STORIE DI ORDINARIA SOTTOMISSIONE

Il bisogno di approvazione e di riconoscimento spinge talvolta ad accettare compromessi, che limitano l’identità personale in favore di un’identità sociale, più conforme al modello di personalità che gli altri si aspettano di vedere in noi.

Lo stereotipo del femminile dipinge una creatura dolce e fragile, sempre bisognosa di tutela e di protezione da parte dell’uomo.

Certamente, quest’immagine è molto lontana dalla realtà delle donne di oggi, ma (purtroppo) sopravvive ancora nell’inconscio o nell’immaginario di alcuni insospettabili maschi emancipati e moderni.

Nonostante il femminismo, le pari opportunità e la necessità di aver due stipendi per sostenere una famiglia. Ci sono ancora uomini che legano la propria virilità alla realizzazione economica e sociale, finendo per sentirsi poco mascolini di fronte a una figura femminile più affermata di loro.

È per questi motivi che alle donne può capitare di fingersi meno di quello che sono o addirittura di limitare la propria realizzazione, per non fare ombra ai maschi importanti della loro vita (mariti, fidanzati, padri, fratelli e via dicendo).

Ragazze, giovani e meno giovani, occultano o minimizzano i propri risultati positivi e si mostrano meno di quello che invece sono, per non creare insicurezza e per non essere allontanate o, peggio, umiliate a causa dei loro successi.

Mostrarsi meno è un meccanismo che, spesso, agisce in modo automatico, senza che ci sia consapevolezza, né una reale volontà, da parte di chi lo mette in atto.

Può bastare uno sguardo, un ascolto mancato o una battuta di troppo, per segnalare la rivalità e spingere una donna intelligente a non condividere più la propria realizzazione o addirittura a reprimerla in se stessa.

Nella mia professione, purtroppo, ho incontrato tante donne meno.

Donne che si sforzano di non fare vedere le loro qualità, che adombrano o sminuiscono i propri talenti, che cercano di non irritare con il proprio valore, le persone cui vogliono bene.

Signore e signorine che mostrano di essere meno.

Meno di tutto quello che hanno conquistato al prezzo di fatica e sacrifici.

Meno intelligenti, meno affermate professionalmente, meno abbienti, meno amate, meno sensibili, meno attente, meno… di tutto ciò che sono davvero. Meno buone e meno brave, pagano il prezzo di un’apparente mediocrità (professionale o affettiva) pur di non affrontare la colpa di essere diverse da come gli altri le hanno immaginate.

Hanno imparato a nascondere se stesse, per sopravvivere in un mondo che ha bisogno di negare l’emotività e la creatività e che ne disconosce costantemente il valore.

Donne capaci di fingersi incapaci, pur di sentirsi amate.

 

DONNE meno.

Wanda è un affermato dirigente d’azienda. Guadagna più del marito e può permettersi un tenore di vita agiato. Viene da me per una grave insonnia che la tormenta da qualche tempo. Guarda caso, da quando ha ricevuto una proposta di lavoro che la porterebbe a viaggiare spesso in tutto il mondo.

“Il lavoro è interessante, ma non lo posso proprio accettare!” racconta con gli occhi lucidi, cercando di convincere se stessa.

“Mio marito ne morirebbe! Non basta il fatto che guadagno più di lui… dovrei anche partire tutti i mesi e stare via per una settimana. Non se ne parla proprio! Se devo scegliere tra la carriera e il matrimonio, scelgo il secondo. Per me gli affetti sono la cosa più importante nella vita.”

Lucrezia ha studiato lettere antiche per accontentare i genitori ma il suo sogno sarebbe aprire una pasticceria.

“Adoro fare i dolci! Ma non dolci qualsiasi, dolci particolari e raffinati. Dolci adatti alle occasioni speciali!” mi guarda illuminandosi.

“I dolci sono la mia arte. Quando posso, seguo corsi di alta pasticceria e ultimamente ho preso contatto con i gestori di un locale elegante e molto conosciuto qui in città. I miei capolavori sono piaciuti e così è iniziata la collaborazione: preparo i dolci per le serate a tema!

Questo lavoro mi piace da morire, però devo stare attenta a non farmi sfuggire neanche una parola con papà. L’idea che io possa guadagnare dal mio hobby (come lo definisce lui) lo farebbe andare su tutte le furie!”

Cristina si è laureata con il massimo dei voti, a distanza di qualche giorno da suo fratello Mauro. Entrambi sono diventati ingegneri ma, mentre Mauro farà una grande festa per celebrare la conclusione dei suoi studi, Cristina non da nessuna importanza alla sua laurea che è passata sotto silenzio con tutti.

“Come mai non farà una festa anche lei?” le domando, sconcertata da tanta disparità di trattamento.

“No, no, dottoressa, mi creda, è meglio di no! Mi sento già abbastanza in colpa, per aver preso un punteggio più alto di mio fratello, se poi mi mettessi anche a festeggiare… diventerebbe proprio un’ostentazione! Preferisco non dare troppa importanza alla mia laurea. Del resto, io ero fuori corso da qualche anno e invece Mauro, che è più piccolo di me, si è laureato rispettando perfettamente i tempi universitari. Il genio negli studi è solo lui!”

 

Wanda, Lucrezia, Cristina e tante altre. Donne meno.

Sono capaci di rinunciare al successo, per non ferire.

Sono capaci di mostrarsi ordinarie, per scelta.

Sono capaci di occultare il dolore, e sopportare di non sentirsi amate come sono.

Il cuore compie grandi gesti.

Con noncuranza.

 

di Carla Sale Musio

 

photo: Marcello Piu

 

 

Link diretto all’articolo, e per ogni approfondimento,

visita il blog della Dott.ssa Carla Sale Musio

http://carlasalemusio.blog.tiscali.it/2012/02/24/storie-di-ordinaria-sottomissione/?doing_wp_cron

 

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