SI È SEMPRE FATTO COSÌ

Si è sempre fatto così.

E quindi perché cambiare?

La violenza trova un alibi perfetto nelle consuetudini, che con il loro corollario di rituali, cerimonie e protocolli, impongono le leggi della sopraffazione dietro il travestimento innocente dell’abitudine.

Si è sempre fatto così e quindi è normale continuare a farlo, anche se si tratta di atrocità come l’infibulazione, le spose bambine, la lapidazione e altre crudeltà che ai nostri occhi appaiono intollerabili ma che appartengono alle tradizioni dei paesi in cui sono praticate.

 

Si è sempre fatto così e quindi:

“Una sculacciata non ha mai fatto male a nessuno!”

“Le punizioni temprano il carattere!”

“La severità fa crescere adulti vincenti!”

Si è sempre fatto così e quindi:

“Mors tua vita mea!”

“Homo homini lupus!”

“Uccidere fa parte della vita!”

Si è sempre fatto così e quindi seguitiamo a perpetuare le nostre usanze innocenti e cariche di arroganza, senza che la coscienza ne riconosca l’aggressività.

È per questo, che continuiamo a mangiare la carne, ignari dei tanti studi che ne dimostrano la pericolosità per la salute. Ma soprattutto, inconsapevoli della crudeltà e del cinismo con cui brutalizziamo la vita di tante creature docili e miti.

Si è sempre fatto così e quindi regaliamo ai nostri figli i pupazzetti colorati che rappresentano gli animali della fattoria. Gli stessi animali che poi abusiamo negli allevamenti, per soddisfare il piacere effimero del palato, senza curarci dei maltrattamenti e del dolore.

Si è sempre fatto così e quindi impariamo da piccoli che gli adulti hanno sempre ragione, anche quando puniscono, umiliano e picchiano. Perché si sa: lo fanno solo per il nostro bene.

Si è sempre fatto così e, da una generazione all’altra, perpetuiamo i principi di un mondo basato sul predominio e sulla prepotenza, trascurando il rispetto, la fratellanza, la solidarietà e l’amore.

Si è sempre fatto così.

Perciò ci sembra logico imbrogliare i bambini e sfruttare gli animali, perché l’innocenza che li accomuna è un valore sconosciuto nella nostra evoluta società dei consumi, in cui contano il guadagno, la competizione e la prepotenza e non c’è posto per la sensibilità, per la conoscenza reciproca e per l’accoglienza della diversità.

Tramandiamo la violenza da una generazione all’altra, attraverso tanti piccoli gesti che ci sembrano normali.

Perché li abbiamo visti compiere sin da quando eravamo bambini e abbiamo imparato a conviverci, dimenticandoci dell’angoscia e della sofferenza. Nostra e degli altri.

Ci sembra ovvio mangiare la carne di chiunque appartenga a una specie diversa dalla nostra.

Ci sembra ovvio dare una sculacciata a un bambino che non ubbidisce.

Ci sembra ovvio non perdere tempo a comprendere le ragioni e il dolore di chi consideriamo diverso.

In questo modo coltiviamo la crudeltà e, senza rendercene conto, incrementiamo le guerre, le stragi, le morti, le malattie e la sofferenza che stanno distruggendo l’umanità.

Si è sempre fatto così.

M

INNOCENTI VIOLENZE QUOTIDIANE

M

Il venerdì santo, come ogni anno, la nonna va a ritirare l’agnello dal macellaio.

Lo porta a casa ancora vivo, perché dice che così è sicura che sia fresco, e poi incarica noi bambini di prendercene cura.

Possiamo giocarci venerdì e sabato perché domenica mattina la nonna lo cucina.

Qui in paese il pranzo di Pasqua si festeggia sempre con l’agnello. La nonna dice che bisogna mangiarlo perché è un simbolo di pace.

Ma io piango sempre, anche se tutti mi prendono in giro e mi chiamano “femminedda”.

La zia ha steso le lenzuola fuori dal balcone in modo che tutti vedano che Andrea ha fatto la pipì a letto.

“Sei un piscione!” lo canzona arrabbiata, mentre rifà il letto con le lenzuola pulite.

“Devi imparare ad alzarti e andare al gabinetto, quando ti scappa la pipì!”.

Andrea tiene gli occhi bassi per la vergogna e trattiene le lacrime, gli sembra di sentire le risate dei bambini che abitano di fronte.

D’ora in poi si alzerà mille volte, pur di non vivere più quell’umiliazione.

Angela osserva le scarpe di Babbo Natale. Sono identiche a quelle di papà. E anche la voce somiglia molto a quella di papà.

La mamma, però, le ha assicurato che Babbo Natale non è papà, ma un vecchio solitario che porta i giocattoli ai bambini buoni.

Angela sa di non essere stata molto buona, eppure a lei Babbo Natale quest’anno ha portato una bambola grande con tutto il corredino.

Invece a Cecilia, la figlia della colf, ha portato soltanto dei dolcetti con una bambolina piccola piccola, che si è rotta subito. È un regalo davvero brutto, pensa Angela. Babbo Natale dev’essere molto vecchio e perciò anche molto distratto, perché Cecilia è una bambina bravissima e sta sempre ferma in un angolo ad aspettare che la mamma finisca di lavorare, senza disturbare nessuno.

“Alzati e fai sedere papà!”

“Ma c’ero prima io…”

“Non importa, papà è grande e ha più diritto di te di stare seduto in poltrona.”

“Ma può sedersi sull’altra poltrona…”

“Avanti Matteo, smetti di fare lo stupido e alzati! Altrimenti prenderai anche un bello schiaffo!”

“Ma tu e papà dite sempre che chi arriva prima: si prende il posto…”

“Ora questo non c’entra, i bambini devono imparare a rispettare i grandi.”

“Ma perché i grandi non devono rispettare i bambini?”

“Insomma, basta!!! Quante storie! Se non ti alzi subito, vengo lì e te le suono di santa ragione!!!”

 

Per ogni approfondimento visita il blog della Dott.ssa Carla Sale Musio

http://carlasalemusio.blog.tiscali.it

 

 

photo Veronica Carozzi

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Creato su WordPress.com.

Su ↑

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: