GLI ODORI

Gli odori, i profumi. Li adorava!
Era capace di sentirli a metri di distanza. Anche, o soprattutto, dove gli altri non sentivano nulla.
Era quasi come un sentimento per lei: lo intuiva sotto coltri di cose buttate lì apposta per nasconderlo.
Da ragazza, ne era quasi infastidita: la turbavano tutti quegli odori che s’ammucchiavano dentro le sue narici  senza darle la possibilità di sottrarsene. Erano troppi: l’odore dei suoi amici, quelli dell’adolescenza, di chi prova a crescere per tutta la vita, e l’odore di qualcuno dallo sguardo sognato, cercato e trovato.
Imparò a riconoscere gli odori del sole d’estate, l’odore delle case. Se non avesse avuto lo sguardo, avrebbe visto lo stesso.
In seguito, imparò anche ad abbinare gli odori alle persone. L’odore delle frittelle era la nonna, l’odore dei libri ingialliti – trinciato forte – era il nonno, l’odore d’uva e delle Astor era il padre, l’odore di rossetto era la mamma e l’odore della salsedine era lo zio più amato.
Andava in giro a cercare e a inseguire gli odori come facevano i pointer del padre durante la caccia; ormai si era abituata e sorrideva di questo suo tenace vezzo.
Annusava anche con il cibo, anche adesso che era diventata adulta. A nulla erano valsi, nel tempo, i rigidi divieti della madre. Non mangiava nulla se prima non aveva annusato, e anche a casa sua lo faceva.
Annusava e catalogava.
Continuava a farlo, dopo anni che lui non abitava più lì.
Metteva in ordine e odorava, in cerca di ricordi che dessero un senso al tempo vissuto insieme.
Annusò quindi nel cassetto dove ancora c’era qualcosa che gli era appartenuto. Sentì solo l’odore dei giorni regalati a vecchi rancori; avvertì nitidamente quello dei nuovi, consegnati alla disillusione di scontate bugie.
Richiuse tutto. Si concesse al suo olfatto e si girò decisa verso altri profumi.

di Caterina Azzarà

 

 

photo di Ketty D’Amico

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