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DESERTIFICAZIONE

DESERTIFICAZIONE

La definizione attualmente accettata dalla comunità internazionale
è quella proposta dalla UNCCD
che definisce la desertificazione come:
“degrado delle terre nelle aree aride,
semi-aride e sub-umide secche,
attribuibile a varie cause,
fra le quali variazioni climatiche
ed attività umane.”

Quando si parla di desertificazione non ci si riferisce all’espansione naturale dei deserti, ma a quei processi sociali ed economici attraverso i quali le risorse naturali ed il potenziale vitale dei terreni vengono degradati a causa di molti fattori tra cui le pratiche (agricole, ma non solo) insostenibili, la pressione demografica e la cattiva gestione del territorio da parte dell’uomo.

A questi processi si sovrappongono poi gli eventi naturali (cambiamenti climatici, erosione idrica ed eolica, salinizzazione dei terreni), che sono sempre più catastrofici a causa degli interventi dell’uomo sui delicati equilibri dell’ambiente.
Deserto, mancanza di vegetazione; termine comunemente usato per descrivere luoghi privi di vita. Ma la definizione ha un carattere più ampio; la desertificazione del libero pensiero e l’azzeramento di valori, di idee, di creatività, di dialogo e socialità.
La Natura sta rispondendo ai colpi che noi umani abbiamo inferto al suo interno; inquinamento da smog, emissioni nucleari, scie chimiche, sfruttamento del sottosuolo, disboscamento. Tutto in proporzione alla perdita dei valori.
E se la Natura perde in energia, noi perdiamo in umanità.
Provate a fare una chiacchierata al bar o al supermercato, in coda in posta; al di là delle solite frasi di circostanza sul tempo, non c’è altro da dire.
Ricordo in passato come fosse facile parlare con tutti nel quartiere; il simpatico salumiere, la nonna del compagno, la vicina di casa, a scuola, al bar, sull’autobus.
Oggi invece ognuno è chiuso nel suo grigiore, sigillato in cuffie sonore, ottenebrato da messaggi e vita virtuale. Cosa mina il carattere di queste nuove generazioni?
Questa è l’era del progresso e dell’eccesso, dove ha importanza quello che si possiede e non quello che si “è”.
Si sta verificando un grande “effetto domino” che procede schiacciando e azzerando il libero pensiero; ci viene infatti propinato in mille modi quanto poco valiamo, quanto poco contiamo, servi di un potere che “pensa” per noi, “sceglie” per noi, “decide” per noi, togliendoci così emozioni e curiosità.

Sono tempi poveri d’anima questi, dove i mostri contro cui dobbiamo combattere dentro e fuori di noi ogni giorno, sono abbastanza conosciuti: consumismo, egoismo, edonismo esibizionista, il prevalere della sfera materiale su quella spirituale.
Sedotti dai messaggi televisivi, dove tutti hanno tutto senza sforzo e fatica.
Basta guardarsi attorno per vedere esseri vuoti che vagano come zombie, fissando quelle tavolette luminose che sanno confondere ad arte la mente.
La cronaca ci mostra ogni giorno cosa siamo diventati: fame, guerre, omicidi, pedofilia, stragi, femminicidi, bullismo, incuria, vandalismo, violenza senza motivo su animali e persone; ormai una vita vale meno di nulla.
La sacralità della persona e del pensiero non interessa più a nessuno. I bambini sono violenti con i coetanei e con gli adulti; si sfregia e si ammazza senza colpevolismi ma anche senza motivo. Non si hanno più obiettivi costruttivi; tutto è fatto e pensato per dissacrare e distruggere cose, animali, persone, ambiente.
La colpa di chi è? E di cosa è?
Molte ipotesi tutte possibili, che comunque sono la somma di una serie di scelte sbagliate o di inerzia dei singoli, di un’umanità alla soglia di un’Era che ci porterà all’autodistruzione.
Ma in tutto ciò, un sogno ce l’ho; sogno che esistano ancora persone che sappiano amare la vita e che la conservino in armonia con il creato, dono gratuito e meraviglioso, ormai alla deriva, sconvolto e torturato dall’inciviltà di ognuno di noi.
Noi, che siamo la società; noi che curviamo la schiena e ubbidiamo a leggi innaturali, mentre il sistema gioca al rialzo per distruggere, annientare ed impoverirci l’anima.
A presto….forse!

 

testo e foto di Raffaela Casassa

 

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