Democrazia Liquida

 

I pericoli che temiamo di più sono immediati e dunque è comprensibile che desideriamo rimedi anch’essi immediati:

soluzioni «bell’e pronte» che diano sollievo sul momento,

analgesici acquistabili anche senza prescrizioni mediche.

[… ]

Ci infastidiscono le soluzioni che ci chiedano di prestare attenzione

ai nostri difetti e misfatti,

che ci impongano – socraticamente – di «conoscere noi stessi».

 

– Zygmunt Bauman
Il mese scorso, all’età di 91 anni, ci ha lasciato uno dei più importanti sociologi contemporanei.
Zygmunt Bauman ha raccontato la nostra società in maniera precisa e mai banale, teorizzando il concetto di “Liquido”, con il quale ha illustrato vari temi spaziando dai cambiamenti sociali, la modernità fino ad arrivare all’amore.
Attraverso questo concetto vorremmo andare ad analizzare un modo nuovo di approcciare le produzioni artistiche e letterarie in generale e più nello specifico l’editoria.
Innanzitutto dobbiamo comprendere il termine “liquido” in relazione al suo contrario, “solido”. Per fare questo dobbiamo pensare alle vecchie produzioni industriali, dove la rappresentazione della società era data dalle industrie che risultavano, anche fisicamente, come strutture immense e immobili.
Nel corso del tempo questo si è andato a modificare, con la delocalizzazione delle produzioni e la frammentazione delle stesse; con le nuove tecnologie il tempo e lo spazio si sono contratti e questo ha modificato in maniera profonda la nostra società.
Le relazioni sociali in questo contesto vanno decomponendosi e ristrutturandosi con velocità estrema, fluida e volatile.
I confini ed i riferimenti sociali si confondono e le vecchie strutture entrano i crisi. La globalizzazione, insieme alla mutazione dell’essere umano da produttore a consumatore, crea la disgregazione del concetto di comunità lasciando spazio ad uno sfrenato individualismo, con la conseguente crisi dell’individuo stesso, incapace di soddisfare le richieste di consumo che la società impone.
Così oggi avviene nelle produzioni artistiche e culturali.
I produttori sono i primi consumatori, che vivono la solitudine di doversi promuovere senza strutture e con legami pronti alla disgregazione improvvisa.
Sono incapaci di realizzare standard soddisfacenti a crearsi un’identità riconosciuta dalla società, con conseguente crisi produttiva ed appunto identitaria.
Se si ritrovasse la capacità di strutturarsi, la possibilità di inserire l’individuo nella comunità, che non sia solo società, allora si potrebbe creare una rete che mini la solitudine dell’essere umano e lo renda più forte nella produzione della sua attività.
Liquido è anche qualcosa di adattabile e questa potrebbe essere la chiave per attuare un cambiamento ulteriore che supererebbe lo stato attuale di crisi; riconoscere l’individuo come tale, differenziando le singole possibilità ed esaltandone capacità ed esperienze. Inserendolo in un contesto comunitario creando nuove strutture che tengano conto della modifica della percezione spazio-temporale attuale.
Regole condivise con applicazioni modulabili a seconda di realtà, contesto e soprattutto persona.
Nella crisi c’è sempre qualche elemento trasformabile in opportunità; qualcosa che non funziona più è semplicemente un monito e motore alle nuove possibilità che si prospettano.

 

di Andrea Stella

 

 

photo: Rossana Orsi

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