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Sabbie immobili

Sabbie immobili

Lungo la costa aretusea v’è un casolare abitato da un anziano. Il signor Greco compie ordinariamente il medesimo gesto: si accomoda sulla poltrona e ascolta per ore il sibilo proveniente dalle mura scrostate. Trascorre le giornate da solo, l’unica compagnia gli viene offerta da suo nipote Salvo nei fine settimana. Un pomeriggio d’Agosto, il piccolo lo destò da quell’ipnosi chiedendogli: “Nonno, mi racconti una storia?”
Quel vecchio non aveva mai viaggiato, conosceva solo la Sicilia orientale.
“Una volta esisteva una terra in cui tutto restava immobile: il tempo non passava, i vecchi rimanevano picciriddi, bambini, comu a tia. Ognuno aveva due occhi che parevano perle. Brillavano! C’era un ragazzo, Scirocco, capace di volare e fischiare come nessuno. Voleva bene a tutti e tutti volevano bene a lui. Ogni tanto capitava che qualche scimunito se ne volesse andare, ché non gli piaceva il posto in cui viveva, ma quella è gente pazza. Se ‘sto scimunito non si placava, allora veniva accontentato. E sai cosa succedeva? Succedeva che diventava ancora più pazzo! Perché diceva di sentire e vedere cose che nessun altro sentiva e vedeva: il rumore del mare, gli aranci color fuoco. Ma quello non era pazzo… gli mancava Scirocco! In un periodo dell’anno il ragazzo partiva assieme alle rondini per andare chissà dove, e gli abitanti ne attendevano il ritorno. Ma capitò che prima di lui arrivarono dei mostri con un ghigno che faceva scantari, paura. Dalle bocche sputavano buio. Il cielo, il mare, i prati diventarono scuri. I gabbiani volavano fra torri fumanti, si ammalavano cacciando in un mare d’inchiostro.
Quando Scirocco tornò dal viaggio chiese atterrito: ‘Cos’è successo qui?’.
‘Non cresce più nulla che abbia luce: ogni creatura è un’ombra, ogni pianta è un veleno!’- rispose un omino.
Scirocco cominciò a piangere, le lacrime cadevano al suolo innalzando volute di zolfo.
‘E le mie sorelle che fine hanno fatto? I miei fratelli?’
‘Le vele son diventate petroliere, i pescatori sono scomparsi.’
Allora Scirocco adirato prese la sabbia con le sue possenti mani e la gettò in cielo scatenando una tempesta: un vento dorato seccò case, campi, corpi. Quando finì, tutto luccicava d’oro. Ma gli abitanti non erano più picciriddi, invecchiarono a vista d’occhio. Nessuno sa che fine fece Scirocco. Alcuni dicono che morì per il troppo dolore, altri che decise di sacrificarsi per il bene dell’isola. Io credo che un giorno Scirocco tornerà. Aspetta solo di essere accolto da persone che non vogliono far del male a nessuno. Fìdati, tornerà.”
Il bambino rimase stupito dall’affermazione. Il racconto sembrava tanto reale che uscì a cercare quel ragazzo, quando un puntino nel cielo catturò la sua attenzione.
“Quello è un aquilone! Un aquilone! Ma nonno ha detto che gli aquiloni volano solo quando c’è vento e qui soffia solo lo Scirocco. Questo vuol dire che..?”
Mentre parlava il cuore batteva all’impazzata, le gambe tremavano, l’ossigeno sembrava non bastare. Ed i suoi occhi, giuro, diventarono perle. Ma questo Salvo non poteva saperlo.

 

di Gabriele Tomasi

 

photo Katia Zappulla

 

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