OPERAZIONE ANTHROPOID, LA MISSIONE DAL VOLTO UMANO

L’operazione Anthropoid è stata una missione militare con lo scopo di uccidere il generale delle SS Reinhard Heydrich durante la seconda guerra mondiale. Il titolo dato a questo titolo e conseguentemente alla vicenda, rimarca la missione del volto umano, che vuole effettivamente rimarcare la disumanità del generale.

Dopo due anni dallo smembramento della Cecoslovacchia, Heydrich fu mandato a Praga in qualità di comandante dei territori già occupati dal Reich e a seguito dell’insurrezione del popolo ceco del 28 ottobre 1939 venne mandato per soffocare ogni possibile tentativo di resistenza da parte dei cechi.

Si instaurò un regime di terrore, tanto che Heydrich venne soprannominato Il boia di Praga, e le uccisioni che ne conseguirono furono totalmente indiscriminate. In conseguenza a quanto accadeva, il governo ceco dovette trovare una nuova sistemazione in esilio, a Londra, per cercare di attuare una risposta militare in difesa.

La Royal Air Force (RAF) britannica addestrò dei paracadutisti cechi in Scozia dal 1941 per questa azione. C’era il gruppo Anthropoid, composto dai caporalmaggiori Jan Kubiš e Jozef Gabčík, che aveva come obiettivo l’eliminazione di Heydrich, e il gruppo Silver A, di cui facevano parte il tenente Alfred Bartos, il caporalmaggiore Josef Valcik e l’appuntato Jiri Potucek, il cui scopo era il supporto ad Anthropoid con spionaggio, attraverso la Resistenza Nazionale Ceca.

L’attentato venne eseguito il 27 maggio 1942. Heydrich si stava recando in ufficio, quando, prendendo la solita strada, in un punto del tragitto , in cima ad una salita percorsa anche dai binari del tram, la via Holesovickach, presenta un angolo retto, dove le auto sono obbligate a rallentare. Dopo un segnale convenuto, Gabčík aveva provato a sparare con il mitra, ma si inceppò. Heydrich, compreso quanto stava accadendo, estrasse la pistola. Un secondo uomo, Kubiš, gettò una bomba sotto l’automobile, una Mercedes-Benz 320 decapottabile, facendola saltare in aria. I due occupanti pur contusi, si gettarono sulla carreggiata facendo fuoco contro gli aggressori che si diedero alla fuga, convinti che l’attentato fosse fallito.

Heydrich morì in ospedale il 4 giugno 1942 di setticemia.

Il generale Kurt Daluege prese il posto di Heydrich, scatenando un terrore senza fine. Furono uccise moltissime persone e fu annunciata una ricompensa ingente a chi avesse aiutato a trovare gli esecutori materiali dell’attentato. Per rappresaglia fu raso al suolo il villaggio di Lidice e le sue stesse rovine livellate come se non fosse mai esistita. 173 uomini perirono nelle fucilazioni di massa e 195 donne immediatamente deportate al campo di concentramento di Ravensbrück.

Prima di eseguire l’attentato, ci si pose il problema di dove i paracadutisti potessero nascondersi. A ciò doveva pensare Petr Fafek, che lavorava nella lega contro la tubercolosi. Nello stesso ufficio lavorava Jan Sonneved, capo del Consiglio della Chiesa Ortodossa di Cirillo e Metodio di via Resslova, a Praga. Fafek chiese a Sonneved dove poteva nascondere i paracadutisti. Tutti pensavano fosse compito della Resistenza nazionale Ceca. Parlando con il prete ortodosso Vladimir Petrek, seppero che c’era una catacomba all’interno della chiesa di San Cirillo e Metodio, e attraverso una persona in contatto con i paracadutisti, Jan Zelenka-Hajsky, decisero di rifugiarli nella catacomba.

La chiesa in cui si rifugiarono gli attentatori di Heydrich

Tutti si prestarono ad aiutare i paracadutisti: il prete superiore Vaclav Cikl, il sacrestano Vaclav Ornest e il vescovo Gorazd Matej Pavlik, anche se questi ultimi seppero molto tempo dopo che erano riparati nella catacomba. Ma la pressione del terrore a cui fu sottoposta la città fu tale, che uno dei paracadutisti tra gli ultimi arrivati, Karel Čurda tradì. Egli non era a conoscenza del rifugio nella catacomba, ma confessò diversi altri dettagli, sufficienti a consentire ai tedeschi di risalire alla chiesa dove erano nascosti. Il 18 giugno 1942, due battaglioni di SS (tra cui 360 SS di Praga), circondarono la chiesa, confrontandosi contro i sette paracadutisti alle 2:00 di notte. Gli ordini erano quelli di catturarli vivi. Opalka, Kubis e Bublik si difesero dal patio della chiesa fino alle 7:00 di mattina, per salvare gli altri quattro nascosti nella catacomba. Perirono tutti e tre, ma i tedeschi si accorsero del rifugio nella catacomba riprendendo quindi l’assalto. I paracadutisti si difesero fino all’ultima pallottola, con la quale si suicidarono per non cadere vivi nelle mani dei tedeschi.
di Ludovico Salemi

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