ATTI UNICI CON INTERVALLO – PARTE VI

ATTI UNICI CON INTERVALLO – PARTE VI

 

Il vestito di Pollyanna.

Una storia quasi d’amore.

 

La storia che voglio raccontarvi risale a una decina di anni fa, quando le mie giornate si dividevano tra università, sala prove, e qualche lavoretto, che non bastava mai nemmeno a pagare gli studi.

Le giornate sembravano durare 36 ore, avevamo tutti un sacco di sogni e aspirazioni che non crollavano nemmeno di fronte all’evidenza che agli spettacoli venivano a vederci solo amici e parenti. Ad ogni modo, un’estate decidemmo di ampliare il nostro pubblico iscrivendoci ad un concorso all’interno di un festival di provincia abbastanza noto, almeno nei dintorni.

Dovevamo presentare uno spettacolo, un componimento originale di breve durata e  di genere a nostra scelta. Il tema era la notte. Mi sarebbe piaciuto molto analizzarne l’aspetto poetico ed emotivo, invece, la nostra regista di quei tempi aveva deciso per un approccio decisamente più demenziale. Dovevamo interpretare una banda di rapinatori abbastanza scalcagnata, che ogni sera decide di effettuare una rapina, ma ogni volta il tentativo fallisce prima ancora di iniziare.  Il risultato finale, lo ammetto, era piuttosto divertente, ma la più grande delusione la ebbi il giorno in cui ci vennero consegnati i costumi di scena.

Mentre i miei compagni se la cavarono con tutine nere più o meno aderenti, io essendo una ladra piuttosto svampita, dovetti indossare un vestito giallo con un enorme fiocco a che mi fece guadagnare negli anni a venire il soprannome, talvolta ancora in voga, di Pollyanna.

Venne il giorno del debutto, era un caldo pomeriggio di giugno, e noi, insieme ad altri aspiranti attori ci trovavamo nel retroscena di un piccolo teatro di periferia a ultimare i preparativi e ripassare le battute. Convinti di poter dominare l’ansia verificando la memoria, scoprivamo solo che essa diminuiva man mano che si avvicinava l’ora di andare in scena.

Fu in quel contesto che lo vidi.

Se io sembravo Pollyanna, lui sembrava uno dei muratori che lavoravano nel cantiere accanto al teatro.

Però era bellissimo, o almeno a me sembrava.

Il suo gruppo si esibiva poco prima di noi. Avevano ideato una storia di gangster e malavita, uno spettacolo dalle tinte noir, che riusciva a strappare anche qualche risata.

Lo fissai per tutta la durata delle prove distraendomi solo di tanto in tanto per guardare con invidia Giusy, che indossava un abitino succinto, tacchi alti, perfetti per interpretare il ruolo da “Femme fatale”, che come al solito le era stato assegnato. Come avrei mai potuto reggere il confronto? Invece la vita a volte è imprevedibile, così finita la nostra esibizione, prima ancora che potessi raggiungere i camerini per togliermi l’odiato travestimento, lui mi fermò per farmi i complimenti, scoprimmo di avere molte cose in comune, e ci promettemmo appuntamenti futuri.

Ora, se questa fosse una storia d’amore, intendo senza il quasi, dovrei finirla qui.

Senza nemmeno dirvi come ci qualificammo a quel concorso che solo il giorno prima mi sembrava di vitale importanza. La verità è che per pochissimi punti non riuscimmo nemmeno a qualificarci tra i finalisti. Ovviamente ci rimanemmo male, ma direi una bugia, se non dicessi che quell’estate di dieci anni fa, io ero felice.

Felicità che persistette per tutta la durata delle vacanze, che a quei tempi iniziavano a giugno e finivano a settembre. Finché un giorno, da poco ritornata dal mare, venni a sapere che il mio gangster – muratore si era trasferito in un’altra città, ovviamente lontana, in cerca di maggior fortuna.

Noi, invece, continuammo a cercarla lì, la fortuna, nella nostra tanto amata e odiata provincia in cui eravamo cresciuti, tra un esame in meno da dare e uno spettacolo da mostrare ad amici e genitori.

Quando arrivò di nuovo l’estate, però, ci sembrò quasi doveroso, partecipare alla nuova edizione del concorso, e questa volta arrivammo primi, con i complimenti della giuria.

Malgrado tutto, anche noi, ci prendevamo le nostre soddisfazioni.

 

di Erika Cataldo

 
photo: Marcello Piu

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