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Quando mi si chiede cosa mi spinga a scrivere.

Quando mi si chiede cosa mi spinga a scrivere.

Ho scritto e cancellato più volte, ogni volta convinta di non essere stata sincera fino in fondo.  Certo mi piacerebbe poter dire di essere motivata da nobili fini, ma quasi mai è così, e un po’ diffido di chi sostiene il contrario.

Forse, quello che mi spinge a scrivere è dare voce a chi non ne ha, creare una rete di discussione e di riflessione intorno a me. Molto spesso è così, ma non è solo questo.
Ognuno di noi scrive per essere letto; ognuno di noi è convinto, in cuor suo, di poter scrivere qualcosa di originale, qualcosa che nessuno ha ancora scritto.

Ognuno di noi è certo di meritare la pubblicazione e di essere portatore di verità assolute. Ma non è ancora tutto.
È la rabbia, a volte.
Sfuggire a una realtà che non riconosco come mia.
La perdita: non so dimenticare, è qualcosa che non ho mai imparato a fare.
La solitudine, quella che ti avvolge e ti culla con voce di sirena, irresistibile.
Scrivere è consegnarsi incondizionatamente al lettore e, allo stesso tempo, pretendere da lui quella stessa resa.
Le infinite possibilità che ti offre un foglio bianco insieme alla vanità delle parole. Parole da salvare, da plasmare, da rendere uniche.
E poi i segreti. Ci sono cose che non si possono dire, perché troppo vere o troppo dolorose. Allora bisogna scriverle, magari nascondendole in un racconto o in una poesia.
Dare un senso al mio essere irrequieta; cercare continuamente risposte a domande magari inutili, e non accontentarmi mai di essere prigioniera di uno stereotipo.
Ecco cosa significa per me scrivere.

 

di Mafalda Serrecchia


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photo di Asia Sabatelli

 

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