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L’invidia s’insidia – II PARTE

L’invidia s’insidia – II PARTE

 

L’INVIDIA S’INSIDIA è stato il titolo del mio articolo pubblicato sul numero scorso della rivista 22 PENSIERI.

Era da tempo che sentivo la premura di trattare questo tema, per me così complesso, e finalmente ho trovato il coraggio di farlo, come sempre dal mio punto di vista, partendo quindi dalla mia vita. Considerata la difficoltà, al fondo appariva la scritta “To be continued”: l’argomento aveva ed ha bisogno ancora di essere sviluppato, compreso e capito dalla sottoscritta.
Proprio nell’ultimo periodo mi sono accadute cose che mai avrei creduto, a partire dall’aver dovuto “lasciare” la danza per dedicarmi completamente al lavoro. Non è stato facile prendere questa decisione, mi ci sono volute settimane e settimane, mi ritrovavo a piangere come una disperata, come se non avessi più nulla a cui aggrapparmi, come se tutto ciò che ero riuscita a creare mi fosse crollato completamente addosso. Potrei andare avanti ore a parlare di quel vuoto che questa decisione mi ha portato; un vuoto che so essere incolmabile e, soprattutto, irrecuperabile.
Ormai sono “grande”, come dice sempre papà e dunque devo prendermi le mie responsabilità, devo lavorare, mantenermi, creare la mia famiglia, insomma, tutto dovrebbe servire per il mio futuro.
Ma la mia gioia, quella poca gioia che mi dava danzare, dove la metto ora?
Tutto quello che ho cercato di fare, tutti i miei sacrifici, tutti i miei pianti, ora, dove sono?
Non odio la mia vita né la condanno per gli accadimenti che produce; semplicemente si tratta di quello che la mia persona è e ha fatto. Forse una conseguenza, brutta sì, ma perché?
Lo so, la domanda perché? è perennemente presente nei miei testi ma lo è anche nella mia vita quotidiana, da che mi alzo a che vado a dormire; evitare questa domanda sarebbe come non avere più aria per respirare. La mia esistenza è composta da perché e questa è una cosa che dico e ripeto sempre; è giusto che chi mi sta intorno sappia con chi ha a che fare. Non sono completamente trasparente, anzi, tutt’altro, ma non voglio che qualcuno poi possa rinfacciarmi di non averlo “avvertito”.
Non sempre è facile essere sinceri, ancor meno, forse (almeno per me), con se stessi.

Sono invidiabili i baci degli sconosciuti.
Sono invidiabili i bambini felici e sereni.
Sono invidiabili i sorrisi di chi ha ciò che desidera.
Sono invidiabili i corpi altrui che fin troppo spesso mi ritornano in mente.
Sono invidiabili i loro abiti e le loro case.
Sono invidiabili quelli che non hanno bisogno di “aiuti” esterni per “stare bene”.
Sono invidiabili quelli che sanno dire “no” o “basta”.
Sono invidiabili quelli che hanno coraggio.
Sono invidiabili le fotografie che ritraggono amicizie datate, persone che si conoscono da una vita e che, tutt’ora, restano insieme.
Sono invidiabili quelle vacanze in giro per il mondo che io non posso permettermi.
Sono invidiabili quelle persone che sanno cosa vogliono dalla loro vita.


Insomma, sono invidiabili tutti quelli che hanno ciò che manca a me.
Eppure, a me non manca l’intelligenza – che non è cosa da poco – e non mi mancano le passioni o quelle poche cose che so fare.

Eppure, il mio vuoto?

Il mio vuoto da dove arriva?

Come faccio a mandarlo via?
Nessuno può capirmi. Certo qualcuno forse può comprendermi, ma non capirmi. Perché nessuno può.
Esattamente come io non posso descrivere questo mio dolore così grande, così insano, così orribile.
È la mia insicurezza a mettermi in guardia. Perché io, lo ammetto senza paura, non so più cosa fare. Sono immersa nel mio caos più totale, confusa e delusa, da me e dagli altri, senza più riuscire a trovare una via d’uscita da questo incubo.
Magari fosse solo un sogno, magari. In realtà è proprio la mia vita che a tutti appare così semplice. È questa stanchezza immane che mi sta facendo rinchiudere di nuovo in me stessa; non riesco a liberarmene e, anzi, più cerco di scacciarla via più lei mi insegue.
Corro, corro più veloce che posso, ma sono stanca.

Sono stanca.

Tutto quel che sta al di fuori di me, mi appare come un miraggio.

In una giostra della quale io non possiedo il biglietto.

 

To be continued.

 

 

testo e foto di Veronica Carozzi

 

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