IL TOPO WINNIE

C’era una volta, tanto tempo fa, una bimba di nome Penny.

Viveva assieme ai nonni in un casolare circondato da un prato che, in estate, complici le spighe mature agitate come onde dal vento caldo, si trasformava in un mare dorato.

Penny amava le storie: quando giungeva il momento di andare a dormire, chiedeva sempre alla nonna di leggerle la sua favola preferita. Per un po’ riusciva a seguirne le parole della trama, poi però il cielo che vedeva dalla finestra aveva la meglio.

«Nonna, di cos’è fatta la luna?»

Questa domanda arrivava puntuale ogni volta e la nonna, sorridendole, chiudeva il libro poggiandoselo sopra le ginocchia e sistemandosi un ricciolo grigio dietro alle orecchie.

«La luna è fatta di formaggio.»

«E chi ci vive sulla Luna?»

«Winnie, il topolino biricchino. Sai, ogni sera ne rosicchia una fettina fino a farla scomparire del tutto. Ma la luna, che è buona e vuole bene al topolino, riprende pian piano a crescere fino a ritornare ad essere quello splendido cerchio dorato che brilla in cielo.»

La bimba immaginava come potesse essere questo topolino fino a che decise che proprio lui sarebbe diventato il suo migliore amico.

Un pomeriggio di fine estate accadde una cosa molto strana.

Penny correva con il suo triciclo come sempre da una stanza all’altra della casa; la polvere che si solleva al suo passaggio veniva prima trafitta dal sole e poi, dondolando nell’aria, ricadeva come zucchero a velo sui mobili e sul pavimento, mescolando l’odore di muffa a quello della carta da parati. Improvvisamente ecco che, davanti a lei, comodamente seduto sul bracciolo di un vecchio divano rattoppato, comparve un topolino: aveva il musetto nero, i baffetti birbantelli e pieni di vita, due piccole orecchie rosa, e una lunga coda attorcigliata intorno alle zampette; sembrava quasi che ridesse, mentre la fissava sfrontato come un attore sul palcoscenico pronto a ricevere l’applauso del pubblico.

Penny gli si avvicinò molto lentamente, per timore di farlo scappare.

Quando fu a pochi centimetri da lui, allungò le dita per sfiorarlo.

Il topolino, facendo vibrare i baffi ai lati del musetto, le salì lesto sulla mano paffutella, e si fermò a guardarla.

La bambina scoppiò in una risata fragorosa.

«Tu devi essere il fratellino del topolino che vive sulla luna, Winnie!» esclamò. «Dimmi, la conosci questa favola?»

Senza attendere risposta, gli raccontò la storia che tanto amava e che aveva ascoltato infinite volte dalla voce della nonna.

Proprio in questo modo nacque la strana amicizia tra la bambina ed il roditore.

Iniziarono a vivere insieme millecento avventure, tante quante la fantasia potesse immaginare: un giorno erano dei pirati alla ricerca del tesoro, il giorno dopo erano cavalieri che lottavano contro il drago cattivo.

Quando si avvicinava l’ora del tramonto, però, smettevano di giocare e andavano alla finestra del solaio, e lì, affacciati in silenzio, aspettavano che la luna si alzasse alta nel cielo.

«Non sai quanto mi piacerebbe poter andare a trovare il mio amico Winnie, lassù.» sospirava Penny. «Ma un giorno ci riuscirò, ne sono sicura!»

I nonni ovviamente non sapevano nulla di tutto questo; avevano solamente notato che, durante il pranzo, la bambina nascondeva dei piccoli tozzetti di pane e delle croste di formaggio dentro alle tasche del vestitino. Si interrogarono a lungo su quale potesse essere il motivo ma, non trovando alcuna risposta, decisero di seguirla per capire cose stesse succedendo.

Quando scoprirono la verità, il primo pensiero fu quello di intervenire per allontanare il roditore, ma poi, vedendo com’era felice in sua compagnia, ci ripensarono.

«Non importa se è un topo, l’importante è che lei sorrida!»

Esattamente così andò avanti, per molto tempo, finché una mattina Penny salì in soffitta e non trovò più il suo amico ad aspettarla.

