L’INVIDIA S’INSIDIA

Spesso, fin troppo, provo il sentimento dell’invidia verso l’altrui persona.

Non ne ho mai capito il vero e proprio motivo, o meglio, non ho ancora potuto dare una risposta a questa mia ‘ossessione’.

Il tempo mi ha insegnato a contenerla, costruendole attorno degli argini ma esclusivamente nella mia testa, proprio per evitare un’inutile sofferenza.
Anche quando ero bambina, lo ricordo bene, provavo gelosia per ciò che non avevo ma un altro sì, qualsiasi cosa fosse. Quella sensazione mi perseguitava per tutto il giorno e per tutta la notte; era un tormento alquanto fastidioso ed insidioso, impossibile da scacciare o  da escludere dall’esistenza.
Sentivo una pressione al petto e, contemporaneamente, una rabbia interiore che mi provocava, tentando di tirar fuori da me tutta l’ira che covavo dentro e condizionando il mio modo di vivere, di pensare e di essere.
Nel mio ‘mondo’ (nella mia mente) girovaga sempre questa sensazione di mancanza, come se a me fosse stato impedito di avere ciò che altri avevano o hanno.
Penso a me ora: da un momento all’altro mi sono rialzata da una tomba che mi era già stata scavata; ho deciso di intraprendere l’università ottenendo il massimo dei voti, sempre, ma poi ho capito quale strada volevo percorrere ed ho mollato tutto.

Quanto ho rimpianto questo mio volere.

Ma sapete cosa?

In realtà è stato esattamente questo a farmi comprendere che non era il momento, che non era la mia strada; è stata la prima vera esperienza che mi ha insegnato qualcosa che conserverò nel cuore per sempre: la tenacia.
Fu coraggioso da parte mia fare questo gesto così avventato, dato che non sono mai stata una ‘studentessa modello’, anzi, dopo due bocciature, credo che nessuno si aspettasse che avrei preso quella strada, anche se solo per un breve lasso di tempo.
Purtroppo la mia vita non mi ha permesso di avere una stabilità emotiva, dunque l’indecisione ed il lasciare le cose a metà è sempre stato all’ordine del giorno per me.
Spesso, un po’ troppo, perfino le mie relazioni erano così: non riuscivo a coltivarle e a trasformarle in qualcosa di più, che fosse amore o amicizia, ma la mia ‘incoerenza’ e la mia paura di essere ‘abbandonata’ da qualcuno, tanto quanto la poca stima nei miei confronti, non mi sono stati d’aiuto.
Oggi come allora, passo ancora le mie intere giornate ad osservare le vite altrui; i social network lo consentono senza alcun tipo di filtro e, per accedere a determinate informazioni, basterà un semplice click. Mi ritrovo costantemente immersa in questo mondo fatto di realtà concreta ma spesso raccapricciante.

So bene che passare le mie ore libere guardando i profili delle persone che ‘invidio’ non contribuirà a cambiare la mia vita all’improvviso, né mi farà diventare ciò che voglio essere.
Mi dico, tra me e me: ‘no, Veronica, non è così che funziona.’
Perché questa volta voglio concentrarmi su questo discorso?
Perché forse sono anni che cerco di aprirmi e di spiegare la mia repressione; spesso ho voluto esternare la mia ira interiore, senza esserci riuscita mai davvero e fino in fondo.

Non penso sia facile parlarne; sono giorni e giorni che tento invano di scrivere questo articolo, eppure non riesco a trovare le parole adatte per dargli un senso logico.
So solo, con estrema certezza, che dentro all’invidia non c’è alcun tipo di obiettività; forse parliamo di una specie di malattia mentale che diventa psicosomatica, fino a portarci in due direzioni, diverse ma entrambe negative: la prima la si può riassumere nella frase “tutto può succedere”, poiché la rabbia fa compiere azioni ingiustificate e senza il minimo senso, ad esempio dire cattiverie gratuitamente o rubare la personalità altrui per costruirsi un alter-ego inesistente; la seconda conduce ad una grande e probabilissima possibilità, e cioè quella di rimanere soli perché lo si è deciso, perché ce lo si impone onde evitare quel viso cupo e sempre incazzato che tocca portarsi dietro come fosse un macigno di almeno una tonnellata da mostrare a chiunque ci incontri.  
Non ho problemi ad ammettere l’invidia che mi pervade.

In questo aspetto sono sempre stata piuttosto ‘trasparente’. Quando qualcuno si imbatte nella mia espressione, nonostante non mi conosca a fondo, son sicura possa leggermi chiaramente tutto in faccia.

Trovo sia stupido ed inutile, è un male che ti fai da solo ma senza sapere il perché.

Mi dico: ‘Veronica, perché invidi quella persona? Che cos’ha in più di te? Forse anche tu vorresti avere quello, quello e quell’altro? Non puoi. Tu sei tu, lei è lei/lui è lui. Stop, e non fa una piega.’
Se torniamo al punto di partenza, quello in cui ho citato i social network, aggiungo che tutto è basato sull’estetica, su ciò che è esterno a noi e ben visibile: il corpo, il denaro e tutto ciò che comporta averlo (case, abiti, auto lussuose, viaggi, possibilità di studiare nelle migliori scuole ecc.).

È proprio questo che fa nascere l’invidia e che la alimenta: il continuo richiamo a ciò che tu hai e che, invece, io non possiedo.
È subdolo e fa incazzare.
È un segno di debolezza.
È uno dei sette vizi capitali e forse un motivo ci sarà.
Eppure, eppure. Io sono una persona invidiosa, invidiosa a livelli superiori alla media. Ma dove finisce la diversità, allora? Quella non conta più? È per caso meno importante? Se non esistesse quest’ultima, saremmo tutti automi standardizzati, identici gli uni agli altri. La personalità di ognuno di noi sparirebbe: le caratteristiche, le piccolezze, le cose che ci rendono unici.
Questo sto cercando di imparare ora: l’unicità.
‘Ognuno di noi è unico e irripetibile’ diceva sempre il mio professore di pedagogia, il professor Pati; lui è stato il primo a indicarmi la strada per rinascere da questo incubo che mi perseguita da tutta la vita; un processo che posso definire ‘work in progress’.

Piano piano inizio ad accettare ciò che sono, ciò che ho, ciò che posso e potrò avere, cercando di focalizzarmi su quel che desidero io.
DEVO accettare me stessa, in toto, perché altrimenti non farò che privare la mia vita del piacere della compagnia delle persone care.

 


[…]
To be continued

 

https://veronicacarozzi.wordpress.com/

http://loseyourmindskinnylove.tumblr.com/

https://vimeo.com/user27642068

http://www.imgrum.org/user/joyhoperule/2222420100

https://www.flickr.com/photos/141316798@N06/

 

 

testo e foto di Veronique Carozzi alias Joy Hope Rule

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