuna risposta. Allora mi rialzo, come sempre, dal mio caos immenso; continuo a camminare sperando che, almeno stavolta, nessuno mi metta i bastoni tra le ruote. Oggi credo che se non avessi passato quei lunghi, anzi eterni e lunghissimi dieci anni, immersa nell’anoressia, molto probabilmente non sarei la persona che sono e non avrei fatto ciò che ho fatto; non sarei cresciuta così, come Veronique e non più come Veronica.
Veronica è sparita, per un lungo viaggio, quando le cose sono andate a farsi fottere del tutto, quando non vedeva né aveva più la speranza di un possibile cambiamento.

Così è nata Veronique, cioè Io.

Io oggi.
Io che cammino a testa alta e che non mi faccio più mettere i piedi in testa da nessuno. Io che lotto con tutte le mie forze per guadagnare anche solo quei dieci euro al giorno per potermi pagare un corso di danza accademico e costruirmi un percorso. Io che adesso voglio realizzare il mio sogno senza più rinunciarvi a prescindere. Io che mi sento imbattibile ed invincibile anche davanti alle avversità che so di non poter contrastare.  
Non sono più la persona che ero, e questo lo so con grande certezza: mi sento forte, ora sono una persona forte.

Ogni giorno è diventato un sacrificio che non credevo di essere in grado di fare.

Ho sempre pensato che il coraggio mi mancasse e che, soprattutto, ogni luogo non sarebbe potuto essere mio, in alcun modo, come se fossi sperduta in una giungla senza acqua né provviste, sola ed abbandonata a me stessa, senza un luogo né una casa, senza compagnia né fantasia. Perciò non volevo rialzarmi.
Il giudizio altrui mi uccide ancora, e mi inquieta come poche cose nella mia vita.

Ma come posso pensare di cambiare, se questo aspetto continuo a tralasciarlo?

Come posso pensare, anche solo minimamente, di poter essere un giorno “normale” sentendomi realmente realizzata?
È per questo, e solo per questo, che ogni mattina devo sapermi alzare con un sorriso e con la voglia di fare.

Sono ad un passo dal concretizzare i miei sogni. So che ci vorrà ancora tanta fatica e tanta pazienza, ma io non sono più disposta a lasciare che la mia mente mi giochi brutti scherzi. L’ho bloccata: le ho detto che adesso è arrivata l’ora di finirla, che deve lasciarmi stare e che deve darmi la possibilità di provare cosa sia realmente vivere una vita normale.
È bello sapere che c’è questa piccola possibilità, ed è anche piacevole pensare che domani mi alzerò e sarò Veronique e non Veronica.

Anzi, è un sollievo.

Concepire la speranza di poter vivere più vite, a partire da quella del mio alter ego.

 

testo e foto di Veronica Carozzi
Visita il blog https://veronicacarozzi.wordpress.com/2016/04/25/joy-hope-rule-su-wordpress-com/

 

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