Lo chiamò prima a bassa voce e poi a voce sempre più alta, correndo disperata ovunque; lo cercò sotto a tutti i mobili, sotto al tavolo, per tutta la casa, nei loro nascondigli preferiti.

Alla fine, stremata, si arrese.

Si sedette sul divano e guardò in faccia la realtà: il topolino era andato via per sempre. Purtroppo l’aveva lasciata sola, in balia dei suoi lacrimoni che rotolavano lungo le guance rosee come perle sul velluto.

Quando alla sera la nonna la mise a letto, vedendola molto triste, le prese il viso tra le mani e la fissò a lungo negli occhi.

«Penny, cos’è successo?»

La bimba, non potendo raccontare la verità, serrò le labbra e, con esse, anche il cuore.

Sentiva un vuoto che nessuno avrebbe mai più potuto riempire.

La cosa che più la faceva soffrire era la certezza che non avrebbe visto mai più – mai più in tutta la sua vita – quel baffetti lunghi e quelle orecchie enormi e, soprattutto, quel musetto che sembrava sorriderle sempre.

Lui era andato via per sempre.

“Sempre” è una parola che fa paura per quanto futuro contiene.

«Nonna, sai cosa mi piacerebbe tanto?»

«No, dimmi.»

«Vorrei tanto andare a trovare Winnie sulla Luna e rosicchiarla con lui, sera dopo sera.»

La donna, sorridendo davanti a questo pensiero buffo, le diede un bacio sulla fronte, le rimboccò le coperte e spense la luce dell’abatjour. Quando però andò per chiudere le tende, la nipotina la fermò.

«No, ti prego, questa sera lasciale aperte, voglio vedere il cielo!»

Quella notte uno strano silenzio abbracciò tutta la casa.

Cessò persino il tic tac ritmico della pendola in cucina.

Tutto appariva stranamente sospeso.

All’improvviso, dalla finestra della stanza di Penny, un raggio di luna strisciò lentamente sul pavimento arrampicandosi sul letto e, da lì, si spostò sul viso della bimba dipingendole un leggero sorriso sulle labbra. La luce, dapprima tenue e via via sempre più intensa, si smorzò fino a scomparire del tutto.

La nonna si svegliò di soprassalto; si alzò in fretta e andò nella stanza di Penny.

Trovò la finestra spalancata e il letto vuoto; urlò per lo spavento talmente tanto da far accorrere il nonno.

Dopo il primo momento di smarrimento, subito iniziarono a cercarla insieme, dentro e fuori casa, ma senza successo; ritornarono sconsolati nella stanza della nipote e, sedendosi sul suo letto, si lasciarono andare alla disperazione: Penny si era volatilizzata.

La nonna, con le braccia vuote d’amore, spinse lo sguardo fuori dalla finestra fino al perfetto cerchio dorato e circondato da stelle.

Quella sera però c’era qualcosa di strano.

Non poteva essere vero!

Si alzò come al rallentatore, incapace di distinguere il sogno dalla realtà, e indicò la luna con un dito tremante per l’emozione.

Allora il nonno alzò gli occhi a sua volta, e vide che sulla luna erano comparsi due occhi, un naso e una bocca.

«La nostra bambina!» esclamarono in coro.

Penny aveva trovato finalmente il modo di raggiungere il suo amico del cuore, Winnie, trasformandosi lei stessa in Luna.

Certo non aveva dimenticato i suoi nonni, che continuava a guardare e ad amare anche adesso che era lontana.

All’improvviso, i due, sentirono uno squittio: fermo sulla porta, il topolino fece cadere un pezzettino di carta strappato a chissà quale libro, e poi fuggì via nel buio di qualche anfratto.

La nonna si piegò a raccoglierlo e, dopo averlo letto insieme al marito, scoppiò in lacrime.

«Se il mio cuore s’intreccia con il tuo, quel legame non si scioglierà mai più. Anche se saremo sotto cieli diversi, in luoghi diversi; anche se saremo io di qua e tu di là; anche se penserai di non potermi mai più parlare o abbracciare. Ricorda sempre: nel momento in cui guarderemo la stessa luna, noi non saremo mai lontani.»

“Sempre” è una parola che fa paura per quanto cuore contiene.

 

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di Ketty D’Amico

 

photo: Rossana Orsi

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