IL SOFTWARE LIBERO – parte seconda

RUBRICA OPEN INFORMATICA

 

IL SOFTWARE LIBERO – parte seconda

 

Linus Torvalds è un programmatore, sviluppatore informatico e blogger finlandese. La sua popolarità è dovuta soprattutto per aver creato il cuore pulsante del sistema operativo GNU/LINUX. Infatti, quest’ultimo, prende il nome dal kernel, così definito: costituisce il nucleo, ovvero il software avente il compito di fornire ai processi in esecuzione sull’elaboratore un accesso sicuro e controllato all’hardware (componenti elettronici fisici: processore, memorie, periferiche, etc.).
Quando ho esordito con il primo articolo dedicato a Richard Stallman, ho parlato di codice aperto, di libertà. Tutto questo confluisce in una soluzione concreta, atta a definire la filosofia di Stallman: non a caso egli creò il sistema operativo GNU, ideato nel lontano 1984, allo scopo di ottenere un sistema operativo completo utilizzando esclusivamente software libero.
(Solo una precisazione: la parola GNU si pronuncia “gn-nù” e non “gnu” per non confonderlo con l’aggettivo inglese “new”).
Nel 1992 il Sistema GNU ebbe al suo interno un editor, l’Emacs, un compilatore GCC, con funzioni di ottimizzazione e la maggior parte delle librerie e delle utility di un sistema UNIX standard. Era praticamente completo, ma non ancora pronto il kernel chiamato GNU Hurd. Si decise allora di abbinare il software GNU al kernel Linux per creare un unico sistema chiamandolo GNU/Linux. Il kernel Linux venne scritto per la prima volta nel 1991 e distribuito sotto la licenza GNU/GPL.
La popolarità di Linus Torvals crebbe a seguito di una disputa di carattere tecnico con il professore Andrew Tanenbaum. Questi creò un altro sistema operativo per fini didattici, il MINIX, molto simile a Unix, che poteva essere eseguito su di un comune personal computer. Tale sistema operativo veniva distribuito con il codice sorgente, (l’insieme di algoritmi che funzionano e svolgono le implementazioni di qualsiasi natura per il naturale svolgimento delle operazioni) ma la sua licenza di distribuzione vietava di apportare modifiche al codice senza l’autorizzazione dell’autore. Questo concetto funziona esattamente come il copyright: immaginate di voler effettuare alcune fotocopie di un libro e deciderne di rielaborarne il testo contenuto in esso per poi farlo vostro. In ogni opera che si rispetti trovate sempre l’avvertimento che tutti i diritti sono riservati. Questo implica un’impegno tacito da parte di chiunque, nel rispetto dell’opera. Ogni richiesta di qualsiasi natura va sempre comunicata all’autore, affinché possa autorizzare o meno tutte quelle azioni morali e concrete che si decidano di fare.
Se ricordate quanto avevo scritto nel primo articolo (http://www.vingtdeuxpensees.eu/il-software-libero/) la distribuzione del codice sorgente deve essere affiancato alla licenza GPL. Una delle priorità è quella di rilasciare il codice sorgente e di poter applicare qualsiasi modifica. Il copyleft fa capo a suddetta priorità.
Torvalds inoltre ha assunto posizioni aperte nei confronti di licenze di altro genere, sia di tecnologie osteggiate dai sostenitori del software libero.

“Non ho lanciato Linux come progetto collaborativo. L’ho fatto solo per me stesso […] L’ho reso pubblico, ma non avevo alcuna intenzione di usare la metodologia open source. Volevo solo avere commenti sul mio lavoro.”
Intervento alla TED Conference.


La neutralità con cui si pone nelle dispute tra programmatori gli è valso il soprannome di dittatore dello stato libero di Bananas. Torvalds ritiene infatti che solo il tempo e gli utilizzatori del software possano dichiarare un codice migliore di un altro.
Questa flessibilità di pensiero, molto aperta al futuro, presuppone libertà incondizionata, inviolabile e aperta a qualsiasi scenario.

 

di Ludovico Salemi

 

(photo dal web)

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