IN NATURA

C’è un piacere nei boschi senza sentieri,
c’è un’estasi sulla spiaggia desolata,
c’è vita, laddove nessuno s’intromette,
accanto al mar profondo, e alla musica del suo sciabordare:
non è ch’io ami di meno l’uomo, ma la Natura di più.
Christopher McCandless (Emile Hirsch)
INTO THE WILD

Hanno angoli taglienti le pietre, come certi ricordi.
Seduta all’ombra di foglie odorose, immergo le mani calde nell’acqua del fosso melmoso che placida ristagna tra i miei piedi, lambendo le caviglie gonfie, dopo la salita.
Canticchiando ammonticchio pietre e sassi, mi ostino a creare una torre, come se impilassi pensieri e sogni, o  lontane realtà.
Forse non dovrei essere qui, forse non è il mio posto oggi. Quando respiro libera nel sottobosco, regno di vellutati muschi e odorosi licheni, i pensieri affiorano violenti, distruggono ogni barriera, ogni tabù che con tempo e fatica ho creato, coltivato, innalzato.

In natura sarebbe facile vivere, lei è predisposta per la nostra sopravvivenza, creata su misura come dono gratuito di un Dio generoso e giusto.
Nutrirsi di frutti, bacche, funghi. Ripararsi fra le rocce, vestiti di foglie, dondolarsi tra i rami e confondere le albe con i tramonti; e se arriva la pioggia ripararsi in palafitte o corone di alberi centenari.
Accendere fuochi, scaldarsi insieme tra braccia amiche, senza perbenismi o vergogne, ridendo degli affanni altrui.
Conosco persone che  sono riuscite a realizzare piccoli villaggi eco-sostenibili, con il necessario per vivere senza nulla chiedere, senza dipendere dalla volontà altrui, come invece ci ha insegnato la nostra società.
Crearsi mondi al di fuori dal nostro umano/disumano, vivendo in natura e di null’altro della gioia di vivere; pescando, coltivando, ammassando per l’inverno senza orologi o cartellini di riconoscimento e crogiolandosi di piacevoli compagnie di esseri che ancora hanno qualcosa di umano.
Non tutti possono farcela senza agi e comodità; senza il tutto pronto, tutto fatto. Preconfezionato, predigerito, prepensato.
Ci siamo dimenticati perché siamo qui, in questa vita; ci siamo dimenticati il vero significato per cui popoliamo questa Terra che maltrattiamo, uccidiamo, consumiamo, derubiamo.
I nostri gesti di tutti i giorni, la fretta di andare … dove? Lo abbiamo dimenticato.
Il tempo non ha valore; lo consumiamo come una caramella gommosa che al contatto con la saliva si scioglie, si consuma.
Della vita cercano di toglierci tutto, soprattutto il “nostro” tempo per riflettere, così da non poter essere UOMINI.

La scusa è la frenesia. Io la chiamo baratto: sì, barattiamo la nostra vita per assecondare un sistema alienante e pochi se ne rendono conto o peggio ancora, preferiscono essere posseduti da esso.
Lavare, stirare, cucinare, pulire, riordinare, mangiare, bere dormire, lavorare; la sveglia suona, il treno parte, il latte scade. Un mulinello dormi/mangia/lavora/dormi.
NON SI HA TEMPO DI AVERE TEMPO.
In quei villaggi l’unico tempo è quello che trascorre tra alba e tramonto, il resto è vita.
Eppure qui, impilando sassi e pietre, mi sembra di vivere a pieno il tempo. L’acqua lenta non ha fretta di fuggire; lambisce la riva, si insinua negli anfratti, scorre leggera nelle spaccature e poi riprende il corso più ampio, si attorciglia ai massi, rimbalza tra vecchie radici, modella i tronchi che fa scivolare leggera nel canale più ampio del suo scorrere.
Ecco come questo rigagnolo è tutto equilibrio, ecco come dopo tanta tranquillità che carica il suo fluire, può ora prendere più velocità. Il terreno in pendenza aiuta il suo scorrere veloce, impiglia, inciampa su rocce più grandi generando una potenza argentina per esplodere poi in una cascata di bellezza, di rumore e luce infranta.
Respiro, ascolto, guardo e vedo la sua forza, la sua bellezza. Piccole gocce spruzzate nella luce formano arcobaleni, ed è un godere per i sensi e il respiro. È la vita, rigenerante ed energizzante. La Natura si mostra e mi viene da piangere al piacere di farne parte qui, ora, nel mio tempo.

 

testo e foto Raffaela Casassa

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