L’elemosina

Quella sera, mentre tornavano con gli amici verso la macchina, lei incroció una signora anziana dall’età su per giù simile a quella della madre.

Era lì, appoggiata ad un bastone, la mano tesa; chiedeva qualcosa ai passanti, ma a voce bassa, quasi come se temesse di disturbarli.

Il suo gruppo la ignoró. Anzi, peggio, la umiliò passandole di lato e alzando il viso con piglio di superiorità. Lei, notando il loro atteggiamento, abbassó lo sguardo e si fissò le scarpe. Si vergognó per loro e anche per se stessa.

Cosa siamo diventati se, davanti ad una donna anziana, reagiamo con fastidio come se fosse nulla?

Fece un paio di metri e poi si fermó.

Non poteva andare oltre. Sentì che, se l’avesse fatto, poi non avrebbe potuto più essere la stessa.

Tornó indietro, ignorando gli amici che la chiamavano. Si frugò febbrilmente nelle tasche, alla ricerca di qualcosa.

La donna era ancora lì dove l’aveva lasciata poco prima, in un angolo buio di un supermercato pieno di luci e di vita. Stava di spalle, intenta a guardare la fredda schiena del mondo.

Si avvicinó piano e le appoggió qualcosa sopra al palmo della mano, stringendolo poi delicatamente.

Scusami – le disse con imbarazzo – non ho altro.

Dopodiché, senza pensarci neanche un attimo, le diede un bacio.

La donna, dopo un primo momento di stupore, la guardó negli occhi e, sorridendole dolcemente, mormoró un grazie che scaldó il cuore della ragazza dal freddo gelido che sentiva.

Ancora un attimo e la ragazza voltó le spalle per tornare dai suoi amici, che erano fermi nel punto di prima.

Cosa sei andata a fare da lei? – le chiesero.

Lei sorrise solamente.

Le ho dato un bacio e quella donna non saprà mai che, tra le due, sono io ad aver ricevuto l’elemosina. – avrebbe voluto rispondere.

Ma non lo fece.

Non avrebbero capito che esiste qualcosa di peggio della povertà: ed è l’indifferenza.

Per quella, non c’è elemosina che tenga.

 

testo e foto di Ketty D’Amico

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