Facciamo che io ero

(Nina)
Sto svanendo. Posso ancora vedere il mio volto allo specchio.
Gli occhi registrano però una leggera distorsione, la stessa sensazione che si ha guardando l’asfalto infuocato in un giorno d’estate.
Oggi è scomparso l’occhio destro. È sparito anche un pezzo di torace.

Forse ho trovato dov’è l’anima, ma non mi va di raccontarlo, non saprei nemmeno a chi.

È strana la vita quando tutte le certezze spariscono.
Ti sei sempre fidata delle tue sensazioni e hai seguito le tue convinzioni, a volte senza curarti di chi o cosa ti lasciavi alle spalle.

Hai sempre creduto che quello che facevi per gli altri – ciò che hai dato e costruito negli anni – sarebbe bastato per farti capire.

Hai sperato comprendessero che stai cambiando, che sei in difficoltà e piena d’incertezze.

“Adesso è sparita anche la guancia destra e il buco al torace si è allargato.

Credo fosse proprio lì, l’anima.”

Ti ripeti che è stato necessario, ma questa consapevolezza non rende meno dolorosi i cambiamenti e le scelte.
Hai esagerato, ma è sempre così: tu sai vivere solo in questo modo. Non puoi chiedere agli altri pazienza e comprensione se tu non l’hai mai avuta, se hai sempre spinto sulle tue emozioni e non hai dato tregua a chi ha provato a seguirti.

“Tutta questa confusione che sento è dentro di me o intorno?

Sono sparite anche le orecchie…”

Pensi al rispetto, non credi di ricordarne il significato. Provi pena per chi lo pretende e non ne ha per nessuno. Ti hanno detto che l’età non fa morire i desideri, ma solo l’ansia e l’eccitazione che li accompagnano.

“Rido. Devo essere impazzita. Sto svanendo e provo pena per chi mi ha fatto del male.

Pensare che l’età aiuti a calmare i tuoi demoni è una grande idiozia. Non è vero che svaniscono l’eccitazione e l’ansia. Sono io che svanisco, ormai non vedo più tutta la parte destra.

Devo sbrigarmi. È tardi.”

Ti fermi in mezzo alla stanza, stupita. Il dolore ti piega in due.

Piano, cammina piano.

Appoggiati là sul lavandino, non cadere.

“Tre anni, sono tre anni e io non sono mai venuta a cercarti. Non ho mai portato un fiore sulla tua tomba e non parlo mai di te. Devo uscire, è tardissimo…”

Sul portone di casa ti accorgi che ormai si vede solo la mano sinistra. Ti senti chiamare. Ti volti.
“Ciao Nina”. È Rita. Abita al terzo piano; è una ragazza giovane e simpatica.
“Ciao Rita!” Sorridi.
”Senti, ieri sera ci siamo tanto divertiti, mio marito dice che sei una donna eccezionale, brillante e sempre sorridente. Sabato abbiamo deciso di star fuori con degli amici. Se ti andasse di venire noi ne saremmo felici!”.
“D’accordo, allora ci vediamo sabato”.
” Salgo io a chiamarti, d’accordo!?”
“D’accordo…”.

“Mi guardo sparire anche la mano sinistra.

Sono svanita e nessuno se n’è accorto.”

 

di  Mafalda Serrecchia

PAGINA FB Mafaldasonoio

 

photo Dahila

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