chanceedizioni@gmail.com

EDITORIALE

EDITORIALE

oṡare v. tr. [lat. volg. ausare, der. di ausus, part. pass. di audere «osare»]

– Avere il coraggio di fare cosa che sia per sé temeraria, rischiosa, imprudente

o per qualsiasi motivo ardita. –

 

L’arte non si manifesta attraverso una sola espressione.
È difficile che chi eccelle in una disciplina non sia particolarmente bravo anche in altre, più o meno affini a quella che potremmo definire principale, o nell’approccio alla cultura in genere.
Quando apprezzo un artista, mi piace conoscere il suo percorso e le influenze che lo hanno plasmato.
Ad esempio, approfondendo l’attività produttiva di Stanley Kubrick, mi è capitato di imbattermi in una sua riflessione che ha stravolto le mie prospettive. Perchè, credo, il primo passo per creare qualcosa dal nulla sia stravolgere le prospettive accettate di norma dalla società.
Così, il mito di Icaro, cambiò per sempre nella mia testa il significato che gli avevo attribuito; da questa nuova visuale affronto i nuovi progetti e le mie idee future.
Più o meno tutti conosciamo il mito di Icaro, e la sua morale.

Suo padre, Dedalo, era l’ideatore del labirinto di Creta e, in quanto conoscitore dei suoi segreti, non gli era permesso lasciare l’isola; per fuggire egli costruì un paio di ali fatte di piume e di cera, così poté scappare volando via con il figlio. Icaro, preso dall’ebbrezza del volo, volle salire sempre più in alto benché il padre lo aveva avvertito di non farlo.

Tanti raccontano che fu la superbia a punire Icaro per il suo gesto: il sole, a cui tanto si era avvicinato, sciolse la cera facendolo precipitare in mare.
La lettura più diffusa di questo mito racconta perciò che non si deve essere superbi, considerando la superbia come sfrontatezza verso chissà quale meta; non puntare troppo in alto, ma attenerci alle regole e alle posizioni acquisite.
Personalmente preferisco quella del regista inglese quando afferma che l’insegnamento che dobbiamo trarre dalla storia di Icaro è che, se vogliamo volare e soprattutto osare, non possiamo usare delle semplice cera né delle piume, ma dobbiamo adoperarci per costruire ali più solide e più resistenti.
Volare è possibile, osare si deve.
Serve dedizione, attenzione, un impegno ed un lavoro meticolosi se si vogliono ottenere determinati risultati.
Se pensiamo di volare con ali approssimative e posticce, allora saremo destinati a precipitare o a raggiungere obiettivi limitati.
La nostra nuova prospettiva editoriale, nata ad agosto scorso con il NUMERO PILOTA di questa rivista, prosegue attraverso la nascita e lo sviluppo di Chance Edizioni.

Abbiamo bisogno di cambiare approccio nei confronti della cultura, del pubblico e dei rapporti umani. Vogliamo scoprire il potenziale che secondo noi è presente là fuori, mettere in relazione punti di vista diversi e valutarne la loro compatibilità, costruire strumenti solidi e resistenti per la realizzazione di espressioni concretamente valide che non siano solo meramente dei prodotti.
Il vento si è alzato.

Dalle passioni, dalle doti caratteriali, dagli stimoli, da desideri infantili e maturi.

Da tutto ciò che, in noi, arde.

 

di Andrea Stella

 

photo: Katia Zappulla

 

Rispondi