Storie d’amore, d’amicizia e di guerra. La colonia estiva.

ATTI UNICI CON INTERVALLO – PARTE VIII

Storie d’amore, d’amicizia e di guerra. La colonia estiva.

 

Mi ricordo con precisione la mattina in cui mia madre mi accompagnò al pullman in partenza per la colonia estiva. Avevo undici anni e una valigia più grande di me. Arrivati alla stazione dei bus incontrammo una collega di mia mamma che aveva una figlia della mia età e non mi ricordo, se fu lei, o proprio mia madre a dire “Vedrete, diventerete subito amiche!” prima di lasciarci salire sul pullman e abbandonarci al nostro destino.

Dieci minuti dopo la odiavo già.

Era una ragazzina sciocca e viziata, probabilmente lo ero anch’io, ma con meno presunzione.

Passò gran parte del viaggio a dire che non le piaceva vantarsi e a elencare la serie dei suoi numerosi successi. Intanto io pensavo alla fortuna che avevo avuto, in fondo se le fosse piaciuto vantarsi, di cosa avremmo parlato?

Mi stava antipatica a tal punto che arrivati sul posto di villeggiatura, accampai una scusa qualsiasi e riuscii a non farmi mettere in camera con lei. Capitai in camera con delle ragazze di Torino, e nonostante una di loro fosse afflitta da sindrome dell’ordine compulsivo, ed io fossi nata col gene del disordine cronico, diventammo subito amiche.

Eravamo in tanti bambini e ragazzi provenienti da tutta Italia, e pensavo che con un po’ di fortuna non avrei più rivisto la mia concittadina.

Invece il destino volle diversamente.

Uno dei primi pomeriggi passarono gli educatori a chiederci chi voleva partecipare a uno spettacolo teatrale, una piccola recita organizzata per l’ultima sera.

L’amore per il teatro era già vivo in me fin dai tempi della prima elementare per cui non esitai a presentarmi alle prove. La maniaca dell’ordine mi accompagnò.

L’ insegnante di teatro era un uomo, giovane e affascinante, con i riccioli scuri e una passione per i cantautori.  Ci diede subito in mano un copione intitolato: Storie d’amore, d’amicizia e di guerra.

Era la storia di una principessa che viene rapita da un uomo molto ricco e cattivo che desidera sposarla. Lei però è innamorata di un giovane guerriero, che affronta mille avventure, incontra nuovi amici, per poterla portare in salvo. Una favola banale, ma con una bellissima colonna sonora.

L’ insegnante ci disse che per assegnare le parti avremmo dovuto sostenere un’audizione.

Io all’epoca ero molto timida, ma decisi di tentare ugualmente la fortuna.

Ottenni la parte di una strega, una delle parti principali, anche se ovviamente non quella della protagonista. In ogni caso sarei stata molto contenta del risultato ottenuto se la parte della protagonista non fosse andata a lei: la smorfiosa del viaggio.

Così io e la maniaca dell’ordine, che aveva ottenuto una parte secondaria, iniziammo a interrogarci senza sosta sul motivo di quella scelta. Era davvero più brava di noi? Non ci sembrava espressiva, né spigliata, anzi, sul palco era timida e poco incline al movimento. O almeno queste erano le considerazioni che facevamo tra di noi, quando poi tornavamo in camera, prima di addormentarci. Se io ben presto me ne feci una ragione, indossando i panni della strega, un po’ buona e un po’ cattiva, con ritrovato divertimento, la mia amica volle andare fino in fondo alla questione.

Perché ha scelto lei per fare la protagonista?” domandò un giorno, dopo le prove, al nostro affascinante insegnante di teatro.

Lui rispose come se fosse ovvio, come fosse la millesima volta che avesse dovuto sorbirsi quella domanda.

Perché le principesse sono bionde con gli occhi azzurri. Tra le ragazze del gruppo lei era l’unica così.

Quella risposta lasciò perplessa anche me. Era la prima volta che pensavo fossimo state vittime di un’ingiustizia durante l’assegnazione delle parti; non fu l’ultima tuttavia.

Malgrado l’episodio ricordo ancora l’estate della colonia estiva come una delle più belle della mia vita, e la preparazione di quello spettacolo un’esperienza indimenticabile.

Per la prima volta mi ritrovavo a recitare su un palco davanti a sconosciuti, inoltre per la prima volta noi ragazzi ci occupavamo di tutte le parti dello spettacolo.

Così mentre gli altri prendevano il sole in piscina, noi costruivamo, facevamo le prove, disegnavamo gli sfondi, fabbricavamo abiti di scena. Facevamo gruppo.    

Fui costretta a passare molte ore con la figlia della collega di mia mamma e a un certo punto iniziò a essermi meno antipatica. In fondo non era colpa sua se le principesse da millenni vengono sempre rappresentate nella stessa maniera.  

In ogni caso non diventammo mai amiche, quello no. Il giorno della partenza, quello dopo lo spettacolo, le feci i complimenti e la salutai, non prima di essermi assicurata di non dovermi sorbire tutto il viaggio con lei vicino.  

 

di Erika Cataldo

 

photo: Ketty D’Amico

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