IL BUIO OLTRE IL CUSCINO II PARTE – Onirocronache

Si dice che il sonno sia una piccola morte, un infinitesimale intervallo di tempo tra le lotte quotidiane che compongono l’esistenza.

Questo “piccolo intervallo” in realtà costituisce un terzo di tutta la nostra vita ed il rapporto con esso si evolve durante la nostra crescita.

Da piccoli ad esempio si fa fatica ad abbandonarsi al sonno, a dire addio ai giochi e alla luce del giorno; solitamente i bambini hanno due alternative: lottare con tutte le loro forze e risvegliarsi al mattino dopo magicamente a letto, ritrovandosi inesorabilmente sconfitti, oppure accogliere il sonno docilmente in attesa del bacio di mamma e papà e della loro favola della buonanotte. Io appartenevo indubbiamente alla prima categoria.

Le favole hanno origine antichissima; fanno parte di quei riti che sono nati con l’uomo e con esso si estingueranno, tradizioni create da una manciata di ominidi che cercava di scacciare bestie e demoni notturni alla luce di un fuoco, facendosi forza a vicenda.

Usanze che sono arrivate sino ai giorni nostri, trascendendo la tradizione orale e, perché no, l’evoluzione stessa.

Tutti noi conosciamo delle storie: storie che abbiamo amato, legate a quel modo di scacciare le paure notturne così familiare alla nostra specie. Nonostante ciò “in tutto il mondo non c’è nessuno che sappia tante storie quante ne sa Ole Chiudigliocchi.”

Ole Chiudigliocchi, all’anagrafe Ole Lukoie, è uno dei tanti personaggi della tradizione popolare (in questo caso danese) legato all’immaginario onirico, riportato alla “ribalta” da Hans Christian Andersen a metà del 1800.

È un racconta storie, che vaga nella notte giungendo nelle case dei bambini meritevoli per raccontare loro innumerevoli storie meravigliose; si dice che spruzzi poi latte tiepido sui loro occhi per indurli al sonno e regalare loro sogni bellissimi. Si può dire che sia l’antica versione del Sandman moderno, Eterno del sonno e dei sogni che induce a dormire spolverando gli occhi delle sue “vittime” con la sua sabbia magica (da qui il nome uomo di sabbia).

Ole Chiudigliocchi ha anche un fratello, Ole Chiudigliocchi Morte, che si dice prenda con sé bambini e anziani, adulti ed infanti indistintamente e che, nel portarli via per sempre, racconti loro storie bellissime – o terrificanti, a seconda della loro condotta in vita.

Viene naturale associare Ole Chiudigliocchi e il fratello Morte a due divinità molto più antiche, anch’esse fratelli, figli di Erebo e della Notte,  direttamente provenienti dalla mitologia greca: Hypnos eThanatos, rispettivamente Sogno e Morte, divinità dalle grandi ali nere, aventi fondamentalmente le stesse caratteristiche delle due figure popolari danesi.

Questa necessità dell’uomo di associare al sonno e ai sogni personaggi percepiti come reali – angelici o demoniaci che siano – è la prova di quanto l’essere umano sia attratto e affascinato dalla notte e di quanto ne sia turbato al tempo stesso, giustificando azioni prettamente notturne (ad esempio i sogni) come effetti della presenza di queste entità soprannaturali figlie della notte.

Un esempio pratico di questa necessità è la mitologia legata ai sogni; o, meglio, agli incubi.

Chi di voi non ha mai fatto un incubo? Tutti noi, almeno una volta nella vita, ci siamo svegliati urlando in preda al panico nel cuore della notte, avendo sognato qualcosa di terrificante.

La conoscenza degli incubi ha origine antica, risale all’epoca romana; l’epoca delle Succubi, figure di spicco della schiera demoniaca direttamente collegate alla sensazione di soffocamento tipica di molti brutti sogni.

Secondo la leggenda gli Incubi (INCUBUS) di genere maschile e le Succubi (SUCCUBUS) di genere femminile starebbero appollaiati sul petto delle loro vittime, comprimendone il respiro, e seducendoli finirebbero per giacere con loro.

Tuttavia, essendo questa tipologia di demoni impossibilitata a procreare, agirebbe in modo da poter rubare alle proprie vittime le secrezioni vitali; le Succubi, nel giacere con gli uomini ruberebbero loro lo sperma che poi gli Incubi introdurrebbero nelle donne, generando così nuova vita che, secondo la leggenda, avrebbe dato natali a grandi personalità storiche quali ad esempio Romolo e Remo, Alessandro Magno o perfino Merlino.

Tra le Succubi è da citare la prima donna, Lilith, sposa ripudiata da Adamo; personaggio poi diventato demoniaco a causa della sua indole ribelle e libertina che le avrebbe permesso di rivoltarsi al volere del marito.

Dunque, in un modo o nell’altro tutti questi personaggi, nonostante le diverse provenienze temporali e geografiche, sono legati all’immaginario onirico e tentano di spiegarne il significato.

Tutt’oggi non si sa ancora effettivamente quale sia il ruolo dei sogni; nell’antica Grecia si diceva avessero funzione risanatrice: i malati soggiornavano per alcune notti nei templi di Esculapio, dio della medicina, e tramite il sonno definito “Incubazione” ed i sogni, giungevano ad una guarigione.

In altre occasioni si pensava fossero un veicolo per i messaggi degli dei, tanto da parlare di sogni profetici sia nell’età classica, che in testi sacri della portata di Antico e Nuovo Testamento o del Corano (Visioni oniriche di Maometto).

Partendo dal termine greco Oneiros (sogno) inoltre, Artemidoro nel suo “Libro dei Sogni” diede tre etimologie che andrebbero a spiegare la natura e la funzione dei sogni; la prima “To on eirei” cioè ciò che dice l’essere, ciò che è già implicito nello svolgersi del tempo e che avverrà; la seconda “Oreinei” cioè ciò che agisce sull’anima plasmandola; la terza analizza la comprensione del nome “Iro” nella parola oneiros, Iro era il mendicante di Itaca, colui che andava ad annunciare messaggi quando lo mandavano.

Dunque Artemidoro andò un po’ a riassumere nella parola stessa sogno i significati di premonizione, messaggio degli dei e guida nell’azione di tutti i giorni.

Al giorno d’oggi i sogni sono visti più con funzione di riprogrammazione dei processi cognitivi, come una sorta di pulizia dalle esperienze accumulate durante il giorno e spesso come campanello d’allarme nel caso di presenza di patologie soprattutto mentali: c’è infatti un rapporto diretto tra malattie quali la schizofrenia e gli incubi, strettamente legati a situazioni di emergenza come ad esempio incendi o terremoti.

Famosissimo è il lavoro di Freud sull’interpretazione dei sogni e quindi sull’analisi delle libere associazioni di idee, utilizzate per accedere a significati inconsci della psiche limitando l’attività della ragione e quindi i vari gradi di censura direttamente dipendenti.

Lasciatemi dire tuttavia, indipendentemente da tutte le teorie scientifiche e comprovate, che i sogni sono un mezzo di espressione e d’ ispirazione potentissimo.

Sono la parte migliore di noi, quella nella quale riusciamo meglio; e allo stesso tempo la parte peggiore, quella marcia ed oscura che non osiamo rivelare alla luce del giorno per timore o vergogna.

I sogni mostrano la nostra vera natura – esattamente per come essa è – e la nostra dualità;  ne rimangono i custodi, i confessori dei nostri più intimi segreti, senza i quali, probabilmente, finiremmo per impazzire.

 

di Nadia Caruso

 

 

photo di Dahila

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