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Odissea di un viaggiatore

Odissea di un viaggiatore

Odissea di un viaggiatore

(Ispirata a fatti realmente accaduti)

 

Cinque.

Poi dieci.

Poi quindici.

Arrivando a venti, mi rendo conto di quanto sia facile accumulare minuti di ritardo quando, per una volta, raggiungi la stazione ad un orario decente ed aspetti un treno, l’ennesimo.

Sulla banchina c’è una fiumana di signori distinti in valigetta di pelle che aspetta con me: un grigio Gange di pendolari incravattati alla luce di un sole fin troppo colorato.

Impreco sotto i denti, se continua così sarà l’ennesima coincidenza mancata e non ho ancora preso il treno.

Un signore, accanto a me, inizia a parlare tra il cespuglio bianco ed ispido che gli nasconde la bocca.

“Dove deve andare signorina?”

“Bologna.”

“Oh, capisco, stia tranquilla, prendo sempre questo treno, vedrà che durante il viaggio recupererà il ritardo.”

“Bene” gli rispondo, ma mi chiedo perché la gente abbia tutta questa voglia di parlare con una persona che ha gli auricolari alle orecchie e un libro agli occhi.

L’uomo barbuto non demorde.

“E cosa farà a Bologna? Va a trovare il fidanzato?” tenta di ammiccare, e male perché un ciuffo di capelli scurissimi gli finisce davanti agli occhi e lo ricaccia indietro con fare da playboy d’altri tempi, rivelandone le radici unticce e vistosamente bianche.

Se è un tentativo di abbordaggio sinceramente non lo sto capendo.

Il mio sopracciglio comincia ad alzarsi.

“Ho la coincidenza per Torino” rispondo, con un tono che non ammette repliche.

“Oh, che bella Torino, posso venire con lei?”

La mia faccia è un unico, gigantesco, cubitale NO.

Per fortuna arriva il treno, faccio un cenno di saluto al tinto tizio tedioso giusto per educazione, e mi disperdo tra i passeggeri in salita.

Carrozza 8.

Posto 6D.

Occupato.

È il tuo posto?

Un signore anziano, sull’ottantina, mi sorride allarmato e fa per prendere la sua roba.

“Non si preoccupi, mi siedo qui davanti” lo tranquillizzo.

Posando la valigia mi accorgo dei cappelli piumati nella cappelliera, posti uno accanto all’altro con tutta la cura del mondo. Guardando in basso mi ritrovo circondata da ex alpini tra i settanta e i novant’anni. Quello seduto davanti a me ha dei jeans stinti e un paio di occhiali da sole neri alla blues brothers, scorre la rubrica del cellulare tenendo lo schermo sotto una lente d’ingrandimento, non ne vedevo una da almeno dieci anni.

 

“Signorina vuole favorire?”

Uno degli alpini, il più giovane, mi allunga un panino con solo Dio sa cosa dentro, sembra pronto ad esplodere, tanto è imbottito.

“No grazie, ho il pranzo in borsa” gli dico, e mi salvo.

Hanno almeno tre o quattro buste di cibo, una più piena dell’altra. Il più giovane distribuisce. Passa un panino a quello che sembra il più anziano, e poi passa la busta agli altri. Poi è il turno del vino, tirano fuori una bottiglia di bianco frizzantino e io rifiuto anche questo, ridendo.

Alla frutta, il signore con la lente d’ingrandimento mi guarda ed esclama: “Gioventù, la frutta fa bene!

Gli altri scoppiano a ridere e io non posso che accettare la mela gialla che mi passano.

Noto subito un coltellino svizzero piantato nel mezzo.

Dopo la frutta, finisco per accettare anche il vino, facendoli ancora più contenti.

Il signor Modesto, l’uomo con la lente d’ingrandimento, comincia a raccontarmi la sua vita, della sua amica Maria che vive anche lei in Piemonte, di come sia stato in America, Australia ed Egitto.

Io pendo dalle sue labbra baffute, è un oratore incredibile.

Sai” mi dice “molti di noi hanno fatto la guerra, alcuni anche la prima, e adesso tentano di disfarsi di noi, siamo solo poveri vecchi ma daje! Alpino una volta Alpino per sempre!

A quel punto l’applauso scoppia fragoroso!

Io continuo ad ascoltarli e a bere con loro, quasi scordandomi di dover scendere alla stazione di Bologna.

“Sei una ragazza in gamba” mi dice Modesto salutandomi “mi dispiace che tu non sia mia nipote…

Lo abbraccio forte e scendo per prendere la coincidenza.

Ho la vista un po’ appannata, ma dubito che sia il vino.

 

di Nadia Caruso

 

photo: Asia Sabatelli

 

 

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