IL PESO DEI RICORDI

È che da quando non ci sei le estati sono sempre troppo lunghe e troppo calde.

Sento la mancanza dei tuoi sorrisi, delle giornate passate in montagna, delle risate, dei giochi.

Forse sono semplicemente cresciuta e, con me, è cresciuto il vuoto della tua assenza.

Febbraio è il mese del tuo compleanno; dopo tutti questi anni faccio ancora fatica a credere di non poterlo più festeggiare insieme. Sembrerà banale dire che ci si accorge delle cose preziose solo quando si perdono; banale, forse, ma così reale e tangibile.

Perché, se la figura di un nonno è sempre e comunque insostituibile, la tua è ineguagliabile; perché da quando non ci sei le cose non vanno mai bene, ci sono sempre problemi, lo vedi? Come se tu fossi stato il collante che teneva insieme tutti i pezzi, proprio quei pezzi che ora si sbriciolano, giorno dopo giorno.

È che da quando non ci sei le stagioni si rincorrono velocemente fra loro, soffermandosi su quei periodi dell’anno che sono più difficili, per me, da superare. Come se fossero degli ostacoli, e sentissi di aver esaurito le forze.

Perché da quando non ci sei ho dovuto essere forte, anche se piccola, ho dovuto esserlo per mamma, per nonna, per tutti, per chi già stava crollando e non poteva – non doveva – farsi carico anche dei miei dispiaceri.

Quella forza ho continuato a cercarla nei ricordi, anche se trovavo sempre e solo aneddoti che mi opprimevano il cuore e che non mi lasciavano respirare.

Ho letto da qualche parte che si tende a ricordare solo il buono delle nostre esperienze: per autodifesa, per dimenticare il dolore. Ma allora perché quando penso a te vedo ancora quel male che ti ha portato via?

Quel male che ho visto divorarti da dentro, giorno dopo giorno; quel male che mi terrorizzava.

E io, da bambina quale ero, mi vergognavo di aver paura; mi vergognavo di me e pregavo Dio che ti lasciasse al mio fianco per altro tempo.

Ricordo come se fosse ieri (anche se sono passati quindici anni) il giorno in cui ho scoperto che non ti avrei visto più: che non mi avresti sorriso più, che non avresti più giocato con i miei ricci, che non mi avresti più chiamato con la tua voce così rassicurante.

Lo ricordo perché è un dolore che mi ha spaccato il cuore; senza fuggire, però, nell’autodifesa della mente, è restato e resta limpido, come marchiato a fuoco nell’anima.

È che da quando non ci sei il sole è meno luminoso; c’è una costante foschia che oscura la vista.

A volte penso a come sarebbe, ora, averti qui e a quanti problemi risolverebbe la tua sola presenza: quante lacrime in meno, quante preoccupazioni in meno, quanti sorrisi in più.

È strano pensare che l’esistenza di una sola persona condizioni così tante vite e quanta voglia avrei in questo momento di sedermi al tavolo con te, e bere un bicchiere di vino o presentarti l’amore – perché si, non ci crederai, ma l’ho incontrato. Quanta voglia avrei di sentire anche solo per un attimo ancora la tua voce, e il calore del tuo abbraccio, il tuo affetto così puro.

Ci sono ricordi che riempiono il cuore e ci sono assenze che lo prosciugano.

Quando il peso diventa insostenibile, quanta paura fa il mondo.

Quando fingere di essere forte non ha più senso, quanta paura fa il dolore.

Dopo ogni perdita ti dicono che il mondo deve continuare, che deve andare avanti. Ma non ti dicono come, nessuno ti dice che procede singhiozzando e che, ad ogni scossa, perdi un pezzo di te e che per quanto ti sforzi di cercarlo, in cuor tuo sai di averlo smarrito per sempre.

Quante briciole di me ho smarrito, rincorrendo il tuo ricordo.

Quante lacrime ho versato, chiedendoti scusa di non essere diventata ciò che avresti voluto.

Da quando non ci sei son passati molti anni.

Nel frattempo mi sono laureata, nonno; ho raggiunto un traguardo che non riesco a considerare come tale, perché sento che la mia vita è ancora in sospeso. Ho conosciuto molte persone, e perso tante amicizie; ho preservato solo con i rapporti autentici.

Soprattutto ho cercato di essere buona come lo eri tu, ma questo non mi riesce bene; ho tanto dolore e tanto risentimento nel cuore, e lo sfogo su me stessa. Come se farmi del male potesse cambiare il peso dei ricordi; come se crollare sfinita ogni sera potesse aiutarmi a dimenticare.

Alle volte ti vedo ancora sorridere, come se non te ne fossi mai andato; ti sento accanto, come se provassi a sostenermi quando mi sento crollare, e realizzo che forse la presenza fisica non è necessaria, se dal mio cuore non te ne sei andato mai.

E così è.

Buon compleanno nonno.

Ora e per sempre, insieme.

 

Testo e foto di Donna Pasini

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