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Quando la consuetudine sostituisce un piacere

Quando la consuetudine sostituisce un piacere

Non viene anche a voi l’ansia quando si sta per avvicinare un evento come il compleanno di qualcuno, il Natale, un battesimo, la Pasqua o un anniversario?

A me capita, e penso che tale ansia derivi dal fatto che si tratta di eventi che implicano la presenza forzata di un regalo; già il fatto che, il più delle volte, ci si senta obbligati a farlo, credo che annienti la voglia di donare, voglia che spesso viene sostituita da pensieri come “e se non piacerà?” pensando che, se la risposta fosse un no, saremo valutati come persona che conoscono il festeggiato da sempre senza conoscerne i gusti. Oppure, ancora, si fanno pensieri del tipo “questo costerà abbastanza?”, il che potrebbe far credere che tu stia dando un valore monetario alla persona in questione, quando in realtà, volendo bene a tale persona in modo particolare, vorresti semplicemente farle un bel regalo degno dell’amore che provi per lei. Ma il pensiero più stressante di questi periodi è “siamo legati abbastanza per farci un regalo?” e, nel caso di una risposta negativa, di conseguenza i nostri ragionamenti saranno “se lo glielo facessi poi loro ne rimarrebbero imbarazzati, e dunque si sentirebbero in dovere di ricambiare?”;  oppure, al contrario, “se non lo facessi, ne rimarrebbero offesi e quindi rovinerei quel poco di rapporto che abbiamo?”.

Donare in questa maniera, perde il valore intrinseco del gesto: i doni si fanno con amore, con piacere, con entusiasmo, e non per consuetudine o per il dovere di ricambiare; né tantomeno perché un evento te lo impone.

Io, per esempio, amo farli quando mi va’ anche se non sempre le reazioni sono positive: lo stupore iniziale è legato, sì, ad un sentimento positivo, ma viene spesso accompagnato anche dal dubbio.

Mi è capitato di sentirmi dire “ma oggi non è un giorno particolare, perché mi fai questo regalo?” o addirittura, peggio, “stai tentando di affabularmi, cosa vuoi chiedermi, di cos’hai bisogno?” come se i favori, i piaceri o i doni, si facessero solo per ottenere qualcosa in cambio.

La cosa più deludente rimane una risposta così: “grazie, però adesso mi fai sentire in colpa, perché io non ti ho fatto nulla; avvisa la prossima volta”;  oppure “devo fartene per caso uno anch’io?” .

Personalmente amo il gesto di donare qualcosa semplicemente per il piacere di farlo, non perché mi aspetto di essere ricambiato; non comprendo come si possa essere così sconvolti da un pensiero fatto al di là delle occasioni che ci impone la società o il calendario.

Purtroppo, al giorno d’oggi, si è persa la naturalezza di dare un bacio, una carezza e tante altre piccole e preziose cose che sono state sostituite dal consumismo e dall’esibizionismo . Nonostante questo, perfino carezze e baci talvolta vengono usati spesso nel modo sbagliato, o viene attribuito loro un valore o un senso sbagliato. Per esempio, dal momento in cui una coppia dichiara la loro relazione, capita spesso che amici e parenti chiedano loro una conferma attraverso un bacio, come se quel gesto denotasse l’amore o addirittura l’affinità tra i due. Anche all’interno di una relazione, baciarsi e farsi spesso dei doni, è come se dimostrasse il rispetto reciproco. Trovo che sia molto superficiale e riduttivo valutare il proprio rapporto in base a cose di questo genere; queste piccole cose ci sono e siamo noi ad attribuirgli il vero significato, quello più profondo, ovvero “l’amore”, perciò pensare semplicemente “ti voglio bene e dunque voglio darti questa cosa”.

Che sia un bacio o un dono, è questo il pensiero che si dovrebbe avere; dall’altra parte, chi lo riceve, dovrebbe esserne contento e apprezzare il gesto spontaneo, indipendentemente dalla qualità, dalla quantità o dalla frequenza del regalo ricevuto.

E questo semplicemente perché il pensiero che sta dietro e che accompagna il gesto di donare qualcosa, rende fortunato chi lo riceve, a prescindere.

di Amedeo Camerini

inArte Cassandra

 

photo Dahlia

 

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