GLI AGNELLI

Cinque , sei , sette: c’erano tutti. Il servo pastore  li contò di nuovo. Erano agnelli, nati di recente.  Il ragazzo si incamminò con loro verso il paese, accompagnato da due cani, robusti e attenti. Il tragitto non era eccessivo. I piccoli si lasciavano guidare docilmente; camminavano vicini, accennavano a giocare, curiosi di tutto.

Non sapevano di andare a morire.

Le piogge erano state potenti e avevano modificato il percorso: in vari tratti il sentiero era invaso dal torrente, che scorreva docile prima del maltempo. Il ragazzo e il suo drappello di animali erano costretti a camminare con lentezza e talvolta addirittura a fermarsi. Fortunatamente il villaggio era vicino: il servo pastore doveva portare al macello gli agnellini. Al ritorno avrebbe recato al padrone i denari per la vendita degli animali uccisi.

Era la prima volta che gli veniva affidato quel compito e pensare agli agnelli morti lo opprimeva.

Li aveva visti nascere, sollevarsi faticosamente sulle zampe, acquistare piano l’equilibrio, cercare la madre e riconoscerla tra le altre, con una dedizione che lo commuoveva. Lui la madre l’aveva avuta, ma per così poco che la ricordava appena. Avevano detto che era partita ma, ancora bambino, lui aveva capito cosa fosse quel viaggio. Gli restava di lei una sensazione: il volto che sfiorava il suo e la dolcezza dei capelli che quasi lo accarezzavano. Era passato del tempo, ma vedere gli agnelli riconoscere la madre gli riapriva dolorosamente il ricordo e avrebbe dato molto della sua giovane età  per essere come loro: ritrovare la madre e correrle incontro, pieno di gioia.

Il fango scivoloso rallentava il cammino: bisognava fare attenzione. Uno dei piccoli, più vivace degli altri, si spinse d’improvviso verso l’acqua, attratto da un ramo trascinato via. Le zampe non lo ressero: cadde nel torrente, veloce e limaccioso. Il ragazzo non ci pensò due volte: il pastore, proprietario del gregge, gli aveva affidato quegli animali e lo avrebbe cacciato se lui fosse stato incapace. Si gettò nell’acqua gelida, vincendo il ribrezzo per il fango torbido e cercò affannosamente di raggiungere l’agnellino. Quello, disperato, cercava di salvarsi, ma annaspava e resisteva a fatica.

Tese a stento il braccio e riuscì ad agguantare l’animale, che cercò di divincolarsi con le poche forze rimaste: il ragazzo ingurgitò acqua fangosa, prese a tossire, si sentì soffocare. Prima di abbandonarsi, vide l’agnellino accanto a sè, il muso ormai quasi immerso nell’acqua.

Non capiva quanto tempo fosse passato, non riusciva a ricordare. Seppe solo di trovarsi sul margine della strada, all’asciutto. Accanto a lui l’agnello, scuro di fango e malconcio, ma vivo e belante.

Poco oltre i due cani, sporchi anche loro, si scrollavano con energia l’acqua di dosso. E ancora, i sei agnellini, l’uno accanto all’altro.

Lui non riusciva a capacitarsi: guardò i cani che gli si accostarono entusiasti, agitando le code. Certamente i due animali avevano salvato lui e l’agnello, ma il ragazzo si chiedeva come fosse accaduto. Ricordò solo che stava affogando e accanto a lui l’agnello quasi esanime.

Con insistenza cercò di raccapezzarsi e d’improvviso la mente gli si aprì: ricordò che nel momento in cui esausto si era arreso all’acqua scura, gli era parso di avvertire una presenza. Poi, due braccia, stringendolo forte, l’avevano portato in alto, verso la luce.

Infine, ma solo per un istante, gli era apparso un volto, ridente e luminoso. E una morbida carezza di capelli gli aveva sfiorato il viso.

Solo dopo, i corpi energici dei cani avevano sospinto lui e l’agnello fuori dal torrente.

Stupefatto, il pastore li vide rientrare: il ragazzo, i due cani vigorosi e i sette agnelli, uno dei quali piuttosto incerto sulle zampe. L’uomo stava per montare su tutte le furie, ma il ragazzo lo pregò di ascoltare l’accaduto. Il raccontò stupì il pastore, che accarezzò i due cani e si compiacque di avere animali così valorosi.

Poi batté sulla spalla del servo pastore, quasi con affetto: il giovane aveva rischiato di morire per salvare un animale che neppure gli apparteneva.

Il ragazzo, allora, prese una decisione: si offrì lui di comprare gli agnelli, pagandoli con il proprio lavoro. Quegli animali sarebbero stati suoi: così  gli avrebbe salvato la vita, pensò, e li avrebbe accuditi con gioia.

A quella proposta il pastore non ebbe nulla da eccepire. In fin dei conti – rifletté tra sé – lui in realtà non ci perdeva proprio niente.

Ma quello che il ragazzo non raccontò all’uomo, e anzi non rivelò a nessuno, fu quanto gli era accaduto davvero: quel volto luminoso intravisto nell’acqua torbida, le braccia strette sul corpo di lui, quasi come a cullarlo, e la morbida carezza dei capelli.

Proprio come nei suoi ricordi di bambino.

Quel fatto prodigioso lo accompagnò per il resto del suo tempo: ci pensò sempre con stupore incantato.

E la dolcezza struggente che avvertiva, la nascose nel segreto del cuore.  

Proprio come un gioiello prezioso custodito in fondo a uno scrigno.

 

di Gloria Lai

 

photo: Veronica Carozzi

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

w

Connessione a %s...

Creato su WordPress.com.

Su ↑

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: