HAI MAI PENSATO?

Hai mai pensato a come sarebbe andare via? Non per un giorno, non per un anno.

Via. Semplicemente.

Una valigia con dentro un paio di cose: delle scarpe e un peluche; le foto no, quelle non ti servirebbero nella tua nuova vita. Via.

Io ci ho pensato, e spesso.

La mia nuova mattina inizierebbe come tutte le altre: prima un piede fuori dal letto e poi l’altro, poi tutto il resto del corpo trascinato in cucina; un caffè e uno sguardo fuori dalla finestra per osservare le piante che crescono, invidiandole. Perché loro – le piante – mica ce l’hanno un’anima che pesa come piombo e tiene incollati al suolo quando invece si vorrebbe volare. Dovremmo imparare – da loro – la sopravvivenza e l’arte della sopportazione, che altro non è se non rassegnazione: un giorno sei lì, con i tuoi steli ed i tuoi fiori, nel tuo angolo di balcone, ma il giorno dopo eccoti sradicata e spostata da un’altra parte, in un altro vaso che, nel peggiore dei casi, è umido; eccoti sostituita da una pianta più bella e più prolifica di te.
Però io non sono una pianta. Nossignore.

Perciò la rassegnazione non fa parte dei miei progetti.

Prenderei la mia valigia, quindi, quella con le ruote consumate dai chilometri di speranza, e ci metterei dentro le prime cose: mi immagino davanti alla scelta, proprio io che non butto nulla, anzi, io che m’affeziono persino ai biglietti dei Natali passati.

«Questo sì e quest’altro forse. Questo, intanto che ci penso, lo porto con me.»

Alla fine chiuderei quella valigia. Certo, dire che tutta l’operazione si svolgerebbe nell’arco di pochi minuti sarebbe una bugia. Perchè scappare o andarsene non è una cosa semplice da fare. Ma alla fine riuscirei a chiuderla.

Clack… clack… ziiip!

Chiusa. Come gli occhi, questi maledetti, che malati di miopia ti hanno raccontato un mondo di ombra spacciandotelo per quello vero.
Ecco la porta, le tue colonne d’Ercole, il punto di non ritorno.

Esiti un istante.

Diffidate di chi non esita mai. Fuggite via da loro. Chi sa sempre cosa fare mi fa paura, perché non ha mai sentito tremare il cuore, le mani e la voce.

Tu sì; tu conosci quella sensazione che ti mette in guardia, la conosci e decidi che vale la pena sentirla.

«Ce la fai a lanciare il tuo nome oltre la soglia?» ti domanda, proprio come farebbe un’amica.
Ci rifletti ancora un attimo.

Santa pace, è della tua vita che stiamo parlando!

«Sì.» rispondi in un primo momento, incerta; ti piace quella la sensazione.

Poi alzi la testa e lo ripeti con più convinzione: «sì!»

Quindi andrei via; lo farei senza far rumore, esattamente nel modo in cui ho sempre vissuto fino a quel momento. Per l’ultima volta: giurando di smettere di vivere silenziosa; giurandolo a me stessa, mentre esco di casa con il vento che mi ruba il fiato caldo.

Hai mai pensato a come sarebbe un mondo rumoroso?

Io sì.

E adesso so parlare.

 

di Ketty D’Amico

 

photo di Rossana Orsi

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One thought on “HAI MAI PENSATO?

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  1. Chi di noi non ha mai pensato una cosa del genere…? L’autrice in questo racconto è riuscita a portare nero su bianco un pensiero comune a molta gente… La lettura mi ha emozionata fino a farmi piangere… E non è il periodo delicato che sto passando… È semplicemente che queste parole sono riuscite ad accarezzarmi il cuore fino alle lacrime… Grazie! Complimenti Ketty D’Amico!

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