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Chi racconta la storia?

Chi racconta la storia?

RUBRICA ANIMA DI CARTA

 

Chi racconta la storia?

(prima parte)

 

Quando ci proponiamo di scrivere una storia, è fondamentale prestare attenzione a un elemento che può fare la differenza per la riuscita o meno del racconto o del romanzo: il narratore, ovvero la “voce” che racconta la storia.

Il narratore è una figura invisibile in un’opera narrativa, eppure presente e di grande importanza. Per capirne il senso basti pensare a cosa succede quando guardiamo un film: le scene scorrono sotto i nostri occhi e ascoltiamo i personaggi parlare, in pratica siamo noi stessi testimoni di ciò che accade sullo schermo. Nella narrativa invece c’è bisogno di un intermediario, di una “voce” che ci spieghi a parole cosa c’è sulla scena, chi parla, come sono fatti i personaggi, ecc.

Una domanda che dovremmo porci a questo proposito è: chi si prenderà la briga di raccontare la storia che mi accingo a scrivere?

 

Il narratore più comune è quello interno alla storia, che parla in prima persona.

 

“Voi non sapete nulla di me, a meno che non abbiate letto un libro chiamato Le avventure di Tom Sawyer; ma non importa.”

(incipit di Le avventure di Huckleberry Finn)

 

Nella prima persona, chi scrive ed espone i fatti è la stessa persona che ha vissuto (o sta vivendo) le vicende raccontate.

Questo è il modo più semplice e immediato di narrare. A tutti viene spontaneo cominciare una storia parlando di se stessi (se si tratta di vicende autobiografiche) o identificandosi con il protagonista (se la trama è inventata). Siamo abituati a raccontare storie ogni giorno, quindi è normale pensare subito a questa forma di narrazione per un racconto o un romanzo. Se poi si tratta di un’autobiografia, verrà ancora più naturale.

Scrivere in prima persona presenta anche molti vantaggi, perché ci consente, come autori, di immedesimarci, di descrivere con precisione i pensieri e le emozioni del protagonista. Ancora, permette di coinvolgere con facilità chi legge, perché accorcia le distanze tra lettore, protagonista e autore.

Altro importante vantaggio è che usare un narratore di questo tipo garantisce più chances di essere presi sul serio dal lettore, soprattutto se le vicende hanno un sapore straordinario. In questo caso, è come se si testimoniasse personalmente su un’esperienza, avvalorando i fatti.

Tuttavia, usare la prima persona non è necessariamente il modo migliore per raccontare. I vincoli che presenta questa forma non sono da sottovalutare. Per esempio chi narra ha una percezione molto limitata. In pratica potrà descrivere solo ciò che conosce direttamente. La prima persona ci costringe a entrare nella testa sempre di un solo personaggio, con poca libertà di movimento.

Un grosso rischio, in questo caso, è poi quello di rendere pesante e claustrofobica la lettura, sopratutto se chi legge non riesce a identificarsi totalmente con il protagonista o se quest’ultimo risulta un tipo poco simpatico.

Inoltre, scrivere in prima persona necessita di una notevole padronanza del personaggio: chi scrive deve conoscere alla perfezione la sua creatura, al punto da potersi identificare in lui/lei in tutto e per tutto. Se ciò non avviene, la storia perde credibilità.

Scrivere in prima persona è meno facile di quanto possa apparire, perché l’intimità con il personaggio non ammette intromissioni dell’autore, di nessun genere.

In ultimo va considerato che la prima persona è la tipica forma del diario, un tipo di scrittura che non è apprezzato da tutti.

Nonostante i suoi limiti, questo narratore resta comunque la scelta più saggia e funzionale per molte storie, in particolare per quelle che prevedono un unico protagonista.

 

(continua…)

 

Tutti gli approfondimenti sul blog

http://animadicarta.blogspot.it/

 

di Maria Teresa Steri

 

photo Dahila

 

Nessuna risposta.

  1. Annamaria ha detto:

    Molto interessante …

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